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Un termometro del malessere

Non mi riconosco in “Costruire comunità”. Eppure...

Alla nascita di "Costruire comunità" quasi l’intera maggioranza provinciale ha reagito con una levata di scudi. Eppure, la creatura di Walter Micheli non pare avere alcun secondo fine: nasce con un obiettivo squisitamente culturale, quello di riaffermare alcuni valori che dovrebbero guidare le scelte di governo. Perché, allora, tanta ostilità da parte dell’Ulivo provinciale?

Personalmente, non ho sottoscritto il documento di "Costruire comunità". L’ho trovato un po’ nostalgico, un manifesto dei buoni sentimenti. L’ho ritenuto un’involuzione, più un ritorno alla definizione di un’identità che non una mobilitazione per un obiettivo concreto. Inoltre, mi è parso che rispecchiasse quella cultura politica - tipica di una parte della sinistra e del mondo cattolico - che guarda con diffidenza all’economia di mercato; una cultura politica che, a mio giudizio, costituisce una delle cause delle attuali difficoltà della sinistra al governo. Insomma, per farla breve, non mi ci sono riconosciuto, lo ho sentito lontano dal mio modo di pensare.

Ciò detto, non mi sognerei mai di condannare l’iniziativa. Credo, infatti, che "Costruire comunità" sia nata per reazione ad un disagio, manifesta il malcontento di quella parte della società trentina delusa dall’attuale politica provinciale.

E che il malcontento vi sia, e sia anche diffuso, è un dato reale. Lo dimostra l’affollamento registrato al lancio dell’iniziativa e le stesse reazioni degli esponenti dell’Ulivo, che hanno minimizzato la portata di "Costruire comunità", ma poi si sono traditi mostrando, con le condanne, di nascondere in realtà una forte preoccupazione.

Sia chiaro: il malcontento della popolazione, o di una parte di essa, non basta per esprimere un giudizio negativo su un governo. Spesso, infatti, le scelte più coraggiose e lungimiranti sono anche le più impopolari. È questo il nostro caso?

Supponiamo di classificare i governi secondo la loro qualità ed il loro consenso. Ci sono quelli fortunati, che governano bene e, grazie a ciò, guadagnano voti. Quelli irresponsabili, che pur di guadagnare voti governano male. Quelli eroici, disposti a perdere voti pur di governare bene. E quelli idioti, che governano male e perdono pure i voti. In quale di queste quattro tipologie classificheremmo l’attuale Giunta provinciale?

Facciamo un passo indietro.

Sull’ultimo numero di QT Renato Ballardini, (

La gente è con la sinistra? Allora perché non la vota?

) rispondendo ad un mio corsivo, sosteneva che, se fosse vero che la stragrande maggioranza dei trentini è contraria ai contributi agli impiantisti, è contro i comprensori ed è scandalizzata per le speculazioni immobiliari, allora non si capirebbe per quale motivo, alle elezioni, i voti li prende la Margherita (e il PATT, e i centristi, e la destra) anziché la sinistra. Secondo Ballardini i risultati elettorali dimostrerebbero dunque che, in realtà, le idee della sinistra sono condivise solo da una sparuta minoranza.

Eppure, le cose non stanno così. Prendiamo ad esempio gli impianti in val Jumela. Contro quegli impianti si è mobilitato tutto il Trentino, si sono esposti intellettuali e docenti universitari, si è schierata la Sat, Andrea Castelli vi ha dedicato la Tonca, i due quotidiani hanno preso posizione e, giusto per togliere ogni dubbio sull’orientamento dell’opinione pubblica, si sono fatti dei sondaggi. La sinistra accrescerà forse i propri voti, visto ciò che pensa la maggioranza dei trentini sulla val Jumela? Tutti gli iscritti alla Sat voteranno DS? I due quotidiani faranno esplicita campagna elettorale per la sinistra? Tutti i soci delle associazioni ambientaliste grideranno "Bondi for president"? Figuriamoci!

Il problema, allora, è capire per quale motivo, nonostante che certi orientamenti come il rispetto per l’ambiente siano largamente condivisi, l’elettorato non premi la sinistra che di quegli orientamenti si fa bandiera.

Volendo essere sarcastici, potremmo rispondere: perché mai gli elettori dovrebbero votare a sinistra, visto che essa, una volta al governo, questi orientamenti li tradisce? Che motivo avrebbe oggi, un ambientalista, di votare per i DS?

Se la sinistra, nelle concrete scelte di governo, appare supina rispetto alla Margherita, è inevitabile che gli elettori prediligano la versione originale alla sua brutta copia. (E questo schema è stato addirittura esplicitato nell’ultima campagna elettorale, quando i dirigenti diessini indicavano come proprio leader una persona candidata in un’altra lista.)

Ma ci sono altri argomenti.

