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“Opera buffa”: settimana di passione a Trento

"L'Opera buffa del Giovedì Santo" di Roberto De Simone, raffinata congiunzione di storia e musica contemporanea con antiche tradizioni religiose/musicali napoletane.

"L’Opera buffa del Giovedì Santo" di Roberto De Simone è andata in scena al Teatro Sociale di Trento dal giovedì al martedì della scorsa settimana, in curiosa sintonia, quindi, con i tempi del rito pasquale a cui l’opera stessa, sin dal titolo, si ispira. "L’Opera buffa" riprende infatti antiche tradizioni religiose e musicali napoletane e le coniuga, con estrema finezza ed equilibrio, con la storia contemporanea e la musica di area colta, all’interno di uno spettacolo complesso dove teatralità e musica sono strettamente intrecciati. Suddiviso in tre atti, lo spettacolo ripropone echi di una Napoli settecentesca, centro culturale europeo grazie ad una corte ricca che per celebrare i propri fasti investiva in progetti musicali importanti.

Il primo atto dell’Opera buffa è ambientato al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, un centro di accoglienza per bimbi orfani, che qui si potevano riscattare studiando musica. L’opera inizia con i ragazzi in tunichette azzurre che provano al cospetto del potente Principe lo "Stabat Mater" di Pergolesi, da rappresentare il Giovedì Santo, in attesa della risurrezione domenicale.

In questo primo atto De Simone rilegge una delle più importanti pagine della storia della musica occidentale, da cui sono nati gli attuali conservatori musicali, e ricrea il paesaggio sonoro di quel periodo con una serie di citazioni musicali riconducibili alla scuola napoletana, da Pergolesi appunto, a Paisiello a "Lascia ch’io pianga" di Haendel, sulla straziante storia di Titta, un castrato che in cambio della cruenta operazione, scongiurata dal suo compagno di corso, ha ottenuto il successo e ricchezza. Nel secondo e terzo atto sono protagoniste le esplosive ex lavandaie-prostitute, anch’esse emancipate socialmente grazie allo studio del canto ed ora a caccia di matrimoni aristocratici. Le scene qui non sono più al cospetto di potenti principi e prelati, ma di mendicanti e straccioni, per un ambiguo gioco di rovesciamenti, con i due ruoli opposti interpretati dagli stessi attori: si inneggia così all’arte dell’arrangiarsi e di fingere bene anche nella miseria, se si vuole avere comunque credibilità e sostegno.Tra le mura rosso-porpora, colore tradizionalmente associato alla resurrezione pasquale, con fatiscenti e quindi ancora più toccanti immagini di Cristo morente ed il volto della Madonna addolorata, De Simone propone una spietata analisi dei fermenti e delle contraddizioni sociali della Napoli di allora, che è poi la Napoli di adesso e che rispecchia una certa universalità, tanto che anche il pubblico trentino non solo è stato coinvolto emotivamente ma, nonostante il napoletano anticheggiante in cui era recitata l’opera, si è potuto anche identificare nelle tematiche cruciali, legate al potere politico ed all’essenza profonda dell’individuo.

Il tutto trattato comunque con mano leggera e grande poesia che si sprigionava dagli splendidi costumi, dalle scene, dalle luci raffinate, dalla grande compagnia di cantanti-attori e dall’orchestra di Media Aetas Teatro: un’orchestra di stampo settecentesco, formata tutta da solisti per evitare appesantimenti nelle masse sonore e diretta con gesto sicuro e grande respiro interpretativo da Domenico Virgili. Musicalità continua anche da parte degli attori, che hanno interpretato l’opera come una partitura, recitando sempre con ritmo e intonazione.

Tra gli attori sono da ricordare, in particolare, Virgilio Villani nel doppio ruolo "da antologia" di principe e mendicante, e, per il castrato Titta, Angelo Smimmo, un ottimo sopranista.

Ricordiamo infine l’affascinante incontro del sabato pomeriggio tra il pubblico con il direttore d’orchestra Domenico Virgili ed il cantante e chitarrista Filippo Sica. Entrambi gli artisti collaborano con De Simone da diversi anni (in particolare per "La gatta Cenerentola") ed hanno contribuito a far conoscere alla città di Trento la personalità e la poetica del loro maestro. Fra i tanti aspetti emersi, la grande attenzione e cura che De Simone riserva a ciascun artista, tanto che nelle sue opere tutte le parti sono scritte su misura per persone ben precise, in modo da permettere all’artista di esprimersi al meglio, valorizzandone i pregi e aggiustando i difetti. Insomma, un compositore d’altri tempi, amato in tutto il mondo ma scomodo al potere per la coerenza con cui puntualmente, nelle sue opere, denuncia le crisi e le assurdità di oggi.

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