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Politici e privilegi

La vicenda della patente dell’autista di Dellai. Alcune domande ai candidati onorevoli sui loro privilegi.

Abbiamo trovato non solo scandalosa, ma emblematica la vicenda della patente dell’autista di Dellai. L’auto blu del presidente della Provincia - ricordiamo brevemente i fatti - viene bloccata sulla Valsugana mentre sfreccia a 150 all’ora dove il limite è 90; immediato ritiro della patente all’autista, intervento successivo di Dellai presso il Commissario del Governo e repentina restituzione della patente. (vedi Il Commissario del Governo (dello Stato di Banana)) Motivo? Si era di fronte alla necessità di non arrivare in ritardo a "un importante impegno istituzionale" - afferma Dellai. Motivazione fasulla, si rivelerà (la riunione di Giunta Provinciale era per il pomeriggio, e l’infrazione era avvenuta di mattina). Ma il punto più grave è un altro: il Commissario del Governo dott. De Muro con questo provvedimento stabilisce, e in una successiva intervista sull’Adige lo teorizza, che occorre "avere un occhio di riguardo per le persone che rivestono incarichi pubblici".

Insomma, per i politici non vale il codice della strada (per le altre norme si vedrà). E questo pur in presenza di una nutrita e univoca giurisprudenza che stabilisce che le violazioni al Codice della Strada sono sì previste, ma solo per salvare vite umane. Cioè un’ambulanza, la polizia, ma anche la macchina di un privato cittadino, può mettere a repentaglio la vita altrui sfrecciando a 150 all’ora solo se sta correndo per salvare un’altra vita. Quindi le auto blu sono tenute a rispettare il Codice e la vita dei cittadini. Che la cosa non sia peregrina lo si è poi visto in questi giorni, quando a Roma l’auto blu di un generale ha provocato, con inutili acrobazie, due morti, solo per far arrivare più in fretta il papavero in ufficio.

Ripetiamo, noi riteniamo il comportamento di Dellai, ma soprattutto quello del Commissario del Governo, scandaloso, tale da configurare una pretesa dei politici (e dei superburocrati, categoria cui appartiene l’ineffabile dott. De Muro) a uno status privilegiato rispetto ai comuni cittadini.

Abbiamo sottoposto questa problematica a un nutrito gruppo di candidati alle prossime elezioni, politici potenziali o di fatto. Lasciamo al lettore il giudizio.

Per parte nostra, a parte alcune eccezioni, non riteniamo il quadro complessivamente positivo. Siamo in campagna elettorale, il tema della disparità cittadini/politici è molto sentito: la semplice accortezza dovrebbe suggerire una posizione molto netta. Invece troviamo chi pone sottili (e inconsistenti) distinzioni, chi assolve De Muro con motivazioni all’Alberto Sordi ("tiene famiglia, è comprensibile, se glielo chiede Dellai…"), chi divaga su questioni tutte sue, chi senza pudori rivendica particolari diritti per i politici.

Renzo Gubert (Casa della Libertà - Cdu)

C’è anche un ulteriore aspetto: Dellai ha addotto una motivazione errata, andava a una riunione politica, non istituzionale. A parte questo, non sono d’accordo in ogni caso: il codice della Strada non è un optional che si può infrangere se ci sono riunioni di Giunta. Ammetto deroghe se ci sono ragioni di sicurezza (pericoli di attentati, o azioni della polizia, o interventi delle ambulanze). Ma i politici devono dare per primi il buon esempio.

Il Commissario del Governo ha affermato "mi pare giusto avere un occhio di riguardo per le persone che rivestono incarichi pubblici". Che ne pensa?

Mi sembra un’ottica legata a tempi andati, alla monarchia, ai privilegi dei signori…

Ma questo è il commissario del Governo della Repubblica. E’ prevista una distinzione tra i cittadini? E gli esponenti politici, come mai non si sono sentiti in dovere di censurare un tale comportamento?

Probabilmente il commissario del governo fa riferimento a una norma che permette il superamento del codice della Strada, ma in presenza di una scorta. Se non c’è la scorta, non credo proprio ci sia possibilità di derogare.

