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Proroghe: da qui all’eternità

Eliminazione delle barriere architettoniche, dopo tre anni e due proroghe, i consiglieri provinciali ammettono: abbiamo scherzato.

Vi sembrerà inverosimile, ma a 20 anni da quando Natale Marzari occupava per giorni ascensori a misura di sardina in edifici pubblici ed utilizzava il martello per demolire scalini, c’è ancora bisogno di concedere proroghe per eliminare queste e mille altre barriere architettoniche.

Ha una storia curiosa il tentativo di rimuovere quelli che burocraticamente vengono definiti "ostacoli alla deambulazione". Si inizia nel lontano ‘71 quando il Parlamento, con la legge n° 118, dette le linee-guida in materia di invalidità civile, tra cui l’eliminazione delie barriere architettoniche in edifici pubblici o aperti al pubblico.

Le intenzioni, integrate nel ‘78 dal regolamento di attuazione, sono esemplari, ma restano per anni a livello nazionale un’esercitazione declamatoria e lo rimarrebbero anche a quello locale se non ci pensasse Natale Marzari a recepirne lo spirito con il suo sbrigativo "fai da te". Un decennio di martellate rabbiose prima che piazza Dante si dia una mossa e faccia propria, il 7 gennaio ’91, la Legge 118: entro il 31 dicembre ’98 andrà rimosso ogni impedimento alla deambulazione.

All’avvicinarsi della scadenza, però, le inadempienze nel rispetto dei tempi appaiono così diffuse da rendere inevitabile la richiesta di una proroga, subito concessa quasi senza clamore: due anni netti, fino al 31 dicembre 2000. Non la passa altrettanto liscia una seconda proroga, che prevede il bis: altri due anni, fino al 31 dicembre 2002. Anticipata nel corso dell’estate dalla terza Commissione, questa volta appare palesemente come un metodo per non affrontare il problema.

Immediatamente comuni cittadini e disabili con le associazioni di settore Anglat, Handicrea, Anmic, Tribunale del malato manifestano aspro disappunto. Francesco Piscioli, medico di Rovereto, organizza il "Vergogna Day", una marcia di protesta con tappe in vari centri della provincia, distribuzione di volantini e raccolta di firme contro la proroga, da consegnare al Presidente del Consiglio Provinciale, Cristofolini.

Indirizza anche una dura lettera aperta ai Consiglieri componenti la terza Commissione:Giovanazzi, Dalmaso, Panizza, Chiodi, Boso, Cominotti e Fontana: "Nel vostro testo emendato e corretto... avete proposto un ulteriore rinvio dell’abolizione delle barriere architettoniche stabilendolo al 31 dicembre 2002. Se fosse approvato dalla giunta provinciale, per altri due anni la dignità umana verrebbe calpestata ed i diritti dei disabili disattesi. Chi riparerà a queste persone le sofferenze subite per la vostra insensibilità?"

A fine settembre il rendezvous con Cristofolini e la terza Commissione per recapitare le 5.500 firme raccolte contro la proroga; ironia della sorte, la consegna avviene nell’atrio del palazzo della Regione, perché i piani superiori sono di difficile accesso ai consegnatari. Segue uno scambio di opinioni, durante il quale Commissione e tecnici ribadiscono l’inevitabilità di questa seconda dilazione, promettono a breve il censimento delle barriere architettoniche e ne garantiscono la rapida eliminazione. L’assessore Casagrande, il più in causa nella vicenda, si fa garante della promessa, affermando che le sanzioni per chi non rispetterà la messa a norma degli edifici entro la nuova scadenza "saranno ben aspre": multa del 4 per mille sul valore catastale dell’immobile aumentata del 50% per ogni anno di mora.

Conclusione giovedì 5 ottobre, 2000 quando il Consiglio Provinciale ufficializza con lo sconto i tempi del definitivo ultimatum: entro il 31 dicembre 2001 (e non più 2002) andrà eliminata ogni barriera, o per lo meno andrà presentata domanda per farlo anche senza allegare il progetto. Voto quasi all’unanimità: 23 sì, 1 no e 2 astenuti.

Serpeggiano mugugni, ma quel "le sanzioni saranno ben aspre" li assopiscono; e poi questa non è forse l’ultima proroga? Non resta che attendere il 31 dicembre 2001 per il funerale delle ultime barriere.

Ma...c’è sempre un "ma" in queste storie: le 500 richieste depositate a tutto settembre 2001 su 17.000 potenziali parlano da sé e convincono la Provincia che di questo passo sarà necessario concedere proroghe per i prossimi 100 anni. Ecco allora il colpo d’ala: basta sputtanarsi con proroghe a tempo determinato, meglio - nelle parole dell’ assessore Muraro - "affidarsi per l’avvenire (tempo dai contorni quanto mai indefiniti, n.d.r.) al principio del buon senso piuttosto che ad una estrema rigidità". L’obbligo di sbarrierare sostituito da una raccomandazione accompagnata dalla promessa di aumentare la percentuale a carico dell’ente pubblico.

