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I Fiati di Parma “alla mercè dello scherno mondiale”

Claudio Paradiso

Sono il Prof. Claudio Paradiso, docente nel Conservatorio di Stato di Perugia e direttore dell’Orchestra da camera "I fiati di Parma".

A seguito del nostro concerto tenuto in Rovereto nel Teatro Zandonai in data 17 febbraio 2001 la Sua coltaboratrice Monique Ciola ha esteso un articolo pubblicato sulla rivista da Lei diretta (numero 4 del 24 febbraio 2001, Fiati...sfiatati). Il medesimo articolo, Lei saprà, è ora visibile qui.

Tralascio in questa sede le argomentazioni relative al diritto di critica, di cui nessuno mette in dubbio la legittimità, ma che deve comunque essere esercitato da chi - iscritto all’albo dei giornalisti - vanti una riconosciuta capacità professionale musicologica ed universitaria.

Non tralascio invece quelle riferite al diritto di replica, che in questo caso andrebbero definite di "difesa".

Ho già taciuto allora, al momento della pubblicazione sulla rivista cartacea. Avendo avuto l’incondizionato appoggio dell’Accademia Filarmonica di Rovereto e la solidarietà del pubblico pagante (ho attestazioni di stima anche da loro: molti erano musicisti) non ho reputato dare maggior peso alla cosa più di quel che era: e cioè un nulla.

Non taccio adesso che, purtroppo, la questione è su Internet e la nostra Orchestra è alla mercè dello scherno mondiale, dopo anni di duro lavoro e sacrifici, e dopo successi e riconoscimenti di ogni tipo.

Molti colleghi dall’Italia e addirittura dall’estero continuano a telefonarmi per sapere che cosa sia successo a Rovereto.

Non desidero minimamente replicare alla parole della signorina perché non ho né il medesimo astio, né la medesima impreparazione musicale.

Comunico solo che, purtroppo per voi, quella serata è stata registrata integralmente ben due volte in digitale (le copie sono in mio possesso) e che - addirittura - è stata videoregistrata dal regista Frank Barken, incaricato di realizzare un documentario sulla nostra Orchestra per conto del canale culturale della Televisione Danese e presente quella sera.

Vengo al dunque.

Se non vedrò questa mia pubblicata nel prossimo numero della Sua rivista (nonché sul Vostro sito Internet) seguita da scuse chiare ed inequivocabili della citata signorina, sarò tristemente costretto, per la salvaguardia della reputazione artistica mia e dei musicisti che ho l’onore di dirigere, di citarvi in Tribunale davanti ad un Gran Giurì che confronti la realtà delle inconfutabili prove video ed audio del concerto con quella dipinta dalla signorina nel suo articolo e faccia sapere, infine, a tutte le associazioni concertistiche italiane se siamo veramente dei fiati sfiatati!

Lei capirà, spero, che per noi questo non è un gioco od un hobby fine-settimanale: essere stroncati ed infamati - soprattutto se senza ragione -è un lusso che non possiamo permetterci né permettere ad alcuno.

La presente viene inviata, per opportuna conoscenza, a tutti gli organi di stampa nazionali (in special modo musicali) nonché all’Albo nazionale dei giornalisti.

Resto in attesa di un Suo sollecito e definitivo provvedimento.

Distinti saluti.

Prof. Claudio Paradiso

Replica

L’articolo in questione contiene alcuni apprezzamenti dell’esecuzione dei Fiati di Parma, e alcuni, più accentuati, rilievi critici. Riportiamo i secondi. "La sua interpretazione (del prof. Paradiso, n.d.r.) ci è parsa una lettura tanto rigorosa da risultare scolastica, senza illuminazioni o interessanti suggerimenti... Nell’esecuzione dei Fiati, i sette movimenti di cui è composta l’opera sembrano interminabili. In più di 50 minuti d’ascolto riusciamo comunque a godere della precisione e della gamma sonora… Eppure anche qui ci è parso tutto troppo rigoroso, come trattenuto, frenato, mai libero. Le intenzioni del bavarese (Richard Strauss, n.d.r.) sono rimaste sulla pagina della partitura, ma, ahimé, la filosofia estetica insegna che l’opera musicale esiste solo nell’evento acustico, non sulla carta."

Questo è quanto. L’unico accenno ironico è da ricercarsi nel titolo, "Fiati… sfiatati", forse effettivamente eccessivo; per il resto si tratta di una critica ragionata, un dissenso dalla conduzione di Paradiso espresso in termini pacati.

Ma questo il prof. Claudio Paradiso non riesce ad accettarlo. Ed ecco allora questa lettera carica di un risentimento difficilmente comprensibile, i toni sprezzanti verso "la signorina" che non ha titoli accademici, le minacce di ritorsioni giudiziarie. Ci sembra emblematica la grottesca proposta di istituire "un Gran Giurì che confronti la realtà delle inconfutabili prove video e audio…": la nostra collaboratrice non ha offeso nessuno, ha solo espresso un’opinione; e ha tutto il diritto di farlo - e noi di diffonderla - anche se fosse un’opinione totalmente controcorrente; non esiste barba di saggi che abbia il diritto di decidere quello che si può o non si può pensare, quello che - espresso in modo civile - si può o non si può diffondere.

Per questo non presentiamo alcuna scusa.

Riteniamo però giusto che il prof. Paradiso possa controbattere: per questo nella versione Internet della recensione (come pure in questa pagina) abbiamo inserito il link al sito dei Fiati di Parma, dove Paradiso potrà riportare tutte le recensioni favorevoli che ritiene opportuno, ed eventualmente la stessa registrazione audiovisiva della serata.

E. P.

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