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Il bosco dei Trentini è la Casa di Dellai?

Una strana, strampalata pubblicità, che pare proprio un'operazione di marketing elettorale per la Casa dei Trentini. Naturalmente, paga Pantalone.

Avete fatto caso alla martellante campagna pubblicitaria avviata in questi ultimi mesi? "Il bosco: la seconda casa dei Trentini" - è lo slogan. Committente è la Provincia Autonoma di Trento.

Se la pubblicità serve a far vendere un prodotto, nel caso in questione non si capisce che cosa si voglia vendere. La bellezza delle nostre foreste? In questo caso la campagna doveva essere destinata al pubblico di fuori provincia, non ai residenti che sanno benissimo come apprezzare le bellezze dei boschi locali senza bisogno dei suggerimenti della pubblicità. Del resto, che non si tratti di una campagna di promozione turistica lo si capisce dal fatto che chi paga i manifesti non è una branca dell’amministrazione competente in materia di turismo, ma il Servizio foreste della Provincia. Insomma, nella stessa logica sarebbe come se il Servizio geologico pagasse con i soldi dei contribuenti una campagna con lo slogan "Il porfido, una ricchezza per il Trentino" o la SIT pagasse per degli spot sull’acquedotto comunale.

Qualcuno malignamente ha voluto andare oltre alla semplice perplessità ed ha cominciato ad insinuare dell’altro. Il vero prodotto messo in vetrina non sarebbe il bosco, ma piuttosto "la casa dei Trentini", l’aggregazione politica ipotizzata dal presidente Dellai (vedi Dellai scarica la sinistra).

L’ipotesi, se ci si pensa un attimo, non è cosi stravagante. Lo slogan "il bosco, la seconda casa dei Trentini" sembra messo insieme con il nastro adesivo e suona artificioso. A pensarci bene, non è molto logico associare una realtà come il bosco al concetto di "casa", ed inoltre il termine "seconda casa" è infelice, se non altro perchè fa pensare a realtà più prosaiche come piani urbanistici e speculazioni edilizie. Insomma - pensano i maligni - forse questa era la prima occasione per mettere su un manifesto l’espressione "casa dei Trentini" e il bosco era solo un pretesto per addebitare il costo all’ente pubblico.

La malignità sui veri obiettivi della campagna è stata messa nero su bianco in una interrogazione consiliare di Flavio Mosconi di Forza Italia, che si chiede se sia corretto usare denaro pubblico per un lancio pubblicitario del marchio di un partito che dovrà portare Dellai alla rielezione.

L’autorevolezza della fonte è indiscutibile, perché la forza politica del consigliere Mosconi la sa lunga su questo genere di trucchi sofisticati. Nel 1993, parecchi mesi prima della discesa in campo di Berlusconi, comparvero in tutta Italia numerosi manifesti in cui un neonato su sfondo blu lanciava lo slogan "Forza Italia!". L’agenzia che sostenne le spese della campagna disse che si trattava di un esperimento per saggiare le potenzialità del mezzo publicitario. Trattandosi di una campagna del costo non certo irrisorio, dopo la nascita del partito di Berlusconi qualcuno mise in collegamento le due cose.

Insomma, con "La casa dei Trentini" stiamo probabilmente assistendo anche qui ad una sofisticata operazione di marketing elettorale (che poi sarebbe spudorata se nel simbolo del nuovo partito ci fosse proprio un bosco).

Con una differenza, rispetto a Berlusconi: lui ci aveva messo soldi suoi, da noi, anche quando facciamo gli americani, a pagare il conto è sempre la Provincia.

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