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Crisi di giunta: anzitutto le poltrone!

Nomine all’Autobrennero, PiRuBi, Jumela, caso Molinari... La triste parabola di un centro-sinistra che sopravvive a se stesso: senza un programma condiviso, senza idealità, rimane solo la voglia di poltrona.

Alla fine, la Giunta Dellai è entrata in crisi per una banale seggiola. In questi due anni e mezzo ci sarebbero state mille buone ragioni per decretare la fine di questa Giunta provinciale, o magari soltanto per fare un rimpastino o finanche una piccola verifica, ma i timori dei vari consiglieri di maggioranza hanno sempre prevalso su ogni nobile ideale.

Il fatto che alla fine la Giunta sia entrata in crisi per un motivo così meschino, proprio per una seggiola, rappresenta quindi il triste ma non immeritato epilogo di una coalizione che, dalle elezioni del ’98, non ha saputo portare avanti alcun progetto. Non è detto, però, che questa Giunta non possa anche risorgere dalle sue ceneri, qualora i partiti della coalizione scoprissero che nuovi organigrammi le permettano di tirare in qualche maniera a campare.

Questo duro giudizio ci viene confermato dalle modalità con cui si è arrivati alla crisi, il cui casus belli è stato l’elezione del vicepresidente trentino della Società Autobrennero. Si tratta di una carica di nessuna importanza: i vicepresidenti dell’A22 sono quattro, uno per ciascuna delle province attraversate, ad esclusione di quella che detiene la presidenza. È’ bene premettere che l’elezione delle cariche interne spetta al Consiglio di Amministrazione dell’Autostrada, non già ai consiglieri provinciali ed ancor meno ai partiti. Qui, invece, non soltanto i partiti hanno ficcato il naso in nomine che non spetterebbero loro, nel classico stile partitocratico da prima Repubblica, ma non hanno neppure avuto il pudore di nasconderlo, avendo anzi platealmente aperto una crisi su questo argomento.

Ma perché su una carica di così modesta importanza si sono concentrate tante tensioni?

Le elezioni politiche, trasformate dal centrodestra in un referendum sulla Giunta Dellai, hanno consolidato la maggioranza provinciale, chiudendo la strada ad ogni ipotesi di revisione degli assetti. Eppure, proprio questo congelamento ha scatenato la rincorsa alla seggiola.

Non stiamo ad analizzare i meccanismi interni ai vari partiti. Arriviamo al dunque: dai risultati elettorali e dalle conseguenti promozioni, i Verdi e la Margherita si sono dichiarati soddisfatti, i DS così così, i socialisti dello SDI e le Genziane insoddisfatti.

Lo SDI è stato l’unico partito senza candidati alle elezioni politiche, neppure sulla quota proporzionale; e questa era la seconda volta consecutiva che i socialisti rinunciavano a candidati alle politiche, nonostante ogni elezione confermi la loro non trascurabile forza. Il congelamento degli assetti scaturito dalle elezioni ha fatto perdere a Mauro Leveghi la speranza di diventare assessore; cosicché, scaduto il mandato di presidente del Consiglio provinciale, Leveghi si è dovuto accontentare di un misero posticino di vicepresidente del Consiglio, carica di nessuna visibilità che lo condanna ad una dura battaglia per la rielezione nel 2003.

Le Genziane, con tre assessori provinciali su tre consiglieri, a fronte di un peso elettorale quasi nullo, dovrebbero essere il partito più sazio di seggiole. Ed invece così non è: tra le forze del centrosinistra, le Genziane pensano di ricoprire il ruolo di partito di frontiera e ritengono di essere state determinanti per la vittoria dell’Ulivo alle elezioni politiche. È un partito formato da transfughi: Pallaoro e Casagranda sono ex PATT, Muraro è un ex leghista, il suo portaborse Puecher anche. Come tutti i voltagabbana, pretendono di essere ben pagati, ma il loro candidato alle politiche, Anderle, è stato l’unico del centrosinistra trentino a non farcela.

