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Ricordo di un amico

Gli amici di Andrea

Questotrentino, la redazione, i collaboratori vogliono essere particolarmente vicini a Carlo Nichelatti nel momento della perdita dell’adorato fratello Andrea. Carlo è il nostro grafico, che cura foto e disegni di QT; e il tecnico che con tanta professionalità e passione ha sviluppato il nostro sito su Internet.
Carlo è in carrozzella, e sappiamo di quale concreto aiuto, materiale ma soprattutto morale, gli sia stato il dinamismo, l’entusiasmo, il grande cuore del fratello Andrea.

Che Andrea possa riposare in pace. E che l’affetto dei tanti amici - e noi tra essi - possa sia pur di poco alleviare il grande dolore dei familiari.
In una chiesa gremita all’inverosimile giovedì 4 gennaio parenti ed amici hanno salutato per l’ultima volta Andrea Nichelatti. Andrea, ventisettenne di Povo, era stato travolto cinque giorni prima da una valanga nel gruppo della Presanella, sopra Madonna di Campiglio, durante una escursione scialpinistica. Con lui erano tre amici, che si sono salvati.

La notizia ha destato una grande impressione in tutto il paese di Povo, dove Andrea era molto conosciuto per le sue attività nella S.A.T. e per l’organizzazione di eventi sportivi e legati alla montagna.

Andrea era da poco tornato dal Portogallo, dove aveva raccolto materiale per la sua tesi di laurea in Ingegneria civile all’Università di Trento, dopo anni di studio in cui aveva sempre cercato di essere finanziariamente indipendente, svolgendo vari lavori. Il tema della ricerca era la rivalutazione del centro storico della città di Coimbra, dove era stato per undici mesi nel 1999 con il progetto Erasmus. La discussione della tesi era l’ultima tappa, dato che aveva sostenuto tutti gli esami.

La morte di Andrea è stata una grande perdita per molti, perché molti erano i suoi amici, non solo a Povo, ma anche nel resto di Italia, in Portogallo ed in Belgio. Alcuni hanno affrontato un lungo viaggio per essere presenti al funerale.

Andrea era una persona che ti conquistava, con la sua allegria e serenità. Non escludeva nessuno, non giudicava le persone, trovava qualcosa di buono in tutti, non portava rancore. Andrea aveva una grande energia, e contagiava chiunque gli capitasse a tiro con la sua passione per la montagna, per lo sci, per i viaggi. Aveva il dono di riuscire a tenere alto il morale, tra gli amici ed in famiglia, con la sua disinvoltura e simpatia.

Andrea era di aiuto e sostegno per i suoi. Con semplicità e naturalezza si prendeva cura del fratello Carlo, rimasto paralizzato in seguito ad un incidente in motocicletta undici anni fa. Lo ricordiamo mentre guida il furgone bianco e rosso per portarlo in città o dagli amici, o mentre spinge la carrozzella per farla entrare nel pullmino.

Andrea era innamorato della montagna, e in ogni momento libero si dedicava alle escursioni, alle scalate, allo sci alpinistico. La sua passione era corroborata da una continua formazione - era diventato accompagnatore escursionista di scialpinismo UISP- e dall’attenzione per la strumentazione e l’attrezzatura.

Riusciva a convincere chiunque ad affrontare una piccola scalata o escursione, per fargli conoscere la bellezza della natura. Ricordiamo la sua euforia al ritorno da gite particolarmente riuscite o dalle scalate: a volte mimava i movimenti delle prese lungo le vie di roccia.

Il suo amore per la montagna lo aveva portato tra le cime più alte del mondo, nell’Himalaya, in Nepal.

Lì ha vissuto un’esperienza che lo ha fatto riflettere. L’incontro con gente estremamente povera, ma dignitosa, gioiosa e capace di condividere, lo aveva stimolato ad impegnarsi per cercare di migliorare la loro condizione.

Aveva espresso con gli amici il proposito di tornare in Nepal, una volta laureato, e di mettere le sue capacità professionali al loro servizio.

Gli amici si sono chiesti quale sarebbe stato il modo migliore per ricordare Andrea e portare avanti il suo proposito, che aveva di nuovo espresso il giorno prima di morire. La scelta è stata quella di istituire un conto corrente sul quale raccogliere fondi per il finanziamento di progetti di sviluppo in Nepal.

Anche il modo di manifestare la spiritualità della gente nepalese aveva colpito Andrea. Un sentimento, un augurio di buona fortuna, di buon viaggio, o una preghiera in quei luoghi vengono scritti su un telo di stoffa ed affidati al vento, appesi a lunghi fili all’ingresso dei paesi o sui passi. I suoi amici, per ricordarlo in un modo che a lui sarebbe piaciuto, hanno teso, vicino al rifugio Maranza sopra Povo, un filo, al quale chiunque può appendere un pensiero, un saluto, un ricordo. Chi non potesse farlo personalmente può spedire il proprio pensiero alla c.p. "Amici di Andrea", 38050 Povo (TN): questo verrà trascritto su stoffa e fissato assieme agli altri. Alcuni di questi teli verranno portati in Nepal, dove Andrea sognava di tornare al più presto.

Gli amici di Andrea

Conto Corrente "Amici di Andrea": Cassa Rurale di Trento, n° 10302316. Sito Internet per ricordare Andrea:http://www.amicidiandrea.net

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