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Piani di fabbrica: salvataggi e rospi da ingoiare

I piani dei Comuni sotto la lente della Provincia.

Negli ultimi anni sono stati quasi cento i comuni che hanno approvato nuovi piani di fabbrica o hanno messo mano a quelli vecchi per aggiornarli. Molti altri municipi stan lavorando nella stessa direzione e la Provincia, in particolare l’assessorato all’urbanistica, è impegnato a valutarli proponendo spesso modifiche anche notevoli. Per ora sono oltre 80 i piani e le varianti urbanistiche licenziate dalla giunta Dellai.

Il panorama che emerge dalla lettura di decine di delibere è variegato: si passa da valutazioni severe dell’operato di qualche consiglio comunale o di qualche commissario ad acta (di solito un professionista incaricato dalla Pat in sostituzione dei consiglieri comunali incompatibili per interessi privati) ai complimenti per l’accuratezza del lavoro svolto. In mezzo a questi due estremi s’intravedono i segni di una lunga e spesso complicata opera di convincimento nei confronti di numerosi comuni invitati ad accettare le osservazioni dell’organo tecnico dell’assessorato, la Commissione Urbanistica Provinciale (Cup). E per quello che si può apprendere dalla lettura degli atti, le osservazioni della Cup vengono alla fine condivise dai comuni più spesso di quanto si possa immaginare. Ecco che allora, quando i piani o le varianti arrivano al traguardo (l’approvazione da parte della Giunta provinciale) sono spesso frutto di quella che oggi si chiama concertazione, ma che più spesso è un accordo di compromesso infarcito talvolta con qualche rospo.

L’impressione finale è comunque che Commissione Urbanistica e Giunta provinciale abbiano salvato dalle ruspe un numero imprecisato di ettari di campagna, pascoli e boschi. Dalle deliberazioni non è possibile misurarle queste superfici, ma un paio di esempi che ci hanno fatto in assessorato possono fornire un’idea: ad Avio, dopo sopralluoghi e ricognizioni, sono stati stralciati dal piano di fabbrica alcuni ettari destinati ad area produttiva; nel Tesino, invece, sono stati eliminati da un piano di fabbrica quasi 100.000 mc. di potenziali costruzioni. Sono poi saltati un paio di campi da golf proposti rispettivamente dai comuni di Villalagarina e di Mezzano e qualche circonvallazione stradale come nel caso di Vigolo Vattaro.

Ma anche nel passato la Provincia aveva lavorato di forbici per portare le richieste di alcuni comuni nell’ambito della ragionevolezza; basta ricordare il caso di Faedo, che qualche anno fa aveva previsto uno sviluppo abitativo dai circa seicento abitanti ad oltre tremila. La proposta venne fortemente ridimensionata anche se non abbastanza da salvare la zona edificabile commerciale ai piedi di Castel Monreale sulla quale ora si vuole costruire un centro commerciale.

Dicevamo prima dei veri e propri complimenti che la Pat ha rivolto a qualche piano regolatore. Tra questi, anche per importanza demografica, emerge il piano di Cavalese, la cui approvazione è stata particolarmente sofferta, contrassegnata perfino da un annullamento da parte del TAR per motivi legati a situazioni di incompatibilità di alcuni consiglieri.

Singolare la situazione che la giunta provinciale si è trovata ad affrontare nell’esaminare il piano di Denno. Dopo aver criticato aspramente alcune soluzioni prospettate dal comune noneso (tra cui la localizzazione di un distributore di carburanti in una zona considerata pericolosa per la viabilità), la Pat ha dovuto prendere atto che i suoi stessi uffici avevano già rilasciato la relativa autorizzazione amministrativa. Come negare quindi anche il via libera urbanistico senza essere trascinati, uscendone quasi sicuramente sconfitti, in un contenzioso giudiziario? Ci si è accontentati allora di prescrivere condizioni tecniche tali almeno da ridurre le situazioni di potenziale pericolosità e aumentare l’inserimento paesaggistico del distributore.

Per tornare al quadro generale, sembra che, almeno temporaneamente, qualche tratto di riva di fiume, qualche pezzo di campagna, bosco e pascolo, abbiano scampato il destino di vedersi trasformati in villette, condomini, campeggi, capannoni, alberghi e campi sportivi.

Ma che accadrà quando in un prossimo futuro, come avviene già in altri settori della pubblica amministrazione, molti poteri verranno ulteriormente decentrati?

Ci risponde l’assessore provinciale Roberto Pinter: "Un ulteriore decentramento alle comunità locali di poteri in materia urbanistica è inevitabile, è una richiesta trasversale. Si tratta di concordare e circoscrivere l’ambito delle maggiori competenze che saranno concesse ai sindaci. La questione è allo studio ma una cosa è chiara: vanno ridotti i tempi tecnici della programmazione urbanistica. Una conferenza di servizi per ‘concordare’ preventivamente con l’ente locale le linee generali del piano urbanistico comunale prima di passare alla sua stesura accorcerebbe di mesi gli attuali tempi e ridurrebbe la necessità dei tagli successivi apportati ai piani da parte della commissione urbanistica provinciale. Ma se il principio di sussidiarietà sembra destinato sempre di più ad orientare l’intervento dell’ente pubblico, è chiaro che, almeno in certi casi, un certo potere di ‘ingerenza’ dovrà comunque rimanere a disposizione della Provincia."

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