All’elezione della vicepresidenza trentina dell’A22 ci si è dunque arrivati in queste condizioni, con quei partiti insoddisfatti della loro fettina di potere tutti intenti ad arraffare le cariche di sottogoverno, essendo stata preclusa dalle elezioni politiche la possibilità di accrescere la propria visibilità attraverso una revisione degli assetti di governo.

In passato, la partita veniva risolta con accordi sotto banco e si arrivava alla riunione del Consiglio di Amministrazione con un’unica candidatura. Questa volta, invece, ognuno ha lavorato per sé. Dellai ha promesso la carica sia alle Genziane, per Andrea Puecher, sia allo SDI, per Celso Pasini. I DS hanno lavorato da soli, stringendo alleanze in altre province attorno a Manuela Bruschetti.

I DS, questa volta stranamente più scaltri degli altri, hanno avuto la meglio. E questo è bastato a SDI e Genziane per aprire la crisi di Giunta.

Particolarmente interessanti ci sono sembrate le reazioni all’elezione di Manuela Bruschetti.

Qualcuno nei DS si è lasciato scappare che quel posto sarebbe andato a Sandro Schmid, se non avesse fatto il birichino dopo la sua mancata ricandidatura alle politiche. Come dire: ciò che conta è che la seggiola sia marcata DS, mentre delle competenze e delle idee di chi la occupa ci importa ben poco.

E ancora: di fronte all’arrabbiatura di Dellai e di Leveghi per la mancata elezione di Celso Pasini, Bondi lancia il Pasini stesso come presidente di Informatica Trentina. Come dire: i Consigli di amministrazione non contano nulla, poiché le cariche le decidiamo noi nelle sedi di partito. Quello che importa è sistemare gli equilibri con le cariche di sottogoverno: Pasini è stato un pessimo presidente del MART (presentato come "manager", che doveva razionalizzare l’istituto, si è ridotto dopo un paio di settimane a chiedere più contributi, e quindi è stato giustamente silurato), ora però lo si può piazzare indifferentemente all’Autobrennero come ad Informatica Trentina (che di manager veri, e magari competenti in informatica, avrebbe bisogno come l’aria, in vista della privatizzazione).

Ormai cancellato ogni limite al pudore, lo stesso Pasini si fa prendere la mano in un pezzo mandato alla stampa: la sua mancata elezione alla vicepresidenza dell’A22 è "una sconfitta per il Trentino". Anche fosse un manager apprezzato a livello internazionale, difficilmente la differenza fra il bene e il male del Trentino passerebbe dalla nomina di un quarto di vicepresidenza dell’A22!

Ancor più divertenti le dichiarazioni di Dellai, Leveghi e Muraro. Nell’esternare la loro ira per come sono andate le cose, hanno finito per svelare un preoccupante intreccio partitocratico. Dellai ha in pratica accusato i DS di barare meglio di lui. Leveghi e Muraro hanno di fatto accusato Dellai di non aver rispettato dei patti che non soltanto sono indice di malcostume (la spartizione delle cariche di sottogoverno), ma che erano finanche sconosciuti agli altri partner della maggioranza. Tanto che, per l’appunto, Dellai aveva promesso la stessa carica a due diverse persone.

In tutta la vicenda, non un solo accenno ai contenuti: il problema del rinnovo della concessione governativa, gli investimenti sulla sicurezza nell’autostrada, i progetti delle varie bretelle e dei collegamenti, l’investimento della Società sul progetto ferroviario ad alta capacità Monaco-Verona, lo sviluppo della società di trasporto ferroviario nel nuovo quadro liberalizzato, l’investimento sull’intermodalità, lo sviluppo delle società telefoniche collegate all’Autobrennero, l’Interporto... Di tutto questo, nella vicenda delle nomine all’A22, non si è visto nulla.

