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Narciso e la rosa

Alberto Nones, giovane pianista trentino: intervista e recensione del suo concerto alla Sala Filarmonica di Trento.

Lunedì 12 marzo alla Sala Filarmonica di Trento c’era il pubblico delle grandi occasioni. In cartellone il nome di un giovane talento pianistico: Alberto Nones. Conosciuto o non conosciuto, dopo i primi minuti di musica, capiamo che non ci dimenticheremo presto di lui.

Classe 1975, Alberto comincia gli studi musicali al Conservatorio "Bonporti", conseguendo nel 1997 il Diploma di pianoforte sotto l’illuminante guida di Antonella Costa. Attualmente è allievo del M° Franco Scala.

Apre il concerto la musica intima e raffinata di Chopin. Ascoltiamo questo giovane pianista, il suo modo di suonare, di porsi al pianoforte davanti ad un pubblico silenzioso ed attento, e ci accorgiamo che non si può parlare di maggiori capacità o abilità conquistate, ma di una natura musicale. Non ci sono induzioni artificiali o sentimenti costruiti, ma espressione schietta del proprio io, della propria personalità musicale, da cui né l’artista, in primis, né l’ascoltatore può prescindere.

Il secondo tempo prosegue con gli Intermezzi op.117 di Brahms, intrisi di un tenero affetto materno, e alcuni brani di Scriabin, in cui il pianista ci rivela il preciso carattere compositivo ed espressivo del compositore russo. Personalità decisamente originale, Alberto Nones a fine concerto torna sul palco richiamato dagli applausi entusiasti del pubblico, e ci stupisce ancora una volta, guardandoci con un generoso sorriso e cominciando a recitare una poesia…

Alberto, abbiamo intuito che hai una ferma considerazione dell’istituzione-concerto: scrivi le note ai tuoi programmi, interagisci col pubblico…

"Nelle note scritte da me semino delle idee di possibili fruizione, introduco un clima emotivo. Su consiglio del mio Maestro, Franco Scala, a volte rompo il ghiaccio e dico qualcosa a viva voce. In Filarmonica ho ‘esagerato’, recitando "Narciso e la rosa" di Pasolini, poeta che amo molto. I risvolti di questa operazione erano almeno quattro: spiazzare il pubblico, dichiarare con le parole di Pasolini quella che in parte è la mia poetica e riflettere ad alta voce e senza ipocrisia sulla dimensione narcisistica dell’arte. Sul quarto risvolto un po’ di mistero!"

Il programma che hai eseguito ci è sembrato ben equilibrato ed interessante. Quale importanza ha la scelta dei brani da eseguire per la riuscita di un concerto e quali criteri muovono questa scelta?

"La musica è comunicazione. Elementi della comunicazione non sono l’inventio, la dispositio e l’elocutio di Aristotele? Per il pianista c’è spazio per la dispositio degli argomenti? Sì, anche se a guardare certi programmi scontati… E’ proprio qui che a mio parere il pianista può dare molto di suo: nella scelta e nell’accostamento dei brani, che possono essere giustapposti, cioè accostati volutamente senza nesso, oppure uniti trasversalmente, per contrasto, per similitudine, secondo spirali storicistiche, o estetiche, o… ma non entriamo troppo nel dettaglio."

Citare Aristotele non ci sembra poi fuori luogo, ricordando le dissertazioni sull’arte che il filosofo greco raccoglie nella sua "Poetica". Le tue considerazioni nascono da studi universitari, riflessioni personali…

"Tutto, o molto, è partito dalla "Retorica" di Aristotele. Io da Aristotele prendo sempre consigli illuminanti, travisando forse il più delle volte; ma quello che conta è costruirsi un autonomo pensiero. A guardarmi in giro mi sembra che la maggior parte dei pianisti sia senza poetica, il che non vuol dire senza senso poetico, ma senza un orientamento sui criteri della produzione artistica e del giudizio estetico. Sono degli spazzacamini puliti, gli artisti senza poetica. Ci si limita ad eseguire; non che sia poco, perché la musica esiste grazie agli esecutori, prende vita con delle mani in prestito. Delle mani ed un’anima, però, che dovrebbe essere pensante, interrogarsi sul ruolo dell’arte, della musica, dell’interprete, dell’istituzione-concerto."

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