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Faedo e il turismo: perché no?

Il piccolo comune della Rotaliana punta sul turismo “dolce”.

Faedo, il più piccolo dei comuni della Rotaliana, che domina la Piana dai suoi circa 600 metri di altitudine, tenta la strada dello sviluppo sostenibile. Mentre i comuni "guida" Mezzocorona, Mezzolombardo e San Michele sono alle prese con le consulenze milionarie che dovrebbero trovare nelle pieghe della legge sui Patti Territoriali il pretesto per accedere ai benefici di una normativa nata per sostenere le aree svantaggiate, Faedo è già partito.

Il piccolo comune ha già dimostrato, trovando buoni alleati tra le associazioni ambientaliste e negli uffici provinciali, di saperci fare allorché è riuscito a bloccare (almeno per il momento) la costruzione di un grande centro commerciale ai piedi del castello di Monreale. Non è quello dei capannoni, secondo gli amministratori di Faedo, il modello da seguire: meglio uno sviluppo sulla strada del turismo del vino.

L’idea parte dalla constatazione che sono quattromila l’anno le persone che si recano sulla collina per visitare (acquistando vino) le quattro cantine che hanno sede nel paese. Accanto all’idea, però, anche la convinzione che solo con una forte partecipazione è possibile esaltare le potenzialità di Faedo. Sono da considerare importanti sia la nascita di una nuova struttura ricettiva (un agritur, un garni, ecc.), come pure il rifacimento della facciata di una vecchia casa, la cura dei giardini e dei balconi. E a questo proposito va registrato il ritardo dell’amministrazione, che non riesce a sistemare l’ingresso del paese imbruttito dalla presenza di un magazzino comunale che nasconde parzialmente la chiesa.

Cogliendo anche le opportunità fornite dal Fondo Europeo di Sviluppo, è nata l’idea di esaltare la vocazione enoturistica del paese e della sua comunità. Il percorso è partito dalla convinzione che senza la partecipazione della comunità e delle imprese locali ogni progetto è destinato alla fine a fallire. Con la regia di ACLI Terra, è stata sviluppata una breve analisi socio- economica, che ha evidenziato i punti di forza e di debolezza della realtà locale. Tra i punti di forza è emersa la posizione geografica un po’ decentrata ma nello stesso tempo relativamente vicina (5 chilometri) al casello dell’autostrada ed alle strade statali del Brennero e della Val di Non, l’eccellente offerta paesaggistica e la buona trama di sentieri escursionistici, la presenza di importanti produttori vitivinicoli e la contiguità con il rinomato Istituto Agrario di San Michele all’Adige, un forte associazionismo e volontariato.

Tra i punti deboli lo studio ha invece sottolineato la carenza di servizi e di infrastrutture, la scarsità di servizi di accoglienza e di ricettività, la mentalità "difensiva" di una parte della popolazione e la conseguente limitata cultura per affrontare eventuali maggiori flussi turistici, una scarsa integrazione tra paese e frazioni.

Dopo la prima fase di analisi, il comune ha indetto alcune assemblee alle quali (ci hanno riferito gli amministratori comunali) hanno partecipato sempre una cinquantina di persone. Oltre al compito di raccogliere spunti e suggerimenti, le riunioni pubbliche avevano lo scopo di misurare il grado di interesse "popolare" verso l’iniziativa. Alle riunioni è seguito un corso di formazione, coordinato da Mario Pastore (consulente agriproget che in Trentino ha curato importanti iniziative) al quale hanno partecipato una quindicina di persone. Presenti: la Pro Loco, i due albergatori locali, il rappresentante della cassa rurale, i titolari degli agritur, di alcune aziende agricole e delle cantine locali.

Al corso erano stati invitati anche imprenditori non residenti nel comune, ma da questo punto di vista la risposta è stata deludente: si è fatto vivo solo il titolare di una nota azienda vinicola di San Michele, che peraltro sta realizzando un’importante iniziativa nell’ambito dell’enoturismo che ben si sposa con il progetto di Faedo.

Il corso sarà completato con una visita guidata a Rada in Chianti, (Toscana), che negli ultimi anni - dicono gli organizzatori - è riuscito a sviluppare in maniera esponenziale il turismo dolce, legato all’interazione tra il paesaggio e la produzione vitivinicola.

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