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Elogio del cacciatore?

Incidenti stradali e danni all’agricoltura causati dagli animali selvatici: l’unico rimedio è il fucile?

Serie di attacchi soft, in questi ultimi mesi, ad una concezione di ambiente e natura divenuti ormai patrimonio dell’abituale modo di pensare di tutti. Attacchi non coordinati e senza accenti accesi, ma sufficienti ad insinuare una rappresentazione della natura non come valore assoluto bensì relativo, e a sminuire il ruolo negativo dei suoi antagonisti: inquinamento, urbanizzazione e caccia.

Si era partiti col rendere politicamente possibile la Val Jumela, poi con la richiesta delle associazioni venatorie di sparare in parchi ed aree protette; si era proseguito col roccolo di Dellai, poi con una serie di dati di fonte Eurispes sui gravi danni causati all’agricoltura da storni, cinghiali & company e da ultimo con qualche strano articolo sulla stampa locale: prima il bidone delle vipere rilasciate nei biotopi per bilanciare la fauna e poi con l’allarme strade a rischio per colpa di animali selvatici di grossa taglia.

Veramente curioso quest’ultimo: vi si sosteneva che il biotopo della Rocchetta, poco oltre Mezzolombardo, sta diventando un punto pericolosissimo per la circolazione stradale. Colpa di chi? Dei cervi! In pratica esso si sarebbe trasformato in un troppo comodo rifugio per questi ungulati da un quintale e più, che lì gozzoviglierebbero beati e protetti dalla legge, salvo uscirne in cerca di cibo sulle montagne circostanti attraversando maestosi la strada senza prima guardare a destra e sinistra.

L’articolista, assemblando "il viandante che si avventura lungo le tormentate vie della Val di Non", "frane, smottamenti e cedimenti di carreggiate lungo un’arteria inaugurata appena due anni fa ma che già denota vetustà", "il batticuore di chi percorre quel tratto di strada" e aggiungendovi come corollario i "cervi che non conoscono il codice della strada", ne conclude che i 300 metri di statale che costeggiano il biotopo tra il Rinassico e la Ceramica sono una trappola micidiale e che bisogna fare qualcosa! Contro chi?

Contro l’Anas per le tormentate vie e la vetustà? Contro automobilisti veloci e distratti? No, contro i cervi!

Se si creano le oasi faunistiche - argomenta il cronista - si cerchino anche i modi per salvaguardare l’incolumità di chi percorre quei tratti di strada. La soluzione in due parole: recinzione e sottopasso.

D’accordo, ma come la mettiamo coi cervi che attraversano la statale 500 metri oltre il Rinassico? E quelli che lo fanno a Caldes oppure a Storo o nel Tesino? Faremo i sottopassi per ungulati e affini ogni 500 metri con l’obbligo per gli stessi di usarli? Recinteremo e sottopasseremo tutte le strade?

E se recinzione, sottopassi e magari anche sovrappassi si dimostrassero insufficienti?

Saremo costretti a tener conto delle indicazioni del rapporto Eurispes: animali selvatici ormai troppi e troppo dannosi, invito a rivedere le posizioni ideologiche ed eccessivamente protezionistiche, elogio del cacciatore e riscoperta del fucile? Considereremo lo sparare un "servizio socialmente utile" se fatto in modo preventivo e pianificato e se all’interno di un progetto di controllo del territorio: il cacciatore non più nemico della natura bensì suo primo guardiano e difensore?

L’articolista del quotidiano locale non si è spinto a consigliare tanto ma alcune associazioni di cacciatori sì, proponendo se stesse come regolatrici a fucilate dell’eccessivo, pericoloso e nocivo proliferare di animali selvatici, finanche di quelli annidati in parchi, biotopi e aree protette.

Il riconoscimento di una tale esigenza sarebbe veramente il colmo dell’ironia! Qualche mese fa, infatti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha definitivamente sancito la supremazia del diritto di proprietà sul diritto di caccia: è vietato ai cacciatori entrare in un fondo privato senza il permesso.

Povero biotopo della Rocchetta! Annaffiato da appena sei mesi da 2,5 metri cubi d’acqua sottratti dopo anni di scontri alle concessionarie idroelettriche, si vede ora direttamente minacciato di recinzioni causa l’imprudenza e la maestosità di pochi cervi!

Qualche perplessità: prima di dar seguito ai consigli dell’Eurispes, non si potrebbe provare a catturare e spostare gli animali in eccesso in aree dove sono assenti o meglio sterminati da anni? Non si potrebbe considerare i risarcimenti per i danni all’agricoltura come incentivi elargiti della collettività per la difesa della fauna e indennizzare chi investe un ungulato pagando il conto del carrozziere? Non si potrebbero ripopolare i territori oltre che con animali graditi ai cacciatori anche con i loro predatori - linci (come quella di Roncogno), orsi (come i quattro sloveni), lupi (pare in arrivo dagli Appennini)? Favorire la nidificazione di rapaci? Insomma, rimettere la natura in condizione di autoregolarsi senza recintare o scomodare i cacciatori?

Caprioli travolti da auto non fanno più notizia da tempo e se è vero che l’anno scorso sono stati ben 10.000 in Italia gli incidenti causati da ungulati, altrettanto lo è che non sono segnalate vittime. A confronto, nella vicina Austria, chi investe un animale non solo non si vede consegnare come da noi la carcassa dell’animale in conto risarcimento, ma paga una multa salata.

La salvaguardia di un ecosistema in cerca di riequilibrio dopo decenni di caccia con 2 milioni di fucili ha i suoi costi: per favore ,un po’ di prudenza dove i cervi attraversano strade che attraversano boschi!