O meglio, ci sono state alcune dichiarazioni di Bondi, perfettamente condivisibili: "A noi interessa un vicepresidente che sia contro la terza corsia, contro la Valdastico, per il trasferimento delle merci su rotaia". E ancora: "Non conta se sia un trentino, un sudtirolese o un mantovano, conta quello che vuole fare" (bene, bravo, basta con questa stucchevole, regressiva solfa della "territorialità"!). Solo che si è trattato di brevi battute, isolate, riferite da un cronista, non di un intervento, e meno che meno di una linea politica spiegata e coerentemente perseguita.

Più coerente invece, l’aut aut delle Genziane sulla Valdastico: la nomina del portaborse Puecher a vicepresidente dell’A22 doveva rappresentare, secondo loro, il chiaro segnale dell’impegno di Dellai per il completamento di quell’autostrada. Saltata la nomina di Puecher, le Genziane hanno coerentemente posto l’ultimatum alla maggioranza. Proprio così: l’unica nota fuori dal coro, l’unico accenno ai contenuti in una vicenda contrassegnata soltanto dalla rincorsa alla seggiola, è stata inaspettatamente posta dalle Genziane, che così pensano di recuperare visibilità in generale, nonché consensi in quella Valsugana che viene presentata come torteggiata dal no alla PiRuBi (vedi PiRuBi: rieccola!).

Il punto vero della vicenda è proprio questo: il centro-sinistra non ha un programma. Non l’ha per l’autostrada, non l’ha per i trasporti, non l’ha per il Trentino (nella scheda chiariamo come la scelta su PiRuBi-terza corsia-Interporto implichi due diversi modelli economico-sociali per il Trentino).

All’interno della coalizione poi (tralasciamo le Genziane e le sue effimere convinzioni), la Margherita su questi temi è sensibile solo alle pressioni delle lobby affaristiche.

E la sinistra? La sinistra le idee le avrebbe: elaborate in millanta convegni, e confrontate con i partner dell’arco alpino. Il problema è che delle idee non sa più che farsene. Dopo la resa sulla Jumela, il segretario dei DS Bondi ha deciso che meno si occupa dei contenuti di governo meglio è; si evitano scontri in cui si perde. Ma il problema non è tanto il segretario (che ha vinto un congresso all’insegna del "basta con le menate sulle alleanze, quel che conta è come si governa"; e ora tristemente sostiene che non è importante come si governa, quel che conta è "salvarela prospettiva politica dell’Ulivo"); il problema è il partito (o i partiti, i socialisti dello SDI non sono meglio, anzi devono scontare la gretta litigiosità di chi deve anzitutto rendersi visibile). Immancabilmente i meccanismi di partito portano i vari dirigenti, assessori, consiglieri, sindaci a preoccuparsi di una sola serie di argomenti: alleanze, elezioni, liste, candidati, nomine, congressi. In una parola, di partitocrazia.

L’importante insomma, è giungere al potere; cosa si fa quando poi ci si è arrivati, è secondario. Anzi, a quel punto bisogna operare per rimanerci: quindi non scontentare gli alleati (in quest’ottica non scontentare i cittadini è secondario, la priorità sono i partiti, gli elettori poi si recuperano agitando - finché funziona - l’impresentabilità degli avversari).

Questo, ci rendiamo conto, è una situazione di grave degrado di cultura politica; in cui, annullati i programmi (di idealità, neanche parlarne) rimane solo la voglia di poltrona. Ed ecco spiegato lo scatenarsi sulla vicepresidenza dell’Autobrennero.

I giorni successivi hanno vieppiù aggravato la situazione. Il TAR ha bloccato la Jumela, ma la cosa non ha innescato alcun dibattito (i DS muti, il commento più ambientalista è venuto dal capogruppo di Alleanza Nazionale Claudio Taverna!). L’assessore all’Istruzione Claudio Molinari, condannato per abuso d’ufficio, ha presentato delle (finte?) dimissioni: il che ha subito scatenato tutti i possibili giochi di nuove alleanze, valzer di poltrone, maggioranze variabili...

Ma con questa politica il Trentino non avrà futuro.