Affermava il cardinale Richelieu: fare una legge e non farla rispettare equivale ad autorizzare la cosa che si vuole proibire. La conoscevano di certo i più perspicaci tra i non in regola: niente temutissime (?!) sanzioni ben aspre, il contributo potrà aumentare oltre il 50% della spesa e potranno fare le cose con comodo.

Intanto dai primi di gennaio fluiranno dalle tasche dei contribuenti a quelle dei consiglieri altri 450 euro (900 mila lire: non è prevista alcuna proroga a favore dei primi...)

Nell’attesa di sviluppi, proviamo a spiegare ai signori della terza Commissione e agli inadempienti a cosa e per cosa hanno rispettivamente concesso e ricevuto una proroga indeterminata.

Come premessa aliamo la definizione di "barriera architettonica" data da M. Ponzio nel suo testo "Barriere Architettoniche": "Si intende tutto quello che, nell’ambiente costruito, ostacola la persona nel compimento di un’azione, in quanto non adeguato alle capacità fisiche, psichiche e sensoriali della persona stessa. Tutti i prodotti della progettazione possono, in opportune condizioni, costituire barriera architettonica: oggetti, arredi, componenti architettoniche, distanze ecc.

Ogni individuo inoltre ha capacità e idoneità differenti e mutevoli nel tempo: da bambino ad anziano, da pienamente valido a temporaneamente dìisabìle, ecc.. Da tutto ciò consegue che l’ambiente costruito deve offrire le medesime opportunità a tutti gli individui, per non escludere nessuno dall’uso di un oggetto o di un luogo".

Alcuni esempi di barriere: edifici con ascensori troppo stretti (inferiori a 95 x 130) o mancanti, accessi ad uffici o luoghi pubblici (bar, cinema, stadi) con gradini, servizi igienici inadeguati, marciapiedi privi di invito, passaggi pedonali inaccessibili, porte o passaggi angusti (meno di 85 cm.), spazi insufficienti alle manovre di carrozzine, mancanza di scivolo tra piani sfalsati, altezza eccessiva di apparecchiature (superiore a 120 cm.), scale di pendenza eccessiva e senza corrimano, apparecchiature in vani non agibili, mancanza di spazio laterale per aprire porte..,

Sul piano pratico, è una barriera la mancanza dì un ascensore che impone di attendere sul marciapiede l’impiegato di un ufficio pubblico per farsi consegnare un certificato, è una scala troppo ripida che obbliga un anziano a trasformare la saletta del primo piano nella camera da letto, è l’assenza di uno scivolo per superare quattro gradini, il che costringe a rinunciare ad un posto di lavoro, è un bagno inaccessibile a scuola, è il giroscale stretto che non lascia portar su in carrozzina, sono i sei scalini che impediscono di entrare in chiesa, è dover cercare la disponibilità di qualcuno per farsi accompagnare in un centro commerciate perché manca un servizio di trasporto alternativo, è un treno non attrezzato per carrozzine che impedisce un’escursione con il circolo.

Sul piano umano, una barriera è un ostacolo alla vita di relazione che spinge un disabile verso l’isolamento piuttosto che verso l’integrazione; è la presa di coscienza della non realizzabilità dei propri progetti esistenziali, culturali, sociali, affettivi; è il deterioramento dei rapporti con gli altri e delle condizioni di dipendenza verso il proprio coniuge, figli, parenti, amici; è l’impossibilita di svolgere attività lavorative con conseguente disoccupazione e ricorso all’assistenza pubblica o privata; è la difficoltà di frequentare la scuola (dell’obbligo e superiore) o altre strutture formative per l’inserimento lavorativo; è il ricovero in strutture ospedaliere per cure e prestazioni riabilitative che potrebbero essere fomite tramite ambulatorio o day hospital; è la rinuncia a priori a pensare e fare mille cose che potrebbero dare un senso di pienezza alla quotidianità, è l’innesco a situazioni di disadattamento.

In cauda venenum o almeno un po’: parlando di eliminazione delle barriere architettoniche si fa solitamente riferimento alle esigenze di menomati fisici (o sensoriali), nati o diventati tali nel tempo, giovani o adulti. In prospettiva però ognuno di noi, consiglieri provinciali ed inadempienti compresi, è un disabile, perché l’età media degli Italiani si sta alzando (oggi è di 78 anni) e sempre in numero maggiore andremo incontro a patologie invalidanti tipiche dell’età avanzata, quali osteoporosi, artriti reumatoidi, neuropatie, oppure semplicemente soffriremo di difficoltà motorie legate al peso stesso degli anni. Se avete orecchi per intendere...

La proroga dunque, proprio una bella ideai! A proposito, lo sapevate che un architetto di Verbania si è preso 20 milioni di multa, tre mesi di sospensione dall’albo degli architetti e la condanna al risarcimento dei danni morali per aver costruito due sale cinematografiche senza ascensore e bagno per disabili? Se la legge è uguale per tutti...