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L’assalto allo Stelvio

Smascherato il nuovo attacco al Parco. Stizzite ed imbarazzate le reazioni del mondo politico.

Non si riesce proprio a dare vita e dignità al parco nazionale dello Stelvio. Il mondo politico, invece di costruire le basi per un rilancio culturale ed economico dell’intera area, lavora come un perfetto stopper: nessuno passa la palla, la si rigetta a casaccio nella metà campo avversaria.

Riguardo allo Stelvio, l’ultimo passaggio ha però alimentato feroci polemiche sui nostri quotidiani ed ha tolto il sonno specialmente all’assessora verde trentina Oliva Berasi. Di cosa si è trattato?

I presidenti dei tre consorzi del parco con i rispettivi assessori si sono fatti convocare in gran segreto al Ministero dell’Ambiente per chiedere un consistente trasferimento di poteri e mezzi finanziari ai tre comitati (lombardo, trentino e bolzanino). I politici a Roma ci vanno da soli e lasciano in Valtellina, all’oscuro di tutto, il presidente del parco, Arturo Osio. Quest’ultimo portava una grossa pecca sul groppone: aveva da poco bocciato il nuovo tracciato della pista di discesa libera prevista per i mondiali di Bormio del 2005, una pista che inciderebbe il cuore dei boschi di Santa Caterina di Valfurva, prevedendo il taglio di oltre 3.000 piante e lo sbancamento di oltre 365.000 metri cubi di terreno d’alta quota.

La reazione dell’ambientalismo regionale è stata forte e decisa come non mai, e sono volate affermazioni forti. "L’area è in pericolo... così facendo si cancella il parco... Dellai e Berasi, la fiducia è finita... Berasi, rossa di vergogna... è talmente abituata a gestire il potere che si dimentica chi rappresenta".

Accanto alle associazioni intervengono personalità importanti: il mondo della scienza con Franco Pedrotti e Gino Tomasi, Walter Micheli, i verdi di Bolzano e i campioni dello sci Deborah Compagnoni e Vitalini che propongono progetti alternativi, correzioni e ammodernamenti della situazione esistente.

Ma il mondo politico, il mondo degli eletti come ama ricordare la sindaca Penasa, si ritiene onnipotente e stronca ogni critica, rende impraticabile ogni dialettica fra società ed istituzioni. Passi per le solite prese di posizione degli assessori regionali della destra lombarda o dei bolzanini, ma scendono in campo con frasi forti anche Dellai, la verde Berasi e la presidente del consorzio trentino, sindaco di Rabbi, Franca Penasa.

La presidente, come sempre, è esplicita e smaschera qualche furbizia di Dellai: a suo avviso l’ufficio centrale del parco dovrebbe avere solo un ruolo di coordinamento, dare indirizzi di gestione. La gestione effettiva, amministrativa, edilizia, i lavori, spettano a noi, a livello locale - scrive.

Di condivisibile, la presidente ricorda come lo Stato trasferisca al consorzio trentino solo 287.000 euro all’anno, mentre la Provincia di Trento sostiene effettivamente, nel concreto, la vita dell’ente con 1.653.000 euro; e lamenta - altro dato condiviso anche da gran parte dell’ambientalismo - un eccesso di burocrazia e di passaggi per ogni pratica, anche la più banale.

Quanto all’assessora Berasi, in un’intervista si getta a capofitto e sbaraglia il campo da ogni critica: sbaglia la data di istituzione del parco, dichiara fallito l’accordo di Lucca tanto faticosamente costruito nel 1992 dall’allora assessore Walter Micheli, ritiene non ci sia mai stato conflitto fra il Presidente ed i Comitati e getta su Osio una grande colpa: non aver ancora redatto il piano parco. E si accoda alle farneticanti dichiarazioni rilasciate dai ministri nazionali ogni qualvolta leggono una critica o vedono la gente in piazza che li contesta: "Quello costruito è un clima da guerriglia"-.

Il Presidente Dellai, da sempre insofferente rispetto alle critiche, getta sugli ambientalisti l’accusa di essere "centralisti" e prova ad aggirare con maggiore eleganza i temi sul tavolo della discussione.

Si capisce comunque che il Presidente della Provincia di Trento non ha ancora digerito lo stop organizzato dalle associazioni ambientaliste ad una sua proposta, rivolta in data 14 dicembre 1999 alla commissione dei 12, quella di approvare una norma che permettesse alle due Province autonome una gestione separata dell’ente.

