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Ambizioni ridimensionate

La commissione urbanistica provinciale ha valutato severamente i faraonici, devastanti progetti del Piano Regolatore di S. Michele.

Dopo due anni e mezzo di riunioni, discussioni e valutazioni, il Piano regolatore generale di San Michele all’Adige è ancora in alto mare, e forse una buona parte dei quasi trenta ettari di campagna, tra quelli già previsti nel vecchio piano e quelli più recentemente individuati con la variante urbanistica, saranno sottratti all’edificazione. In particolare, i sette ettari di territorio agricolo che si vorrebbe destinare ad uso commerciale e gli oltre ventimila mq. di vigneto coltivato a Teroldego DOC in procinto di diventare area alberghiera, potrebbero continuare a dare il loro contributo al caratteristico paesaggio vitato della Rotaliana. Questa, almeno, l’opinione della Commissione Urbanistica Provinciale, (CUP), che in 10 pagine, seppure interlocutorie, stronca le ambizioni megalomani degli (ex) amministratori comunali di centro- sinistra.

Il municipio di San Michele all'Adige.

Non è però solo l’ex giunta comunale ad uscire battuta dall’analisi della CUP: infatti, non va dimenticato che gli estensori materiali sono dei tecnici profumatamente retribuiti e che, formalmente, il Piano è stato adottato da un commissario ad acta, in quanto la maggioranza dei consiglieri comunali si è trovata in situazione di incompatibilità.

Con linguaggio franco la CUP segnala numerosi errori materiali, sottolinea l’assenza di motivazioni tecniche a sostegno delle scelte, a volte perfino contraddittorie, palesate nel Piano regolatore e infine sottolinea come alcune delle aree destinate a scopi diversi invadono, in quanto comprese in zona agricola primaria, la competenza invalicabile del Piano urbanistico provinciale.

All’occhio più smaliziato del residente, taluni fatti considerati "errori" dai tecnici di Trento assumono però un significato leggibile all’interno delle consuete logiche del "contentino".

E’ vero, è la stessa Commissione urbanistica a premetterlo, l’atteggiamento di prudenza e di salvaguardia dei valori ambientali e paesaggistici assunto dalla commissione deriva dalla carenza di informazioni contenute nel documento del Comune. Resta il fatto che per coloro che avevano a suo tempo criticato il Piano e per Italia Nostra, che si era duramente esposta contro alcune scelte locali, possiamo immaginare sia un vero piacere leggere il verbale della commissione provinciale per l’urbanistica.

I tecnici della Provincia definiscono la nuova area produttiva "enorme rispetto alla realtà del comune di San Michele…, rendendolo simile alle periferie urbane". E ancora: "La statale del Brennero (nel caso di edificazione di quell’area, N.d.r.) viene privata delle belle vedute panoramiche sul castello, sui vigneti e sul conoide di Faedo, che costituisce uno dei più significativi esempi di paesaggio rurale trentino".

La CUP, pur condividendo l’idea di realizzare una struttura alberghiera che possa qualificare l’offerta urbanistica della Piana Rotaliana, sostiene che l’area prescelta, a causa della sua infelice localizzazione si configura "come un’isola soggetta solo agli effetti negativi dell’urbanizzazione, come l’inquinamento acustico, elettromagnetico ed atmosferico".

L’ultimo colpo, a sorpresa, riguarda l’area destinata dal Piano a ospitare attrezzature d’interesse provinciale (l’ Istituto Agrario), e a tale proposito la commissione è lapidaria: "Anche se la proprietà è pubblica - i terreni sono della Provincia - non è giustificato consentire l’edificazione indiscriminata… L’area è in gran parte ricoperta da vigneti che si estendono sui primi versanti della montagna creando un tipico paesaggio rurale trentino". Così, forse, verranno salvati dal cemento anche una parte di quei 150.000 mq. in odore di essere sacrificati.

Dunque tutto deciso? Niente affatto, vedremo come andrà a finire; ma parrebbe difficile, dopo questo primo giudizio, ribaltare la frittata: nonostante sia il commissario il formale titolare del Piano, la nuova amministrazione si è opposta ufficialmente alle scelte più invasive e la contrarietà era già diffusa fin dall’origine, se perfino alcuni consiglieri comunali dell’allora maggioranza avevano pubblicamente preso le distanze.