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Fiati…sfiatati

Ci richiamiamo all’interessante "querelle" svoltasi recentemente sulle pagine de L’Adige. Una lettera di scontenti e di critiche all’operato della "Haydn", l’orchestra regionale, insinuava qualche dubbio sulla possibilità che gli elementi della stessa possano vantare un alto livello. In risposta, una seconda lettera suggeriva sapientemente che molto spesso è l’operato del direttore d’orchestra che determina negativamente o positivamente la resa degli stessi elementi che la compongono.

E proprio questo si è avverato a nostro parere al concerto di sabato sera. Claudio Paradiso, che sul palco dello Zandonai ha diretto i Fiati di Parma, non ci ha convinto. La sua interpretazione della "Gran Partita" di Mozart e della "Sonatina" di Richard Strauss ci è parsa una lettura tanto rigorosa da risultare scolastica, senza illuminazioni o interessanti suggerimenti.

Il concerto comincia con la "Serenata" KV361 di Mozart. Il Menuetto, Trio I e II e l’ Adagio (secondo e terzo movimento) ci mostrano la genialità e la raffinata delicatezza del compositore salisburghese, che comanda con maestria ogni singola voce e timbro strumentale, creando risoluzioni armoniche che paiono talvolta magiche.

Tuttavia, nell’esecuzione dei Fiati, i sette movimenti di cui è composta l’opera sembrano interminabili. In più di cinquanta minuti d’ascolto riusciamo comunque a godere della precisione e della gamma sonora di alcuni strumentisti, tra cui un oboista e un fagottista (di cui non siamo in grado di fornire i nomi, poiché sull’elenco dei sedici esecutori fornito con foglietto volante non vengono specificate le "prime parti").

Secondo tempo: Richard Strauss. Un aggettivo che può ben riassumere gran parte della pro duzione di questo compositore è ‘travolgente’. La sua musica è carica di impeto, di vitalità, di enfasi. Forse per questo di più facile interpretazione perché immediata rispetto alla complessa semplicità mozartiana.

Eppure anche qui ci è parso tutto troppo rigoroso, come trattenuto, frenato, mai libero. Le intenzioni del bavarese sono rimaste sulle pagine della partitura, ma, ahimé, la filosofia estetica insegna che l’opera musicale esiste solo nell’evento acustico, non sulla carta. Compito dell’interprete è ridare nuova voce al genio creativo del compositore.

Alla fine del concerto il pubblico (sempre più scarso in questa Stagione) applaude comunque calorosamente, tanto da ottenere un bis: "Anne Polka" di Johann Strauss, un brano decisamente disimpegnato, da intrattenimento senza troppe pretese. Increduli per la bizzarra scelta, ascoltiamo ponendoci diversi interrogativi su un tale scivolone dopo un programma che si voleva impegnativo.

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