Anzitutto, non è detto che coloro che non votano la sinistra siano tutti a favore dei contributi agli impiantisti, vogliano il mantenimento dei comprensori ed auspichino le speculazioni immobiliari. Buona parte di coloro che votarono Margherita erano convinti di dare il proprio consenso ad una forza riformista e sensibile alla salvaguardia ambientale. Quegli elettori oggi si sentono traditi, tanto che alcuni di loro si sono presentati al lancio di "Costruire comunità".

A suffragare questa tesi v’è il fatto, inequivocabile, che l’immagine di Dellai come il "Romano Prodi del Trentino" è oggi largamente compromessa, tra gli stessi elettori della Margherita.

Ma il ragionamento di Ballardini mi appare inficiato da un errore di fondo, lo stesso che da molto tempo paralizza l’azione politica della sinistra trentina: è vero che la Margherita (e il PATT, e i centristi, e la destra) ha preso un sacco di voti, ma (diamine!) ne ha presi un sacco anche la sinistra. Perché mai, allora, essa è così poco orgogliosa di sé?

Credo che il motivo stia nella "sindrome di Calimero", peraltro rilevabile in molti dei discorsi che, ancor oggi, molti esponenti della sinistra si ostinano a fare: siamo al governo per grazia ricevuta (dalla Margherita) e la Margherita è quella parte dell’Ulivo che rappresenta le esigenze dello sviluppo. E così via martirizzandosi, perdendo ogni orgoglio delle proprie idee. Cosicché, se alla val Jumela si dà la patente di sviluppo e se si pensa che quelli della Margherita sono così buoni da sopportarci al governo, è inevitabile che sulla Jumela, alla fine, si ceda. E allora, se la sinistra ritiene se stessa incapace di interpretare le esigenze dello sviluppo (compito delegato alla Margherita) e se nella trattativa non riesce neppure a tutelare l’ambiente (poiché altrimenti teme che la Margherita possa scaricarla), è giocoforza che la sinistra finisca dritta nel lettino di Freud a domandarsi: a cosa servo? E la stessa domanda, ovviamente, se la pongono gli elettori.

A parte tutto questo, rimane ancora da chiedersi per quale motivo il governo provinciale non fa ciò che sarebbe condiviso dalla maggioranza dei trentini. Mi pareva di aver già risposto col mio corsivo, parlando di democrazia competitiva.

Questa volta mi spiegherò con un esempio. Quando Vizzini (PSDI), nella seconda metà degli anni Ottanta, era ministro delle Poste, prima di ogni elezione assumeva qualche migliaio di postini nella sua circoscrizione elettorale, la Sicilia. Se si fosse chiesto agli italiani di esprimersi su quelle assunzioni, quasi tutti, a parte quei postini e le loro famiglie, si sarebbero espressi contro. Eppure, grazie al sistema elettorale di allora (proporzionale con le preferenze), i voti di quei postini e delle loro famiglie erano più che sufficienti per far rieleggere Vizzini con una bella mole di voti di preferenza, giusto quelli necessari per riportarlo al ministero. Probabilmente il suo concorrente avrà condotto la campagna elettorale facendosi interprete del pensiero degli altri 58 milioni di italiani, ma a causa dei quel sistema elettorale quel pensiero non si traduceva mai in voti.

In definitiva: il sistema proporzionale premia chi si fa carico di interessi particolaristici, il maggioritario premia chi si fa carico dell’interesse generale. La classificazione è manichea, ma non lontana dalla realtà.

Questo Consiglio provinciale è stato eletto col proporzionale, ma la contraddizione sta nel fatto che l’Ulivo ha voluto fare "come se" ci fosse il maggioritario. La prossima volta, inoltre, il maggioritario ci sarà davvero e sarà il caso di incominciare a pensarci. E allora, siamo sicuri che convenga davvero assumere migliaia di postini, pardon, continuare a regalare soldi pubblici agli impiantisti, quando la maggioranza dei trentini è contraria?

In definitiva, delle quattro tipologie di governo di cui ho prima parlato, credo che l’attuale Giunta provinciale si fosse trovata, all’atto della sua nascita, nella condizione fortunata di poter governare bene ed al contempo accrescere il proprio consenso. Ed invece ha creato malcontenti, al punto da essere oggi percepita da quelli di "Costruire comunità" come irresponsabile.

Di fronte a questi malumori, probabilmente la Giunta si autogiustifica credendo di essere eroica. Temo invece che, tra paralisi del Consiglio provinciale (dovuta al pasticcio sulle commissioni legislative) ed alcune scelte non edificanti, il risultato sia quello di un governo della Provincia non entusiasmante, che qualora fosse giudicato attraverso un sistema maggioritario rischierebbe pure di essere bocciato.

Certo, se guardiamo a quanto orrore fa la destra, questa Giunta è, di sicuro, la migliore oggi possibile. E Dellai è un baluardo della democrazia. Ma ridursi a vincere a tavolino, per imbecillità dell’avversario anziché per meriti propri, è davvero una magra consolazione.

Questo, credo, devono aver pensato i promotori di "Costruire comunità": non ci accontentiamo di avere un governo democratico, vorremmo anche che governasse bene.

È chiedere troppo?