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Oriente-Occidente: Brasile, Italia, Giappone

Le principali novità coreografiche proposte dalla XXI edizione di Oriente Occidente, il festival roveretano di danza contemporanea che si è da poco concluso, sono quelle venute dal Brasile, dal Giappone e dall’Italia, alla quale per la prima volta la rassegna ha dedicato un’intera sezione.

A livello di coreografia di gruppo, è stata la compagnia brasiliana Vacilou Dançou della coreografa Carlota Portella, a stupire il pubblico festivaliero per diversi motivi: anzitutto la straordinaria preparazione tecnica dei giovani danzatori, che hanno sostenuto due coreografie estremamente impegnative in termini di concentrazione sia fisica che mentale, poiché basate sulla velocità, su movimenti elaborati senza tregua e contatti tra i corpi. Inoltre hanno stupito i contenuti dei due balletti proposti, intitolati non a caso "Grito" e "Diga-me que horas sao, para saber que esisto?". Entrambi all’insegna di samba? No, non corrispondevano nel modo più assoluto a nessuno dei tanti stereotipi con cui la visione turistico-televisiva dipinge il Brasile tra samba appunto, colori, allegrie carnevalesche, musica e spiagge. Questa compagnia che ha sede a Rio de Janeiro, ha affrontato in una scena nuda, tutta in penombra, il tema della solitudine, dell’incomunicabilità, della competizione sfrenata che porta all’indifferenza per gli altri, ispirandosi ai lavori teatrali di Nelson Rodrigues, il creatore della tragedia moderna in Brasile.

Insieme alla compagnia della Portella, l’artista più applaudito di Oriente Occidente è stato il giapponese Saburo Teshigawara, che ha concluso Oriente Occidente con il suo spettacolo "Absolute zero". Danzatore, coreografo, scultore, artista eclettico, Teshigawara proietta il suo stile coreografico in una dimensione internazionale, volta a superare le barriere tra aree geografiche e culturali. "Absolute zero", composto da due assoli di Saburo ed un duetto con danzatrice, è infatti un capolavoro di sintesi tra tanti segni artistici diversi: nella coreografia egli reinterpreta le figure della danza classica occidentale attraverso i principi delle discipline corporee orientali, Zen in particolare, attente al respiro ed alla fluidità dei movimenti. La musica di Haendel, Mozart e Schubert si alterna con la tecno, mentre tutta la scena in nero, ricreata attraverso linee di luce, è lo spazio vuoto che esalta le complesse evoluzioni di Saburo e le proiezioni di immagini, come un ritratto femminile di Bronzino, che ben si lega alle pose statuarie assunte dal danzatore.

Discorso a parte va invece fatto per la giovane danza italiana, di cui il festival ha ospitato cinque delle compagnie più affermate a livello nazionale.

Su tutte è emersa la grande fantasia e l’audacia dell’originale spettacolo "Invito a cena con Eros", proposto dalla compagnia della coreografa Monica Casadei nella bella corte del Municipio di Isera, da quest’anno nuovo spazio teatrale di Oriente Occidente. Sin dall’ingresso nella corte, il pubblico è stato coinvolto in prima persona dai danzatori della compagnia, per l’occasione bizzarri camerieri che hanno servito stuzzicanti assaggi enogastronomici. E questo per anticipare il ricco banchetto organizzato per la gioia di due gaudenti aristocratici. In questo affascinante balletto culinario, per il quale Monica Casadei è riuscita a fondere con estro e ritmo, citazioni dei dipinti di Arcimboldo e Caravaggio, inquietanti maggiordomi modello de Sade, le suggestive musiche di Mario Arcari eseguite al pianoforte dallo stesso compositore, e le atmosfere del film "Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante" di Peter Greenaway.