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Tralicci da buttar giù

Ma il terrorismo non c’entra. Sono quelli, ormai inutilizzati,dell’energia elettrica nella Piana Rotaliana.

Nella piana Rotaliana e sulle colline circostanti, così come in tante altre zone fortemente urbanizzate sorgono, accanto a tante altre infrastrutture, centinaia di tralicci elettrici di tutte le dimensioni e fogge. Se a questi si aggiungono i pali meno ingombranti, quelli che supportano a distanza di poche decine di metri uno dall’altro i cavi che forniscono l’energia alle due ferrovie che percorrono questa parte della Val d’Adige, Ferrovie Statali e Trento-Malè, allora la serie di queste costruzioni raggiunge numeri elevati. Una foresta fatta d’acciaio e cemento alla cui presenza ci si è da tempo abituati e che, a parte qualche segnale d’insofferenza più o meno passeggero, è ignorata.

D’altra parte, oltre alla fitta presenza di abitazioni e di imprese che consumano energia, nella piana l’elettricità viene anche prodotta, per esempio nella centrale idroelettrica di Mezzocorona di cui è concessionaria Edison Spa, società del gruppo Montedison che l’energia la trasporta, sotto forma di alto voltaggio elettrico, fin nella pianura lombarda. Ma ora, forse, una parte significativa di questo bosco di ferro e d’acciaio potrebbe essere abbattuto liberando spazi insperati per l’agricoltura e l’ambiente. Infatti, la divisione infrastrutture delle Ferrovie dello Stato, ha recentemente informato alcuni sindaci della Rotaliana che è possibile demolire i tralicci della vecchia linea dismessa negli anni ‘80 che occupa anche parte dei territori di Lavis, S. Michele, Mezzocorona e Roverè della Luna. Si tratta di 150 grandi "piramidi" che in coppia, con campate distanti 200-300 metri una dall’altra, percorrono gran parte della valle dell’Adige da Trento fino a Bolzano. La linea ad alta tensione (132 kVolt) non è più in funzione da almeno quindici anni. Forniva l’energia elettrica, ora trasportata da un altro elettrodotto, alla ferroviaria del Brennero. Dieci anni fa, uno dei fili già privi di corrente cadde sull’autostrada e i cavi conduttori vennero presto asportati onde evitare il ripertersi dell’incidente. Solo sul territorio comunale di Lavis i tralicci sono una quarantina e ora più che mai, in quest’autunno pieno di colori intensi, spiccano, neri e arrugginiti, tra le vigne e i boschi di latifoglia. Si tratta di impianti - ci dice un tecnico delle Ferrovie - alti fino a 50 metri, la cui demolizione non sarà semplicissima, né tanto meno a costo zero. Una ditta specializzata, per la rimozione di un solo traliccio, potrebbe chiedere agli eventuali committenti circa mezzo milione (e non è detto, considerato il probabile aumento della domanda, che il costo non possa lievitare); poi deve essere pure eliminato il basamento di cemento sul quale la " piramide" è stata infissa. E’ ben vero che è possibile ricavare qualche lira dalla vendita del rottame di ferro (fino a 70 quintali per ogni traliccio), ma l’intervento non sarà dei più facili.

Comunque, avvertono quelli delle Ferrovie con involontaria ironia, ai proprietari che dovranno sobbarcarsi le spese di demolizione non verrà chiesta la restituzione dell’indennità di asservimento percepita (dagli avi!) all’epoca (anni 30-40) della costruzione della linea elettrica.

E’ evidente che i primi ad essere rimossi (uno, a Grumo San Michele, è già stato abbattuto e nella stessa zona , altri quattro sono il lista d’attesa) saranno quelli posizionati nei vigneti della piana e della collina più produttiva, dove è facile immaginare che saranno presto rimpiazzati da nuove pergole. Per facilitare l’operazione sarebbe forse utile una regia pubblica, ma non è chiaro se le istituzioni possono intervenire direttamente, considerato che la grande maggioranza degli impianti si trovano su fondi privati. Per ora, in municipio ci si limita a dare qualche informazione: S. Michele ha dato notizia della possibilità di rimuovere i tralicci sulle pagine del periodico comunale, mentre a Lavis stanno cercando di rintracciare i proprietari dei singoli fondi per avvertirli di tale possibilità. Sì, perché le Ferrovie, si sono limitate ad informare i Comuni e non tutti i proprietari che, nella maggior parte sono ancora all’oscuro della novità.

E’ scattata anche l’interrogazione parlamentare del deputato trentino Luigi Olivieri, che si è rivolto al ministro dei trasporti invitandolo ad intervenire affinché i privati non debbano sobbarcarsi le spese della demolizione.

Infine una curiosità che la dice lunga sulla velocità di cambiamento che in questi due-tre anni si è misurata nel settore degli ex enti di Stato, siano essi le ferrovie o i produttori-distributori dell’energia elettrica: solo l’anno passato, (ma attenzione, il dato è ufficioso) Metropolis - una delle società delle ferrovie statali in via di privatizzazione la cui missione è la dismissione al miglior prezzo possibile del grande patrimonio aziendale - aveva valutato in dieci miliardi il valore della linea elettrica abbandonata; la stessa linea che ora viene di fatto regalata a pezzettini…

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