Questo passo, coerentemente con quanto avvenuto in questi giorni, a quanto pare non lo ricorda nemmeno la Berasi, e viene da chiedersi dove l’assessora verde abbia vissuto durante questi lunghi anni di amministrazione se non si è accorta che il piano parco è fermo in una palude, e non a causa di deficienze del Presidente, ma prima per il diniego dei Servizi forestali di passare al parco il lavoro svolto sull’argomento nei decenni precedenti e poi per i veti della Regione Lombardia e della provincia di Bolzano.

Non si è nemmeno accorta che in Lombardia le pressioni a favore della pista sono intense, tanto che l’associazionismo ambientalista è mobilitato da oltre un anno sull’argomento ed ha trovato come alleata Deborah Compagnoni, che ha dimostrato un’intelligenza ed una sensibilità verso il territorio importanti, doti rare nel mondo degli atleti.

In tanti dunque si chiedono: mentre il volontariato lavorava, l’assessora trentina cosa faceva?

Viene anche da chiedersi, riprendendo le critiche dei verdi bolzanini: come mai un’assessora dei verdi, ormai da anni sottoposta a critiche pesanti da parte di tutto l’associazionismo ambientalista, non si ferma a riflettere sul suo operato, su cosa oggi significhi voler rappresentare un’area ambientalista-pacifista e come tale ruolo si concili con la presenza in una giunta provinciale che in tre anni è riuscita a demolire l’intero impianto delle regole di gestione del territorio costruito in vent’anni di storia (variante al PUP, legge sul VIA, le baite in montagna, impianti nei parchi e Val Jumela, strade forestali e caccia)?

Nessun politico vuole ricordare come da oltre un decennio la Provincia di Bolzano pretenda lo scorporo dal parco di ben 2.500 ettari di terre in Val Venosta, con quanta forza si continui a chiedere il massiccio abbattimento di cervi, e specialmente come l’ente sia sprovvisto del direttore e del comitato scientifico, figure ed organi obbligatori per legge (1991); un caso unico nei parchi nazionali italiani. Dovrà pur esserci un motivo che accomuna queste gravi mancanze istituzionali e la lentezza dell’operare dell’ente!

E’ presto detto: si vuole portare il parco all’asfissia, prima con il passo del commissariamento, poi acuendo lo scontro con le popolazioni locali, fino a dichiarare l’inutilità e l’inefficacia dell’ente stesso.

Fra i nostri politici o i vari presidenti dei tre consorzi, al di là della volontà politica di portare tutto a livello di gestione locale, non c’è stata una sola dichiarazione che abbia rilanciato il valore del parco, che s’interroghi su cosa significhi rendere e mantenere attivo in una realtà come quella delle Alpi centrali un così vasto laboratorio scolastico, un’area di conservazione tanto particolare e complessa che ci è invidiata da tutta Europa. Non ci si chiede perché una tale area debba rispondere ad interessi di carattere generale e non debba essere assoggettata alle pressioni di poche persone o di lobby.

Questi stessi politici, così superficiali oltre che arroganti, si meravigliano poi quando subiscono reazioni tanto forti come quelle che abbiamo letto. E se provassero a chiedersi perché interessi di alto profilo scientifico, culturali e ambientali si trovino tanto legati ed uniti nella difesa di questo Parco naturale, perché parlano un unico linguaggio? E se provassero a svolgere il loro lavoro, individuando in tempi brevi il direttore, nominando il comitato scientifico, alleggerendo alcuni percorsi burocratici, rendendo pubbliche le linee di indirizzo del Piano Parco?

Post scriptum: A conferma delle forti pressioni in atto tese ad imporre la grande pista di sci di discesa in Valfurva, pista della quale l’assessore provinciale dice di non essere a conoscenza, questa settimana è giunta in Valtellina una commissione della FIS internazionale.

La commissione valuterebbe proposte alternative, fra le quali quella di far disputare le gare veloci a Bormio e tenere in Valfurva gli slalom, evitando così ulteriori tensioni e azioni di protesta di livello internazionale da parte delle associazioni ambientaliste.

La FISI nazionale ha accolto visibilmente contrariata questo intervento, in quanto intenderebbe imporre, anche con il sostegno del ministro Franco Frattini, la pista lungo gli straordinari boschi del Parco dello Stelvio.

Solo i nostri assessori non sono a conoscenza di questi accadimenti.