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Democrazia diretta: si può fare

Paolo Michelotto, Democrazia dei cittadini. Vicenza, Troll Libri, 2008, pp. 388, euro 15,00.

Paolo Michelotto, Democrazia dei cittadini.

Cos’è la democrazia diretta? Quali ne sono gli strumenti? Che efficacia hanno? Ma soprattutto: qualcuno li usa davvero? Chi? E con che risultati?

A queste domande risponde il libro "Democrazia dei cittadini" di Paolo Michelotto, membro del gruppo "PartecipAzione Cittadini Rovereto" - al cui finanziamento l’opera è destinata - che da tempo si prodiga per diffondere la democrazia diretta nella città della Quercia. Un libro che non poteva avere pubblicità migliore di quella che involontariamente gli è stata riservata dal Comune di Rovereto, che a novembre ne ha vietato la presentazione in Biblioteca Civica perché in quell’occasione il gruppo avrebbe raccolto le firme per i referendum comunali da esso proposti (vedi QT n°15 e n°17).

Ma cosa c’è di così scomodo nel libro di Michelotto? Forse un concetto piuttosto semplice: la democrazia diretta non è solo teoria, la democrazia diretta si può fare, e si fa. Funziona e rende addirittura… felici. C’è un capitolo del libro che si intitola proprio così: "Democrazia diretta e felicità". Michelotto vi rende noti i risultati di uno studio svizzero che dimostra come i cittadini siano più felici proprio in quei cantoni dove maggiore è l’uso di strumenti di democrazia diretta.

Già, ma quali sono questi strumenti?

Il libro si sofferma molto sul più noto, il referendum, ripercorrendone la storia fin dalla sua ottocentesca introduzione in Svizzera e approfondendone le dinamiche d’uso: esso viene usato in diversi modi, e non sempre in maniera efficace, evidenzia Michelotto, che per questo intitola uno dei capitoli "Punti chiave per un corretto referendum".

Ma non di solo referendum vive il cittadino che vuole partecipare. Il vero valore del libro è proprio quello di portare a conoscenza del lettore gli strumenti meno noti: la revoca degli eletti, le assemblee cittadine, la partecipazione alla costruzione del bilancio, dello statuto e del piano regolatore. Michelotto descrive con dovizia di particolari tutte le maggiori esperienze d’uso di questi strumenti in giro per il mondo.

Anche se il favore attribuito dall’autore alla democrazia diretta è reso chiaro al lettore fin dall’introduzione, Michelotto non nasconde le obiezioni che comunemente vengono mosse a questo modo di partecipare alla cosa pubblica. Uno dei capitoli si intitola appunto "Obiezioni alla democrazia diretta": spese eccessive, cittadini impreparati a scegliere per il meglio, rischio demagogia, paralisi amministrativa e caos. Volendo fornire ad esse una risposta efficace e comprensibile a tutti, Michelotto lascia volutamente poco spazio alla teoria: il suo libro ha poco e niente del saggio politologico (questo lo diciamo in senso positivo, per quanto non si possa rimpiangere, della struttura del saggio, la sistematicità e l’ordine nell’esposizione, che talvolta in Michelotto latitano). La maggior parte delle 400 pagine del testo sono piuttosto dedicate al resoconto di casi concreti di democrazia diretta. Lasciamo al lettore il compito di scoprire quanto sia convincente questa lunga carrellata.