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Trento come Silicon Valley, basta solo che…

Tecnologia e ricerca: quando la comunicazione è poco seria.

"La ricetta per copiare Silicon Valley" è l’appetitoso sotto titolo che campeggia nella pagina economica de L’Adige: "Esistono le basi per creare il distretto hi tech" - ribadisce, promettente, l’occhiello. "Il Trentino Alto Adige come Silicon Valley. L’ipotesi è affascinante, ma meno utopistica di quel che sembra…" è l’avvio dell’articolo, in cui Francesca Quattromani riferisce l’intervento ad una conferenza del prof. Fausto Giunchiglia, pro rettore dell’Università di Trento per l’informatica.

Silicon Valley.

Il pezzo, secondo noi, è esemplare: il bla bla bla tecnologico spinto alle estreme conseguenze.

Qui occorre fare due premesse.

Premessa numero uno. Siamo assolutamente convinti che il futuro del Trentino si possa e si debba giocare sul decisivo piano della formazione e della tecnologia. Non solo: ci risulta che la ricerca in Trentino abbia davvero imboccato strade potenzialmente molto promettenti (ad esempio, alla Facoltà di Scienze si sta lavorando su laser al silicio, che rivoluzionerebbero i computer; e a dispositivi per immagazzinare l’idrogeno e renderlo facilmente disponibile per i motori, cosa che porterebbe all’auto pulita).

Premessa numero due. Non abbiamo alcuna difficoltà a pensare che sia il prof. Giunchiglia che la collega Qauttromani siano, nei loro campi, dei seri professionisti. Ma di sicuro, il combinato della conferenza di Giunchiglia come riferita dalla Quattromani porta a risultati semplicemente grotteschi.

Oddio, nel campo della comunicazione sul tema ricerca-tecnologia, già la buonanima di Stringa, il primo direttore dell’Irst, ci aveva abituato all’incredibile. A dire il vero Stringa, nei suoi ripetuti roboanti annunci ufficiali, non parlava a vuoto, raccontava bufale, che è cosa diversa: a Trento si era trovata l’arcivernice dalle proprietà miracolose, il supercomputer che avrebbe fatto invecchiare tutti gli altri, il nuovo robot…

Messo da parte Stringa (i cui annunci fasulli avevano creato forti imbarazzi nello stesso istituto), l’Irst assumeva uno stile sobrio e concreto. E la comunicazione sul tema veniva assunta dalla classe dirigente trentina, che si orientava verso una generica, banale serialità: in ogni discorso, conferenza, programma, si inseriva la formula magica "Università, Itc, Irst, San Michele ecc" che avrebbe da sola dovuto evidenziare la propensione del Trentino verso la ricerca, e la competenza del relatore sull’argomento.

Adesso invece, l’inopinato tandem Giunchiglia-Quattromani, ci offre un colpo d’ala.

Si inizia infatti subito con un’immagine dall’eccezionale inventiva. Motivo fondamentale della propensione alla ricerca della nostra regione sarebbe la sua "posizione geografica di tutto rispetto", in quanto risulta un "bacino di raccolta ideale per i ‘cervelli’ in arrivo dal mondo latino e da quello tedesco". Immaginifico. Pensate un po’ a questi "cervelli" latini e germanici, che vagolano senza meta, catturati da un "bacino" (è qualcosa come un roccolo?) situato in posizione strategica…

Andiamo avanti. Abbandonato il "bacino", subito dopo la regione diventa "una piattaforma" che risulterebbe "interessante per lo sviluppo dell’alta tecnologia e per il lancio sul mercato dei prodotti." Perché? Anzi, cosa vuol dire? L’articolo non scende in dettagli.

In compenso pone una condizione: "Perché tra le nostre montagne si compia il ‘miracolo’ già visto nella valle californiana" ci vuole un "pubblico committente". Qui siamo in effetti alla polpa: "più commesse dall’ente pubblico", come recita l’occhiello.

Ma la Provincia non effettua già laute commesse attraverso un suo ente, la ben nota Informatica Trentina? Per emulare Silicon Valley dovrebbe investire come là hanno in effetti fatto Nasa e Pentagono? Stiamo scherzando?

Dopo qualche altra breve considerazione, l’articolo conclude perentorio: "Se si guarda agli ingredienti fondamentali che sono alla base della lezione di Silicon Valley, le potenzialità in regione ci sono tutte". Basta solo… "un’alleanza tra Trento, Bolzano, Innsbruck per raggiungere l’idonea massa critica" (e già qui le prospettive sono di là da venire) e "la presenza" come appunto nella Valley californiana "di marchi come Apple e Ibm". E allora non ci resta che ridere.

Insomma, siamo a due passi dalla massima rilevanza mondiale; basta solo che in un paio di annetti istituiamo l’Euregio, attiviamo un bel po’ di ulteriori investimenti pubblici, facciamo trasferire Ibm e Microsoft…

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In altri numeri:
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