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Pierangelo Bertoli, un cantautore molto speciale

Antonio Marchi

E’ morto Pierangelo Bertoli, di Sassuolo (Modena): non aveva ancora 60 anni (era nato il 5 novembre 1942). Se n’è andato in silenzio, come in silenzio aveva sopportato il male che lo ha ucciso. Una vita a muso duro, la sua. Poliomelitico, costretto a vivere in una sedia a rotelle, è riuscito a condurre una vita artistica da normale riducendo al minimo l’insostenibile pesantezza del quotidiano dovuta al suo handicap.

Grande artista, scoperto e lanciato nell’arena musicale da Caterina Caselli, poco amato dalla televisione, schivo e antidivo, amava il rapporto con la gente e per la gente era disponibile a cantare e a prodigarsi. Nel 1989 dopo l’uscita dell’L.P. "Sedia Elettrica", vince un Telegatto per lo spot televisivo della "Lega per l’Emancipazione dell’Handicappato". Nel 1991 sale caparbiamente le scale dell’Ariston di Sanremo, creando meraviglia e scompiglio nell’ambito dei puristi della canzone d’autore. Vince la sua battaglia con un grande pezzo d’autore, assieme al gruppo sardo dei "Tazenda", cantando un brano di grande spessore artistico e multiculturale, "Spunta la luna dal monte", che raccoglie consensi di critica e vendite.

Pierangelo Bertoli l’arrabbiato, incapace di fermarsi e di riposare: percorreva fino a 800 km. al giorno. Le sue canzoni sono messaggi di sincerità e di speranza , denuncia sociale, ora aggressiva, ora meditata, ora fraterna. Non ci sono coinvolgimenti nel consumismo sfrenato del mercato e nel qualunquismo dilagante del cliente che perde il suo ruolo di cittadino per offrirsi solo come consumatore. La sua è una sensibilità politica genuina che nasce dalla terra emiliana la sensibilità di chi non sopporta le truffe e gli inganni della classe politica e di un popolo a volte compiacente, a volte distratto, a volte menefreghista. Sensibilità di un "disabile", cioè portatore di handicap, che i nuovi neologismi inventati per confermare cose già note, direbbero "diversamente abile". Posizione ipocrita, tranquillizzante: non per chi vive sulla propria pelle la sofferenza, ma per chi la deve "curare"con iniziative politiche che rendano meno difficile il districarsi continuo tra mille difficoltà. Bertoli sfugge a questo contesto e non rinuncia a farsene beffe relegando nel pietoso silenzio chi si piange addosso senza muovere un dito.

Canta senza peli sulla lingua, l’ottimismo e la speranza, partecipa spesso ad iniziative di solidarietà e beneficenza. A Trento, l’ultima volta, ha riempito l’Auditorium Santa Chiara a sostegno dell’Associazione "Prodigio" di Trento che opera nel sociale e che ha, tra i suoi obbiettivi, la sensibilizzazione della gente per il superamento delle barriere fisiche e psicologiche. Il suo intervento è stato un momento di svago e di festa ma anche (come sempre) di riflessione, di presa di coscienza e coraggio per delle situazioni esistenziali non facili, spesso dimenticate o emarginate o sottovalutate dai cosiddetti "normali".

I suoi testi sono ricchi di retorica ma anche di genuina umanità spaziando a "muso duro" dall’ecologia, ai temi sociali, alla solidarietà, alle mutazioni politiche. Un mix di indignazione e populismo, di enfasi e poesia che fa di Bertoli uno dei personaggi più singolari e più in sintonia con le antiche ballate contadine e anarchiche della nostra epoca.

I protagonisti della sua canzone sono i bugiardi, i disonesti, i ladri. La sua voce è quella della coscienza politica di una classe che è obbligata ha subire i torti e le tragedie della storia ma che, a dispetto dei suoi detrattori, non rinuncia alla lotta che diventa bandiera, significato di vita e speranza per il futuro.

Rimane l’esempio di un uomo schivo e sincero, generoso e coraggioso , indomito. Rimangono le sue canzoni, di interprete e musicista, a ricordarci che, nonostante le sfortunate avversità della vita, ognuno può farcela.

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