Il commissario del Governo, le norme dovrebbe conoscerle, e applicarle. Invece arriva a dichiarare: "La norma non l’ho mai studiata a fondo…"

Su questo non posso commentare, non mi fido al 100% delle risposte riportate in un’intervista.

Giacomo Santini (Casa delle Libertà - Forza Italia)

Lo considero un episodio marginale, eppure significativo di una certa mentalità, da prima repubblica, quando si riteneva che far politica comportasse il diritto a una serie di immunità. Pensavo che questa mentalità fosse finita, e invece vedo che sopravvive e la cosa mi preoccupa. Posso capire i motivi della fretta, ma li abbiamo tutti; e se sbagliamo è giusto che paghiamo.

E cosa dice del Commissario del governo, che teorizza che "per i politici bisogna avere un occhio di riguardo"?

L’occhio di riguardo che può riguardare solo le emergenze, non una riunione. E parimenti considero scandaloso che a Roma i titolari di auto blu ritengano di avere particolari diritti, e obbligano i cittadini a farsi da parte, e in fretta, perché devono passare loro, per andare a fare un lavoro di ufficio. Non accetto un privilegio basato su un fatto di maggiore comodità per la tua vita. Né ritengo plausibile la motivazione della "buona azione" nei confronti dell’autista; se pur rimaneva un mese senza patente, non rimaneva senza lavoro.

L’opposizione ha contestato Dellai, avversario politico, ma ha taciuto sul Commissario, il cui atteggiamento è forse ancora più grave. Allora, siamo alle indignazioni che fanno comodo?

Noi siamo gli organi politici, e interveniamo sui politici; sul Commissario intervengono le autorità amministrative.

Figuriamoci! Quando un Commissario, un Questore, un Prefetto, fanno qualcosa che non va, i politici si scatenano. Basta vedere dopo ogni manifestazione con incidenti!

Riprendere il commissario del Governo è compito dei parlamentari, non di noi consiglieri provinciali.

Marco Zenatti (Casa delle Libertà – AN)

Non intendo fare una caccia alle streghe, e non dubito che l’infrazione sia fatta per necessità d’ufficio.

Veramente i consiglieri del Polo hanno rivelato che la scusa di avere una riunione di Giunta era fasulla…

Il problema principale è un altro: consiste nell’inaccettabile disparità fra il politico e il cittadino che si vede ritirata la patente, che magari costituisce un indispensabile strumento di lavoro. Per ragioni di equità il caso è veramente disdicevole.

E che dice del Commissario del Governo e del suo "occhio di riguardo per le persone che investono incarichi pubblici"?

Non è una gran motivazione, anche perchè Dellai non ha un autista solo, non rischiava di rimanere a piedi; non capisco tutta questa attenzione. Mi vengono per converso in mente i paesi dove anche i re pagano le multe.

Il Polo non ha ritenuto di dire alcunché sul comportamento del Commissario del Governo; se l’è presa solo con l’avversario politico...

Il fatto è che a un invito da parte del Presidente della Giunta Provinciale è difficile contrapporsi; per questo abbiamo visto le responsabilità prevalenti nel solo Dellai.

Marco Boato (Ulivo - Girasole)

E’ la legge che prevede la possibilità di ricorrere al prefetto o, nel nostro caso, al Commissario del Governo, per impugnare una contravvenzione e la sanzione amministrativa conseguente (il ritiro della patente). Il provvedimento è stato quindi formalmente legittimo, ma fin troppo tempestivo, da parte del Commissario del Governo. Da parte del presidente Dellai si è trattato di una richiesta politicamente inopportuna, richiesta che ha suscitato forti riserve da parte di molti cittadini, sotto il profilo dell’eguaglianza di tutti di fronte alla legge.

Giovanna Giugni (Italia dei Valori)

Mi sembra un episodio importante dal valore emblematico. Se s’è qualcuno che pensa di essere al di sopra delle leggi, siamo uno Stato con poca credibilità. Un esempio è anche radio Vaticana.

Il Commissario del Governo ha affermato che bisogna avere un occhio di riguardo…

Al contrario: le norme di legge devono valere a maggior ragione per gli amministratori. Il Commissario del Governo ha un compito: far rispettare le leggi…

E invece dichiara che non intende farle rispettare, e nessuno gli ribatte alcunché.

