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E’ qui la festa?

Ci si consenta, per una volta, un po’ di retorica natalizia...

Gli stili di vita cambiano lentamente, e inesorabile subentra quindi l’abitudine alla novità: finisce che ci troviamo a fare o a subire, considerandole normali, delle cose che qualche tempo prima ci sarebbero parse insensate, ridicole o ripugnanti. Spesso, comunque, c’è poco da fare: ci troviamo di fronte alle piccole ricadute quotidiane di grandi mutamenti difficilmente contrastabili: come ad esempio la progressiva, ossessiva invadenza dei messaggi pubblicitari, con tutto quello che ci sta dietro.

Le feste di fine anno sono un caso emblematico di mutazione cultural-antropologica: l’aspetto religioso, che dovrebbe caratterizzare e che giustifica l’interruzione delle normali attività, è ormai da decenni diventato del tutto secondario, tanto che le geremiadi contro il Natale dello spreco consumistico (di per sé sacrosante) suonano ormai come un doveroso ma inutile esercizio retorico. Nella percezione corrente, fra Natale e Capodanno soprattutto ci si diverte. Ma come? E’ questo il punto.

Ecco qualche brano tratto dai quotidiani locali del 2 gennaio che raccontano gli esiti della prima ondata di rientri dei vacanzieri natalizi: "Odissea sulla strada: 30 chilometri in otto ore"; "Partiti stamattina alle 7 da Fai della Paganella, abbiamo raggiunto Andalo alle 12.30"; "Dopo le 17 il caos è diventato assoluto padrone di entrambe le corsie delle ex statali 43 e 42"; "A Ton i pompieri sono dovuti intervenire per portare del latte a un bimbo di 8 mesi che si trovava in macchina con la madre da più di 5 ore"; "Una signora è montata in macchina a Dermulo alle 15.15 ed è arrivata a casa alle 22.30 dopo aver percorso la bellezza di sette chilometri"; "Alle 17.15 sono usciti dall’autostrada e alle 20.15 sono ancora a Mezzolombardo: ‘Siamo diretti a Fai della Paganella. Speriamo di arrivarci prima di domattina’"; "Molti automobilisti partiti in mattinata da Marilleva e Vermiglio sono arrivati a Trento dopo 10 ore di viaggio"; "Da Campitello di Fassa a Moena era tutta una colonna…"

Non è andata molto meglio a chi ha creduto di sottrarsi alla bolgia scegliendo il treno: "Il treno è arrivato da Bolzano già pieno e in ritardo di 20’. A Trento è stato preso d’assalto dai vacanzieri, tanto che è rimasto fermo ben 40 minuti. Alla fine, tra imprecazioni, proteste e disagi, tutti i passeggeri sono riusciti a salire. Per calmare le acque sono dovuti intervenire gli agenti della polizia ferroviaria e delle volanti…"

Si obietterà che la gente che ha patito questi disagi li ha - appunto - patiti, cioè non si è affatto abituata a impiegare sette ore per percorrere sette chilometri. Giusto: probabilmente davano per scontato di metterci magari un’oretta, visto il periodo. E col tempo, immancabilmente, la loro soglia di tolleranza si alzerà ulteriormente.

Chi per scelta o per necessità è rimasto a casa, spesso ha festeggiato in piazza l’arrivo del nuovo anno; a Trento, in questa occasione, ancora non si è arrivati al clima da stadio che ormai caratterizza le grandi città, e che lascia in eredità all’alba del nuovo anno piazze lastricate di vetri di bottiglie. Arriveremo anche a questo; intanto accontentiamoci della crescente diffusione dei petardi. A parte la turista lombarda che ha perso un occhio, da noi non è successo niente di grave, ma il cronista dell’Adige ci fa capire che qualcosa di peggio poteva accadere, fra gruppi di ragazzini che lanciavano botti fra le gambe dei passanti, ed altri che tiravano proietti in aria.

In alcune località turistiche, poi, la modernità metropolitana è già arrivata. Una lettrice dell’Alto Adige lamenta: "Era quasi impossibile mettersi al riparo dalle raffiche dei razzi e delle girandole, spesso sparate all’altezza delle case… Sono stata costretta a tapparmi in casa e a chiudere le imposte aspettando che la tempesta passasse". Al che Franco de Battaglia commenta: "Altro che appelli alla pace e marce notturne con le fiaccole e i vescovi: c’è voglia di guerra nel nostro turismo, nei nostri paesi, nella nostra società". E a protestare contro questa abitudine "si fa la figura dei parrucconi barbogi e noiosi, poco in linea con la modernità. (…) Mi ha colpito… l’omologazione totale che ha colpito il capodanno: ovunque e solo fuochi d’artificio, con qualche rock di contorno, come se non ci fosse altro… Viene da pensare che assieme alla biodiversità il mondo… stia perdendo anche molta fantasia vitale".

Non voglia di guerra, magari: ma certo, come in discoteca o allo stadio, crescente ricerca di uno sballo rumoroso, poco sensato spesso anche alcolico e pericoloso.

E intanto al Punto d’incontro dicono: "Quest’anno abbiamo avuto una crescita del 45% delle persone che si rivolgono a noi. L’anno scorso in media avevamo 85 ospiti, quest’anno siamo a 124".

Nessuna facile retorica, ma è evidente che qualcosa non quaglia. E allora chi ha ancora fiducia che certe tendenze possano essere corrette si dia da fare. Gli altri, quanto meno, cerchino di ricordare, di non abituarsi, di non pensare che tutto questo sia normale.

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