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“L’Histoire du Soldat”

Convincente la versione della Ensemble Nuovo Contrappunto dell'opera di Stravinsky.

E’ facile ritrovarsi a contrattare la propria felicità con il diavolo, soprattutto se sei un soldato squattrinato con la pancia vuota in cammino verso casa. Capita però a volte che, alla fine dei conti, l’impuro abbia l’ultima parola.

Igor Stravinsky in una foto degli anni '50.

Nel 1917 Igor Stravinsky trae da questa fiaba russa di Aleksandr Afanas’ev l’argomento dell’Histoire du Soldat, creando un nuovo genere di teatro musicale, sintesi delle arti volutamente anti-wagneriana.

L’idea era quella di un teatrino ambulante, facilmente trasportabile da una città all’altra, composto da una piccola orchestrina di soli sette strumenti, un narratore, tre personaggi ed un danzatore. La scenografia doveva essere ridotta all’essenziale e presentare l’orchestra stessa sul palco, bene in evidenza per il pubblico, sottolineando così l’equivalente importanza della parte musicale con quella teatrale. La musica viene qui concepita da Stravinsky come una successione di brani a sé stanti (sia dal punto di vista compositivo sia per le svariate provenienze degli elementi melodici) che si svolge simultaneamente alle fasi del racconto, ora narrato, ora recitato.

La notevole esecuzione della Ensemble Nuovo Contrappunto, diretta da Mario Ancillotti, e dell’unico "musicattore" Luigi Maio, seppur in forma ridotta e presentata nella versione italiana, ha reso magnificamente la "severa festosità" di cui parla Alfredo Casella, testimone della costante serietà e compostezza che domina l’opera stravinskiana pure nei momenti funambolici e paradossali.

Ascoltiamo un tango argentino, un rag-time americano, un pasodoble spagnolo: sembra che Stravinsky voglia attraversare personalmente ogni esperienza musicale europea ed occidentale, così distante dalle sue origini russe. Capita quindi che, nel susseguirsi degli eventi fiabeschi, il soldato improvvisi con il violino un valzer viennese, oppure che un corale bachiano segua alle profezie di un diavolo.

Ci ha decisamente convinto la ritmicità dell’interpretazione ascoltata, voluta altresì in partitura dalla presenza delle percussioni, che assecondano per tutta l’opera, sino all’ultimo ghigno, un diavolo dai mille travestimenti. Accanto agli idiofoni troviamo sul palco un violino (curioso oggetto del contendere nella fiaba di Afanas’ev) ed un contrabbasso, un clarinetto ed un fagotto, una cornetta a pistoni (qui tromba) ed un trombone: rappresentanti estremi delle famiglie orchestrali!

Bravi i musicisti e bravissimo l’attore Luigi Maio, istrionico, comunicativo ed altrettanto musicale. Lui è il narratore, ancora lui il povero soldato gabbato dal diavolo, sempre lui l’impuro nei suoi travestimenti (un capolavoro la figura della ridicola vecchietta/mezzana la cui voce tradisce il diabolico ghigno).

L’Ensemble Nuovo Contrappunto nasce all’interno del Laboratorio di Musica Contemporanea, avviato nel 1995 presso la prestigiosa Scuola di Musica di Fiesole. In tale situazione questi giovani musicisti hanno potuto collaborare direttamente con autori contemporanei quali Berio, Petrassi, Sciarrino, Manzoni, Pennisi, Bussotti e Clementi.

Ci auguriamo, quindi, di poter riascoltare presto questi validi interpreti, sicuramente in altre produzioni del linguaggio novecentesco.

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