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Natalino Balasso: comicità in controtendenza

Il comico del programma Tv "Zelig" all'Auditorium di Trento: spettacolo riuscito, comicità originale.

Venerdì 12 gennaio l’attore comico Natalino Balasso si è esibito al Teatro Auditorium di Trento con il suo "Balasciò", spettacolo di pura comicità teatrale. Rispetto al Balasso che siamo abituati a vedere in televisione nel programma "Zelig", in teatro il comico veneto interpreta una serie di personaggi ben caratterizzati tra cui vi sono, naturalmente, il pornodivo ed il professore Anatoli Balasz che lo hanno reso celebre in televisione. E proprio sull’onda fortunata di "Zelig", quest’anno ritornata in Trentino per il Capodanno in diretta nazionale, ma anche per via del successo personale che Balasso ha riscosso in questi ultimi anni nella nostra regione, ben mille persone sono accorse all’Auditorium dove hanno accolto questo ormai mitico comico con un tifo da stadio.

Tra una scenografia essenziale e luci ben curate, Balasso dà corpo a irresistibili personaggi (su tutti il santone Salabàr, il classico occidentale cialtrone e invasato a seguito delle illuminazioni orientali) e voce a straordinari monologhi dove acrobazie verbali, giochi linguistici, sferzate ironiche e travolgente divertimento sono la sintesi di un lungo percorso di ricerca nell’arte comica. Percorso intrapreso con coerenza e soprattutto originalità e che fa di Balasso un autentico fuoriclasse della comicità, che non ha nulla a che fare quindi con il solito cabarettista, tutto simpaticone e con battute di breve respiro.

Un’ora prima dello spettacolo abbiamo incontrato Natalino Balasso per alcune riflessioni sulla sua arte.

Lei può essere considerato l’esponente di una nuova scuola veneta della comicità?

"Più che di scuola, è una questione di accenti linguistici che tendono ad affermarsi in televisione, visto che la mia formazione comica è soprattutto di area bolognese. Io mi rifaccio in qualche modo ai personaggi della Commedia dell’Arte nella versione più tardiva, quando si proponevano ad un pubblico più vasto e si limitavano quindi ad accentuare una parlata ma senza le costruzioni tipiche del dialetto. Essere identificati con una regionalità ti può dare successo in quella regione, ma per essere riconosciuti a livello nazionale la cosa è diversa. Probabilmente un napoletano apprezza Troisi per la sua napoletanità forte, mentre io che sono veneto lo apprezzo per motivi che sono più universali. Oggi poi la vera scuola per i comici è il cinema e la televisione che impongono modelli ben precisi".

Così non si rischia l’omologazione?

"Secondo me l’omologazione c’è già, però negli ultimi anni grazie alla televisione tanti comici si sono affacciati al panorama nazionale e questo crea periodi di flusso e riflusso dove i comici più affermati imbolsiranno, e quando la gente vorrà una comicità diversa salteranno fuori nuove ondate".

Come nascono i suoi personaggi?

"Il professore è nato per il teatro e gli stessi Gino e Michele erano perplessi sul proporlo in televisione perché ha dei tempi ed un linguaggio poco televisivi; ma veniva sull’onda di un altro personaggio, l’attore porno, che invece è stato costruito per la televisione, con respiri brevi ed una parlata che non si può ascoltare per tre quarti d’ora, in falsetto mezzo urlato".

Perché sesso e comicità vanno d’accordo?

"La comicità riguarda l’uomo nella sua natura più intima, le sue pulsioni di desiderio ma anche di castrazione. Sesso, religione e socialità sono temi forti e sempre presenti nel comico, perché fanno parte di tutti".

Cosa fa divertire Balasso?

"Sto seguendo con grande piacere il ‘Letterman Show’ sul satellite della Rai. E’ molto divertente e si vede come da questo spettacolo siano partiti molti comici italiani; ed è buffo vedere come ogni stato abbia il suo ‘Letterman Show’. L’omologazione di cui si parlava è già presente in tutta Europa".

I prossimi progetti?

"Ho terminato di scrivere una commedia che si intitola ‘Tragedia da ridere’ e che fa molto ridere anche se parla di temi molto seri, dalla salute all’amore. La proporrò con la Compagnia dello Gnorri che ho formato a Bologna".

E’ quindi un lavoro che si ispira all’attualità?

"Sì, anche se poi cerco sempre gli universali, cioè quelle cose che ci toccano tutti nell’intimo e nel profondo".

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