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A cosa serve, esattamente?

Censimento: organizzazione traballante, bizzarre omissioni, e curiosità varie.

Il censimento ha riguardato ovviamente anche la sede della nostra redazione. Una gentile signorina è venuta alcuni giorni fa a portarci il modulo, e subito sono insorti i problemi. Ad esempio, alla domanda riguardante l’attività della cooperativa editrice del giornale, avremmo voluto rispondere "servizi", ma lei badava a dire che il nostro numero di codice rientrava fra quelli indicanti un’attività industriale. Troppa grazia! Dopo breve dibattito si è convinta.

Poi la superficie: vallo a sapere! La cosa si è comunque presto risolta col caporedattore costretto a percorrere in lungo e in largo (letteralmente) i vari locali con un burattinesco passo dell’oca (presumibilmente corrispondente ad un metro), e con qualche moltiplicazione base per altezza. Eccetera.

L’operazione è anche finita sui giornali. L’Alto Adige dell’8 ottobre ("Odissea - di guai - nel censimento") puntava il dito soprattutto sugli aspetti organizzativi: "A Trento – si legge - i rilevatori non sono stati dotati di cartellino di riconoscimento ma di un semplice foglio di autorizzazione", il che non ha aiutato i poveri ragazzi incaricati della faccenda, che in qualche caso sono stati tenuti fuori dall’uscio, e che spesso si sono dovuti scontrare con lo smarrimento dei cittadini di fronte a un questionario dall’apparenza piuttosto arcigna. Per non dire delle peregrinazioni di quelli di loro obbligati a misurarsi con un arredo urbano che, soprattutto nelle periferie cittadine, a volte non contempla i cartelli coi nomi delle strade ed i numeri civici.

E poi il dramma delle case vuote. Da anni ci ripetono le stesse statistiche che registrano l’inarrestabile aumento dei nuclei familiari con una sola persona: bizzarra, a questo punto la sorpresa degli organizzatori, che motivano il protrarsi delle operazioni col fatto che troppo spesso nessuno risponde al campanello. Grazie a dio, in Italia c’è ancora qualcuno che lavora!

Più di sostanza la discussione avviata da un lettore sull’Adige del 14 novembre. Questo signore, omosessuale convivente con il suo amico, si chiede come mai in nessuna domanda del fascicolo egli abbia potuto indicare la propria situazione: "Quanti come me ce ne sono in Italia? Non vi interessa? Forse lo Stato ha paura di scoprire che siamo più di quanto crede?… Almeno nel precedente censimento c’era la voce ‘convivente carnalmente’, che se non altro era molto più vicina del generico ‘convivente senza legame di parentela’".

La lacuna va forse addebitata ad un lodevole rispetto della privacy? Ma molte altre domande (inevitabilmente, in un censimento), non si ponevano questo problema… D’altronde, è assurdo che un censimento non preveda come uno dei suoi risultati più importanti la registrazione dei mutamenti del costume.

Il lettore prosegue poi elencando altre omissioni (perché non una parola su animali domestici o spazi verdi a disposizione?), per concludere infine con il quesito cruciale, che tanti spot televisivi hanno sempre sostanzialmente ignorato: a cosa serve esattamente questa gigantesca mobilitazione?

"Vorrei sapere a che serve sapere quanto tempo ho impiegato per andare al lavoro, forse per migliorare i servizi pubblici?" - si chiede questo signore, e la risposta, positiva, sembrerebbe ovvia.

Poi però constato che alle domande riguardanti la mobilità devono rispondere solo le persone impegnate in un lavoro retribuito e gli studenti. Casalinghe e pensionati che vanno a fare la spesa non interessano: anche sbrigassero le loro faccende andando avanti e indietro con un Tir fra casa e bottega, è come se non ci fossero, i loro mezzi, a quanto pare, non intasano.

E lo stesso discorso vale per chi, come il sottoscritto, svolge un lavoro volontario, ma pur sempre quotidiano e ad orari pressoché fissi. Lo Stato vuol sapere anche da noi se abbiamo un garage o un posto macchina per la nostra vettura, ma non gli interessa se e come la adoperiamo.

D’accordo, possiedo una Rover Mini che misura un metro e cinquanta per tre scarsi: ma non è né invisibile né trasparente.

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