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Eurofobia

In arrivo dall’Austria brutti segnali di isolazionismo. E Haider rialza la testa.

La Südtiroler Sparkasse, la Cassa di Risparmio di Bolzano – con buona pace del presidente Durnwalder - è una banca dei Walschen: mai e poi mai ci sarà la fusione della Hypo di Innsbruck con l’istituto di Bolzano. Dopo mesi di battaglia, il vicecapitano Eberle ce l’ha fatta: si ritorna al punto di partenza, ed i bolzanini vanno in cerca di altri, magari più fedeli partners. Ce l’ha fatta, cioè, a silurare il piano di Weingartner e Durnwalder di creare una nuova asse bancaria nord-sud, proiettata verso il mercato dell’Italia settentrionale, anche a costo di rovinarsi la carriera e di rischiare una scissione del partito. Ha dovuto dimettersi da presidente del partito popolare in provincia, un congresso in ottobre sceglierà il nuovo presidente e delfino del Capitano.

Settembre sarà il mese dei lunghi coltelli nel partito popolare: fra tante chiacchiere sul "ricambio generazionale" e sulla "modernizzazione" all’insegna di "Laptop und Lederhosen" (cioè informatica più costumi tradizionali, tirolesità), i vecchie baroni e le tradizionali cordate del partito lottano per il potere. Il toto-capitano, finora, dà per vincente il nostro magnifico sindaco Herwig van Staa, il quale sia politicamente ("cambiare tutto perché tutto resti come prima", in puro stile gattopardesco) che personalmente ("qui commando io", in nome degli interessi forti, e "fuori dai piedi chi non si adegua al ruolo di portaborse) tanto somiglia a Lorenzo Dellai che non è difficile prevedere una giunta van Staa che finirà indecorosamente come la giunta Dellai.

Ma intanto la nostra banca e la purezza del Tirolo (unico e germanico) sono salve, e sia benedetto il Signore... Quasi un secolo fa, un un tipo sovversivo, protetto dal falso nome di Schluiferer (poi smascherato e cacciato dal servizio come traditore della Patria), un libro satirico sul Tirolo l’aveva intitolato proprio "Lontano dall’Europa".

I tirolesi, strana razza di indomabili agricoltori-guerrieri montanari (almeno secondo l’agiografia dominante fra le correnti più reazionarie dei popolari, secondo le quali il partito va comandato dal Bauernbund, la federazione degli agricoltori, sebbene questa fedarazione non rappresenti che un magro 4% dei tirolesi, e sebbene un terzo della popolazione viva in una normalissima area metropolitana europea come Innsbruck, compreso il suo hinterland suburbano), si sentono dunque "lontani dall’Europa".

Ma c’è di più. Sin dall’arrivo al governo della coalizione nazional-reazionaria Schüssel-Haider, l’isolamento dell’Austria sta diventando "isolazionismo", un pericoloso mix di orgogliosa presunzione e querulo vittimismo.

Fermare la centrale nucleare ceca di Temelin? Sì, ma non con investimenti e aiuti per un serio ridisegno del settore dell‘energia ceco, come previsto nella "politica per una zona antinucleare mitteleuropea" dei governi degli anni Novanta, ed ecco il veto contro l’adesione della repubblica ceca all’UE.

Fermare la valanga dei TIR sia sul Brennero che sulle autostrade verso l’est? Sì, ma non con una coerente politica dei prezzi del trasporto che dovrebbero riflettere i veri costi, anche quelli esteriorizzati, come previsto dal nuovo libro bianco della Commissione, e con investimenti per il potenzionamento della ferrovia, bensì con un nuovo protocollo (Transitvertrag), una legge speciale per l‘Austria al di fuori delle norme europee, e più protezionistica sarà (per gli autotrasportatori di casa), meglio sarà.

Sviluppare una politica comunitaria per l’immigrazione? Un corno. Si guardi all’elenco telefonico di Vienna: almeno un terzo dei nomi proviene dall’Est dell’impero absburgico. E come la mettiamo con i tirolesi "germanici" con nomi trentini, bis- e trisnipoti dei lavoratori immigrati che hanno costruito la ferrovia per l’imperatore? Balle, l’Austria non è paese di immigrazione, Haider dixit.

Manca la forza-lavora per il turismo, mancano le infermiere negli ospedali, mancano migliaia di tecnici per l’informatica, gli industriali l’ SOS, e Dio solo sa chi pagherà le pensioni nel 2020, ma la quota per l’immigrazione, stabilita dal governo, resta fissa a 8280 unità annuali.

La purezza della razza austriaca è salva: lo Stato paga 500 euro al mese, nei primi tre anni, per i neonati (il Kinderscheck, l’assegno familiare speciale), e le donne restino in casa a procreare, come comanda Iddio.

Da mesi, i Freiheitlichen, lottando contro la pericolosa (per loro) debolezza nei sondaggi (da quando sono al governo, un quarto del loro elettorato conquistato nel ’99 se n’èandato), sono ritornati alle origini, cioé al nazional-populismo, all’antieuropeismo nudo e crudo. E il cancelliere Schüssel, per tenerli buoni, li lascia fare, mentre la ministra degli Esteri, con il suo sorriso maniacale che probabilmente tiene in frigo durante la notte, prova a rassicurare i partners europei. Da mesi i Freiheitlichen chiedono un referendum nientemeno che sull’ingresso di nuovi membri dell’Unione. Si figuri: un popolo di 8 millioni di cittadini vota sull’espansione o meno di un’Unione di 300 millioni! Roba da brivido. Una cretinata per la quale la cittadinanza, fra la generale ilarità, dovrebbe cacciare questo partito dal governo? Magari. Invece, purtroppo, secondo un recente sondaggio del settimanale Profil, il 55% degli austriaci è favorevole ad un eventuale referendum e solo il 37% é fermamente contrario. Un elettore su tre crede che l’espansione dell’Unione sia utile, mentre il 42% crede che porterà svantaggi per l’Austria. Il che non è assolutamente vero, e lo dicono tutti gli economisti; ma i Freiheitlichen (e certi nazional-socialdemocratici nei sindacati) non hanno tambureggiato invano su "milioni di lavoratori polacchi sotto-pagati" che stanno per rubare i nostri posti di lavoro.

A uno come il sottoscritto,che ha votato No nel referendum sull’adesione dell’Austria all’Unione, per protestare contro l’economicismo del Trattato di Maastricht e per chiedere un’Europa piú "sociale" e piú ecologica, e che oggi è lieto di essere cittadino dell’Unione anziché soltanto cittadino austriaco, non resta che vergognarsi. Ma siamo arrivati a tanto: il partito del No per eccellenza, i verdi, è diventato il partito piú convintamente europeista, mentre i popolari, il partito tradizionalmente più "europeo", sono diventati i paria dell’Europa, e ne sono perfino fieri.

E voi vi lamentate di avere Berlusconi al governo?