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Pescatori: qualità o quantità?

Dibattito, fino alla rottura, nel mondo della pesca trentino.

Ora sembra sopito, ma durante l’estate il dibattito all’interno del mondo della pesca trentina è stato intenso. Il dibattito, a volte la polemica, ha visto contrapporsi due idee della pesca dilettantistica: una più attenta a riempire il cestino di prede, l’altra preoccupata anche della qualità del pescato e dell’ambiente in cui la pesca sportiva si svolge.

Si tratta di un mondo variegato composto da 33 associazioni titolari delle concessioni pubbliche sulla pesca nelle acque (laghi, fiumi e torrenti) trentini: in sostanza, come per la caccia, l’ente pubblico (da noi la Provincia) concede alle associazioni la gestione della fauna, in questo caso ittica. Diversamente dal mondo della caccia, che appare sempre molto unito nel pretendere concessioni (di solito al ribasso) dall’ente pubblico, il dibattito fra i pescatori fa emergere una componente "progressista" molto attiva e, pare, numerosa. Forse, per chiosare il Presidente Dellai, è una questione di DNA.

Nella piana Rotaliana va ricordato il particolare impegno della locale associazione pescatori, guidata dal presidente Pietro Pedron, nel sostenere l’istituzione del biotopo della Rupe (che ai pescatori qualche vincolo in ogni caso pone) e nel contribuire alla realizzazione del parco fluviale sul Noce.

Ma torniamo al dibattito. Il pretesto che ha dato spunto alla discussione è la nuova Carta Ittica provinciale, il documento che in pratica detta le regole per la gestione della fauna ittica del Trentino. La Carta era stata approvata dalla Giunta provinciale oltre un anno fa; ma per far contenti quelli, tra i pescatori, più attenti alla quantità che alla qualità, l’assessore provinciale Pallaoro, alla fine dello scorso mese di agosto, ha un po’ allargato le maglie della cosiddetta "pronta pesca", cioè l’immissione nelle acque trentine di pesce bell’e pronto per essere pescato, magari acquistato dagli allevatori che, dicono quelli dell’Unione Pescatori, non sono probabilmente del tutto estranei alla vicenda.

L’Unione Pescatori del Trentino raccoglie più di seimila dilettanti che fanno capo a dodici associazioni locali e da tempo si batte per il recupero dei corsi d’acqua, per i rilasci minimi dalle dighe che garantiscano una naturale auto depurazione delle acque, per un ambiente il più naturale possibile, nel quale la fauna ittica locale possa svilupparsi autonomamente. E, infatti, basta scorrere lo statuto dell’Unione per capire quali sono le priorità che la caratterizzano. Al primo punto risalta "la protezione ed il ripristino degli ambienti acquatici del Trentino"; segue "la salvaguardia della rinnovabilità delle risorse ittiche e il loro uso sostenibile"; solo in coda appare "la promozione dell’immagine complessiva delle associazioni dei pescatori".

Sull’altra sponda, ed in seguito ai dissensi sulla Carta Ittica, è nato un nuovo gruppo di riferimento: la Conferenza dei Presidenti. Questi ultimi rivendicano una rappresentanza più estesa di associati ma in realtà - ci spiegano all’Unione Pescatori - la presenza attiva di soci nel mondo della pesca sportiva è in ogni caso limitato. Tanto per fare un esempio, alle elezioni per il rinnovo delle cariche sociali dei singoli sodalizi partecipa sì e no il dieci per cento degli iscritti, per cui la guerra dei numeri, rischia di essere fuorviante.

Ma c’è dell’altro - insistono all’Unione Pescatori: la Conferenza dei Presidenti non ha avuto alcun avallo democratico, dato che i soci ed i loro rappresentanti non sono stati ancora riuniti in assemblea per esprimere le proprie posizioni. I Presidenti dissidenti sono più attenti ai bilanci delle loro associazioni. "I nostri bilanci - dicono - si basano per l’ottanta per cento sulle entrate dei soci e permessi degli ospiti. In seguito alla progressiva riduzione (come previsto con una scaletta di scadenze da parte della nuova Carta Ittica, n.d.r.) d’immissione del materiale adulto di "trota fario", è facile ipotizzare una drastica riduzione del numero dei soci, stimabile intorno ed oltre il cinquanta per cento, dal che deriverebbe uno stato di grave deficit finanziario… Il malcontento serpeggia tra i soci che sono in progressivo calo". Per cui hanno chiesto, ed in parte hanno già ottenuto (grazie alla delibera che riguarda lo svolgimento delle gare di pesca proposta dall’assessore Pallaoro, sulla quale si sono astenuti gli assessori della sinistra) un’applicazione "più comprensiva" delle nuove regole.

