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San Michele: speranze deluse

Malgrado tutto, va avanti l’insano progetto di costruire un casermone accanto alla storica sede del Museo di S. Michele.

La Provincia ha compiuto un altro passo verso la costruzione del nuovo convitto dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige. Nonostante le prese di posizione contrarie al progetto che prevede la realizzazione di un edificio moderno a pochi passi dall’ex convento agostiniano fortificato le cui prime notizie storiche risalgono al 1145, la macchina burocratica della provincia prosegue il suo cammino. Neanche la recente interrogazione dei consiglieri provinciali Passerini e Chiodi sembra aver fatto cambiare idea all’assessorato provinciale all’edilizia pubblica ed alla sua struttura dirigenziale.

Nell’interrogazione i consiglieri diessini hanno ripreso molte delle argomentazioni utilizzate da Italia Nostra per affermare la propria contrarietà all’opera." Il castello - argomentava Italia Nostra - attualmente sede del Museo provinciale Usi e Costumi delle Genti Trentine, a nord e sul retro della chiesa l’ex convento, sede originaria dal 1874 dell’Istituto Agrario, rappresentano un insieme di edifici molto pregevole sotto il profilo storico culturale e tradizionale. E’ elemento paesaggistico che caratterizza e distingue la borgata di San Michele, visibile dall’autostrada, dalla ferrovia, dalla strada statale, dalla strada del vino e da quelle vie che da est scendono da Faedo e dalla Valle di Cembra. In quest’ambiente di rara bellezza e di unico valore, l’Istituto Agrario intende costruire un massiccio edificio (volume 15.000 metri cubi circa; altezza di quattro piani) da adibire a convitto nel quale ospitare gli studenti, i professori, i ricercatori. L’esigenza c’è, in quanto il vecchio convento non è più utilizzabile per questo scopo, ma l’impatto negativo che causerebbe la costruzione progettata dal Servizio Edilizia Pubblica provinciale è evidente, sia sotto il profilo paesaggistico, sia sotto quello storico e monumentale. Siamo decisamente contrari alla costruzione del convitto nell’area dell’attuale campo di calcio e confidiamo nell’attenzione delle Istituzioni provinciali preposte alla salvaguardia e al controllo paesaggistico e monumentale".

L’associazione ambientalista proponeva alternative: "Esiste un progetto esecutivo del 1989, a firma dell’arch. Renzo Aste, molto più rispettoso della preminente importanza monumentale e paesaggistica dell’ex convento, come peraltro l’Istituto Agrario eretto negli anni ’60 sotto l’impulso dell’allora Presidente provinciale Bruno Kessler e sotto il controllo monumentale e paesaggistico lungimirante del professor Nicolò Rasmo. Anche in questo caso la costruzione comporterebbe la perdita di un’ampia superficie agricola pregiata, di entità però minore rispetto a quella che sarebbe occupata dai due nuovi campi sportivi (sì, perché in cambio del campo di calcio sul quale sarebbe realizzato il nuovo casermone, la Provincia ne realizzerebbe altri due poco più lontano, uno dei quali costerebbe altri svariati miliardi. n.d.r.). Una seconda alternativa da approfondire è legata al recupero dei volumi non più o scarsamente utilizzati, quali la grande stalla dell’Istituto e i contigui magazzini: in quest’ultima ipotesi il risparmio di terreno risulterebbe massimo."

Anche il direttore del Museo degli Usi e Costumi delle Genti Trentine, che nell’antico convento ha la sua sede, è contrario all’iniziativa. Giovanni Kezic, parla di "interventi scellerati" e di "un casermone, alto quindici metri che oscurerà per sempre la storica visione, così assorta e solenne, della vecchia Prepositura sullo sfondo della Piana Rotaliana e della Valle dell’Adige". E citando altri interventi che secondo il direttore del Museo hanno danneggiato la parte storica dell’Istituto, parla di "incuria e imbecillità" che hanno trasformato "il paesaggio grandioso di questa porta dell’Europa, già santuario di una civiltà rurale avanzata e matura, in suburbio indistinto e squallido ormai tagliato fuori dalla grande corrente del turismo enoculturale".

L’aspetto forse più sorprendente della vicenda è che, nella zona, contrariamente al caso del nuovo convitto, la Provincia ha mandato segnali importanti verso la difesa dell’ambiente: ha messo paletti pesantissimi (forse insuperabili) alla realizzazione del grande centro commerciale in quel di Cadino e, almeno finora, ha pesantemente bocciato le smisurate ambizioni del nuovo piano regolatore di San Michele. Invece, quando si tratta di affrontare la gestione dei propri beni (l’Istituto Agrario ed il Museo etnografico di San Michele appartengono alla PAT) la provincia marcia nella direzione opposta. "A questo punto - allarga le braccia sconsolato Giorgio Rigo - non resta che sperare in un sussulto di buon senso; come Italia Nostra non sappiamo cos’altro aggiungere".

Non è però ancora detta l’ultima parola. Infatti con la determinazione numero 177 dell’11 dicembre , è stato approvato il progetto dell’ingegner Alberto Salizzoni nella sua fase definitiva (12 miliardi) riservando ad atti futuri l’approvazione della fase esecutiva. Rimarrebbe, quindi - volendo - ancora lo spazio per un ravvedimento.