Perché lui dipende dal potere politico. Per questo motivo - e forse anche un po’ per strumentalizzazione elettorale - si è preferito battere sulle responsabilità di Dellai.

Giovanni Kessler (Ulivo – DS)

Le regole, se ci sono, devono valere per tutti. Ci possono essere eccezioni, ma assolutamente non vanno fatte, come sembra dall’intervista del Commissario del Governo, per una o l’altra categoria di persone, che altrimenti diventano dei privilegiati: e fra queste categorie, meno che mai i rappresentanti delle istituzioni, che devono essere i più rigorosi nel rispetto delle norme. Le eccezioni vanno invece considerate in funzione dei casi concreti: quando il danno che si arreca violando la norma (in questo caso, il pericolo nella circolazione stradale) è contemperato dal vantaggio che se ne ricava (ad esempio salvando la vita di un ammalato).

Lidia Menapace (Rifondazione Comunista)

E' certamente un privilegio, se vogliamo usare una parola elegante: non c’è ragione che un politico usi le strade in maniera diversa dalle altre persone.

Trovo molto sgradevole che un Commissario del Governo dica che occorre usare un occhio di riguardo per i politici. Su questo vorrei fare un ragionamento più generale: il potere ha sempre avuto dei privilegi, ma ha sempre tentato di nasconderlo, per una sorta di pudore (pensiamo alla moglie di Cesare che deve essere al di sopra di ogni sospetto o ai ministri inglesi che si dimettevano per un’accusa di omosessualità, o il ministro tedesco per un sospetto di infedeltà coniugale). In Italia invece in questo momento abbiamo un’ostentazione dei privilegi, un vanto dell’impunità, prevale il brutale discorso "io ho il potere e me lo godo". E’ caduto il velo di ipocrisia (che, sono d’accordo con Voltaire, è pur sempre un omaggio alla virtù): quando anche questo velo cade, è indice di una moralità pubblica in grave crisi. Le classi dirigenti sono responsabili dei valori che fanno circolare: è preoccupante che dall’alto vengano tali esempi.

Paolo Dal Ri (Democrazia Europea)

Non possono esserci cittadini di serie A e di serie B; di fronte alla legge, chi sbaglia deve pagare, altrimenti si dà luogo a privilegi e discriminazioni.

Mi meraviglio che un Presidente della Giunta abbia esercitato un intervento di sollecitazione di livello istituzionale; e soprattutto mi meraviglio del Commissario del Governo, massimo garante della legge, in particolare quando teorizza un trattamento privilegiato per i politici. Così si alimenta un’ulteriore disaffezione del cittadino verso le istituzioni e la politica.

Renzo Michelini (Ulivo – Margherita)

In linea di massima ritengo che i politici non debbano godere di particolari privilegi: tutto deve rimanere all’interno di regole e leggi. Se la patente ò stata restituita vuol dire che quest’atto è previsto dalla legge.

Precise sentenze hanno stabilito che si può infrangere il codice della strada, mettendo a repentaglio la vita dei cittadini, solo per salvare un’altra vita (ambulanza, polizia ecc).

Non conosco le norme e quindi nel merito non mi pronuncio; in termini generali posso dire che il concetto di salvare una vita può anche discendere dal puntuale svolgimento di una funzione pubblica, come può senz’altro essere la Presidenza di una Giunta Provinciale. Può capitare che, per poter adempiere a una tale funzione, si debbano infrangere delle norme. Questo non deve costituire una colpa.

Fabio Valcanover (Lista Bonino)

Trovo la cosa semplicemente disdicevole, uno dei tanti esempi di costumi da Basso Impero. Mi spiego: non c’è nulla di male che, seguendo le vie legali, il Presidente della Pat chieda la restituzione della patente; è da censurare invece chi questa richiesta la accoglie, facendo riferimento a uno stato di necessità. Quest’episodio fornisce un motivo in più per insistere per l’abolizione del Commissario del Governo (o del Prefetto come viene chiamato altrove). Da una vita si discute di abolire questa figura; e questo compito relativo alle sanzioni sulle patenti dovrebbe essere attribuito (e più convenientemente svolto) alle autorità ordinarie competenti, il Giudice di Pace o il Tar.