Le associazioni che disapprovano la nuova carta ittica sono le stesse, secondo l’Unione Pescatori, che negli ultimi vent’anni hanno concorso, colpevolmente, ad impoverire le acque ottenute in gestione dall’ente pubblico impegnandosi poco per la tutela degli ambienti acquatici e spingendo sulle immissioni del "pronto pesca" andando persino contro la legge provinciale del 1978. Per contro, all’Unione Pescatori credono nella coltivazione naturalistica dei corsi d’acqua; da tempo si sono già attivati con la produzione di pesce pregiato (la trota marmorata) e sono disposti a fornire le troterelle per il ripopolamento a quelle associazioni che non hanno tale possibilità.

La linea sostenuta dall’Unione Pescatori risulta certamente più impegnativa per i soci che vi si riconoscono: vuol dire rompere con il tran tran, impegnarsi a stimolare la politica sulla gestione dei flussi dei corsi d’acqua nei confronti dei proprietari delle dighe e dei consorzi irrigui che in molte occasioni prosciugano i torrenti provocando (ora meno che nel passato) morie di pesci.

Adelio Maestri, presidente dell’Unione Pescatori, ricorda che la nuova Carta ittica si basa sulla coltivazione delle specie ittiche autoctone e finanzia le associazioni che s’impegnano in tale direzione ma, proprio per andare incontro alle esigenze di quelle zone dove ciò può risultare più difficile, permette che per ancora quattro anni sia possibile immettere specie diverse. Addirittura, in alcuni laghi e bacini, la pratica dell’immissione del cosiddetto pronto pesca è ammessa senza limiti di tempo. Il fatto è che, per cominciare a ribaltare la situazione, bisognerebbe iniziare da subito ad immettere avannotti e troterelle di specie autoctone che in pochi anni potrebbero sostituire le trote fario adulte immesse in gran quantità per lunghi periodi.

Chi da sempre ha chiesto ed ottenuto deroghe, ora non vuole convincersi che è giunto il momento di cambiare. Per cui, anche con lo spauracchio di perdere qualche socio o qualche permesso di ospite, rema contro nella speranza di trovare (in piccola parte l’ha già trovato) ascolto nel palazzo.

Intanto, sabato scorso, l’Unione Pescatori, in collaborazione con la rivista "Il pescatore trentino" e con l’Associazione Ittiologi, ha raccolto ottimi riscontri in occasione del convegno sui Salmonidi Alpini, nell’ambito del quale è stato inaugurato il nuovo impianto ittico di Rovereto. E’ la dimostrazione - dicono all’Unione - che con un po’ di impegno e convinzione la gestione della fauna ittica locale è un impegno raggiungibile.

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Commenti (1)

Guido

La pesca facile, abbondante, senza fatica, senza esperienza, e poche conoscenze, si può fare anche nei laghetti a pagamento, senza inquinare i fiumi con immissioni di quintali di pesci allevato in vasca che altro scopo non hanno se non quello di degradare ancora di più l'ambiente e illudere la massa che se hanno pagato hanno diritto alla cattura comunque. Non mi preoccupo se calano i soci delle società, meglio per il fiume e per chi resta e conserva ancora aspetti etici quali il rispetto del pesce , la sfida con un pesce rustico, " vero", e l'amore per l'ambiente.
Il significato di una cattura può cambiare di molto in questo contesti. l'Assessore Pallaoro, permettendo le gare di pesca, evidenzia quanta poca etica abbia nel suo bagaglio colturale. Il pesce è pur sempre un essere vivente ! Neppure i cacciatori uccidono per gareggiare, lo facevano una volta con i piccioni, dopo aver tagliato le remiganti fino a quando gli è stato giustamente proibito. Meglio un piattello !!!
Che si voglia o no l'etica entra in ogni nostra azione, anche quando peschiamo e quindo forse è il caso di fare un pò di cultura fra i pescatori e dare un senso diverso a questo nostro passatempo.
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