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Rovereto: i Califone dal vivo

Da Chicago al Teatro ex-ATI, il post-rock americano: canzoni ridotte a brandelli, lunghe composizioni imbastite attraverso facili trucchetti.

Il 9 gennaio al Teatro ex-ATI di Rovereto sono di scena i Califone, giovane gruppo di Chicago. Il concerto come di consueto è organizzato da "Dissonanze Armoniche".

Una volta le canzoni erano una via di comunicazione molto importante. Inni generazionali hanno attraversato tutti gli ultimi decenni. Da "My generation" degli Who a "God save the Queen" dei Sex Pistols, fino al rock più militante del reggae terzomondista di Linton Kwesi Johnson o del combat-rock dei Mano Negra. Ma le canzoni ci hanno fatto innamorare: come "Let’s get it on" di Marvin Gaye. Oppure le abbiamo cantate negli stadi: quanti inni si sono sentiti su "Yellow submarine" dei Beatles! Ora tutto ciò è scomparso. Ogni ideale è confuso con la retorica, oppure il malessere esistenziale porta al suicidio, vedi Kurt Cobain.

I Califone, e tutta la compagnia del cosidetto post-rock, interpretano la fine della grande canzone americana. Quella che ha prodotto grandi personaggi come Springsteen o Neil Young, tanto per intenderci. Le canzoni sono ridotte a brandelli. Invece di avere il classico sviluppo armonico basato su (almeno) strofa e ritornello, un breve accenno melodico simile a una filastrocca è sufficiente per imbastire composizioni molto lunghe. Il trucco è facile. Si ripete due volte la filastrocca su una base ritmica abbastanza lenta e poi si attacca una lunga divagazione strumentale. Peccato che tale sezione sia in genere basata su due accordi (ma proprio due!) e che si affidi a effetti abbastanza standard, come chitarrelle con gli echi e percussioni pseudo etniche.

Il genere musicale è in voga ormai da diversi anni, eppure non ha ancora prodotto un disco decente (cioè almeno uno di quei dischi che diventano un culto nell’underground). E pazienza: si dirà che i gusti sono gusti. Ma neanche i personaggi sono un granché: il più noto del giro è un tal Jim O’Rourke, che deve la sua fama più alla luce riflessa della sua collaborazione con i Sonic Youth (gruppo che comunque vive della gloria dei suoi anni 80), che a qualche sua trovata originale nel mondo delle "indie".

Rimane una considerazione: una volta suonare rock significava salire su un palco e "spaccare tutto". Oggi 5 "nerds" arrivano da Chicago a Rovereto. Stanno seduti (!) per un’ora e mezza a suonare canzoncine senza una parola di saluto e vanno via. Onestamente: è molto più "cool" Ricky Martin!

Per fortuna il teatro è un luogo molto comodo per vedere questi concerti ed il costo del biglietto è così irrisorio che se si prendono delle "sole" si può portare pazienza; e quando il concerto è stupendo, come il precedente di Lalli (Le belle, difficili canzoni di Lalli), ci si sente cambiare la vita!

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