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La caccia socialmente utile

E’ della settimana scorsa la pubblicazione del rapporto Eurispes sulla fauna italiana. La situazione è definita buona per tutte le specie, in particolare per gli ungulati: ben 57.000 le specie presenti, pari ad oltre un terzo di quelle diffuse in Europa. Oggi semmai il problema è dato dai danni da essi provocati all’agricoltura: circa 155 i miliardi all’anno dovuti alla fame di cervi, daini, caprioli, tassi, lepri e pennuti vari.

La palma del più pernicioso va al cinghiale, per il quale pare non sia possibile nemmeno contestare l’utilità delle fucilate: soltanto quelle sono in grado di ridurne i danni e circoscriverne la proliferazione incontrollata. A lui è attribuita anche la diffusione di alcune malattie come la tubercolosi e la peste suina, nonché la distruzione di uova di fagiano e pernice rossa di cui è avido predatore.

Nefasti anche gli uccelli: passeri, fringuelli, storni, peppole, merli sono responsabili di guasti alle colture agricole quali uva, ciliegie, frumento, mele. I più voraci sono gli storni: pare che in Italia nidifichino da 1 a 3 milioni di coppie con relativa prole.

Affinché non ci siano malintesi, l’Eurispes fornisce una lista di danni precisa al milione: in Emilia-Romagna, per esempio, nel ’99 gli agricoltori hanno ricevuto un indennizzo di 984 milioni per danni prodotti dagli storni, di 655 milioni per le lepri e 529 per i cinghiali. Nelle Marche i danni sono ammontati ad 836 milioni, in Lombardia a circa 800. Non è dato sapere qui in provincia, ma si sa di risarcimenti per danni causati da orsi, cervi e caprioli.

Ovvia la conclusione dell’Eurispes: l’abbattimento selettivo è una risorsa perché consente di contenere i danni reali alle produzioni agricole e riduce l’impegno economico da parte di Stato, Regioni e Province. In pratica, più fucilate = meno tasse.

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