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Mamma, i francesi!

Trasporto pubblico europeo: l’apertura dei mercati e le manovre dei monopolisti.

Mica siamo nell’ennesimo remake delle battaglie del 1809. Anzi, stiamo parlando del futuro. Del futuro, cioè, del trasporto pubblico nel nord dell’Italia. E’ qui che stanno arrivando i francesi.

E noi austriaci, prima di entrare con voi in Eurolandia, vi diamo un gentile avvertimento. Guardiamo un po’ ai fatti:

Con la legge n. 59/97, e cioé con la regionalizzazzione, e specialmente con il d.lgs. n. 422/97 la responsabilità (ed i soldi) per il trasporto pubblico vennero trasferiti alle Regioni e poi alle Provincie ed ai Comuni. I quali, con le modifiche aggiunte dal d.lgs. n. 400/99, sono obbligati a fare delle gare d’appalto per trovare il miglior offerente sul mercato. Le aziende muncipalizzate (o delle Provincie) devono essere convertite in s.p.a., e devono combattere la competizione di altre società che producono lo stesso servizio pubblico.

Niente di strano, così succede in 11 dei 15 paesi membri dell’Unione. Non vuol dire competizione selvaggia e sregolata di thatcheriana memoria; sempre le autorità competenti (e cioè Comuni, Provincie) ed i loro consigli, possono e devono definire quanto trasporto pubblico (e di quale qualità) vogliono "comprare": la sola produzione del servizio pubblico viene appaltata a chi vince la gara. Questo sistema, specialmente negli stati scandinavi, ha dato i migliori frutti – e cioè più trasporto pubblico, di ottima qualità, a costi più bassi di prima (cioè di quando le municipalizzate godevano di una posizione monopolistica).

La Commissione Europea, dopo più di 5 anni di studi e dibattitti, nel luglio del 2000 ha pubblicato la sua proposta per la modernizzazzione dei trasporti pubblici (decreto 0212/2000). Con questa nuova legge europea, i trasporti pubblici sarebbero stati aperti alla "competizione controllata", appunto sul modello scandinavo. Solo che c’è chi, nei 4 stati rimasti al livello del monopolio pubblico (e fra questi l’Austria) e fra alcuni grandi del settore, ha organizzato la resistenza in nome delle autonomie locali e della democrazia. Così, il Parlamento Europeo, il 14 novembre, ha votato una versione del decreto che prevede, invece delle gare obbligatorie, la libera scelta dei Comuni, anche per il regime di monopolio, se il Consiglio lo vuole. Con la Commissione su tutte le furie, ed il Consiglio dell’Unione indeciso, la nuova legislazione stenta ad arrivare.

In Italia, però, il d.lgs. 400/99 impone ai Comuni di aprire il mercato prima della fine del 2003.

I mercati ancora chiusi, in Europa, rappresentano un giro d’affari di 700 milliardi di euro: un boccone appettitibile. Ci sono le grandi del settore, come Connex o Arriva, che si stanno preparando, con tutto il patrimonio di soldi, ma anche efficienza e know-how, acquisito in anni di competizione sui mercati di mezza Europa. Ci sono anche le ex-municipalizzate che si sono allenate a difendere i mercati di casa.

E c’è chi è un pochino speciale; e ci spieghiamo.

Il decreto della Commissione (bocciato dal Parlamento) prevedeva la reciprocità: chi opera, da monopolista, in un mercato ancora chiuso, non può partecipare a gare su altri mercati. Giusto.

Il governo francese, questo principio lo ha fortemente contestato, appoggiandosi su una risoluzione del Parlamento (della primavera del 2001, votata da una maggioranza atipica di comunisti, socialisti e gaullisti). E perché mai? Quasi tutta la Francia ha "un système déleguée exemplaire", cioé un sistema esemplare delle gare d’appalto per il servizio pubblico nei Comuni (come scrive il mensile La Vie du Rail l’11 luglio di questo anno). Tranne che per l’Ile de France, la regione metropolitana di Parigi, dove la RATP ha il suo monopolio: niente gare, ma soldi pubblici a manciate.

Una legge del dicembre 2000 autorizza la RATP, monopolista in patria, a partecipare alle gare in altri paesi. Ed i dirigenti della RATP (sempre secondo La Vie du Rail) stanno preparando una feroce offensiva: fra 5 anni, un quinto del giro d’affari della società dovrà provenire da mercati esteri (da Singapore a Venezia: "Venezia, Trieste ed altre città dell’Italia settentrionale" - hanno dichiarato al mensile - stanno nel mirino. Nel mirino di un concorrente sleale, monopolista a casa, liberista e globalista all’estero; come, del resto, altri colossi d’oltralpe. O avete mai visto la tanta chiacchierata liberalizzazione del settore energetico in Francia, dove regna suprema la EdF con le sue centrali nucleari?

Attenzione, dunque: la liberalizzazione, l’apertura di mercati chiusi, può essere un bene sia per gli utenti che per i Comuni. Si può veramente arrivare ad avere più trasporto pubblico di alta qualità a costi ragionevoli. Ma quando arrivano i monopolisti, forti della loro rendita di posizione ...

Mamma, arrivano i francesi: si salvi chi puó!