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Austria, si vota. Per l’alternanza?

Austria, elezioni politiche: la situazione è complessa, ma la soluzione più probabile è un governo rosso-verde.

Il 24 di questo mese, l’Austria vota. Visto che il governo di democristiani e Freiheitliche si è suicidato (o è stato rovinato da Joerg Haider con il suo golpe contro i ministri del suo partito, che poi è la stessa cosa), e che il cancelliere Schüssel vuole restare al governo, costi quel che costi, anche con l’appoggio dei Freiheitliche, le regole dell’alternanza pare dovrebbero far sì che gli elettori, ora, possano scegliere fra la coalizione uscente e l’ alternativa di socialdemocratici e verdi.

Il cancelliere austriaco Schüssel.

Però... La storia è un pochino più complicata. In primis, in Austria si vota con il sistema proporzionale puro. In teoria, prima si vota, poi i voti si contano, poi si vedrà. Il leader del partito più forte viene incaricato dal presidente della Repubblica di formare un governo, e dopo trattative più o meno lunghe (da qualche giorno a mesi), si arriva ad un governo di coalizione.

L’alternanza (fra destra e sinistra), poi, non è una tradizione austriaca. Nell’ultimo mezzo secolo, la forma di governo prevalente è stata la grande coalizione fra socialdemocratici e democristiani. La quale ha certo avuto i suoi meriti: è stata "fondata" nei campi di concentramento, quando gli ex nemici della guerra civile del 1934, sotto la dittattura nazista, avevano giurato che mai più la lotta fra destra e sinistra avrebbe dovuto arrivare al punto di distruggere la repubblica e lasciarla impotente di fronte all’invasore. Nei tempi di emergenza nazionale, nella ricostruzione postbellica, nella lotta per la piena indipendenza (fino al 1955, quando gli alleati lasciarono l’Austria che avevano liberato dal nazifascismo), e anche nei primi anni del miracolo economico degli anni ’50 e ’60, la grande coalizione ha avuto un senso politico, ed ha funzionato.

Solo che gli austriaci pare abbiano dimenticato che, oltre alla guerra civile e alla partitocrazia neo-corporativista della "concertazione", in fin dei conti tertium datur: cioé, un governo di centro-sinistra o di centro-destra che governi davvero, cioè che decida, che faccia delle leggi, a seconda delle preferenze espresse da una maggioranza anche piccola (ma nel pieno rispetto della Costituzione e delle regole fondamentali del gioco), e che poi va giudicato e riconfermato, oppure cacciato dagli elettori. Quel "patriottismo costituzionale" di stampo europeo-occidentale, di cui ci parla Habermas, in Austria non è mai esistito, anche perché le grandi coalizioni, con la prassi di far passare innumerevoli "leggi costituzionali" (con maggioranze di due terzi, per far sì che i compromessi raggiunti non possano essere sovvertiti dai risultati elettorali) erano riusciti a fare uno scempio del diritto costituzionale. Così, la grande coalizione ha finito per essere sinonimo di immobilismo e veti incrociati.

Contrariamente a quanto si crede, ad esempio, in Germania, e cioè che la grande coalizione sia un governo di emergenza, improponibile in tempi normali, in Austria le coalizioni piccole venivano giudicate quasi quasi come una cosa innaturale, o immorale.

Cosicché, ad alcune settimane di distanza dalla caduta del governo Schüssel, e con sondaggi da capogiro, una grande maggioranza di elettori esplicitamente hanno espresso la loro preferenza per una nuova edizione della coalizione DC/PS.

I sondaggi, durante il mese di ottobre, davano ai socialdemocratici fra il 35% ed il 38% (1999: 33%), con una lieve flessione verso la fine del mese. I democristiani sono egualmente fra il 32% ed il 38% (1999: 27%), con un lieve aumento verso la fine del mese. I verdi sono quotati fra l’11% ed il 15% (1999: 7%), i Freiheitliche, infine, sono dimezzati: fra il 10% e il 14% (1999: 27%), e per loro la tendenza sembra ancor più verso il basso.

I sondaggi e le "borse elettorali" (dove si "comprano" azioni dei partiti - un sistema sviluppato negli Stati Uniti, che finora frequentemente ha dato risultati molto precisi, poiché i partecipanti non esprimono le proprie preferenze, ma scommettono sulle preferenze verosimili degli altri), in linea di principio, vanno d’accordo. Il 3 novembre, la borsa del settimanale politico Profil quotava i democristiani al 33,15%, i socialdemocratici al 36,08%, i verdi al 13,42% ed i Freiheitliche al 13,10%.

Ma mentre Schüssel, negli ultimi giorni, ha lasciato capire che potrebbe immaginarsi anche una coalizione con i socialdemocratici - purché lui sia il numero uno - c’è stata una svolta nei sentimenti degli elettori: la grande coalizione, sembra, nessuno o quasi la voglia più. Anche questo dicono i sondaggi.

Magari, la normalità europea prevale anche in Austria. Ora, la stampa arriva a criticare i partiti perché non dicono chiaramente con chi vogliono fare il governo. Cosa che, finora, sia i rossi che i verdi - per ragioni diverse - si sono ben guardati dal fare.

Il leader socialdemocratico Gusenbauer.

Per i verdi, il problema è che un terzo dell’elettorato cattolico-popolare è ancora incerto; un terzo di quelli che, nel 1999, hanno votato per la DC, potrebbe non farlo più, quando fosse chiaro che con questo voto dovessero confermare la coalizione con i Freiheitliche. La maggioranza di questi cattolici-popolari "di base", dovendo scegliere un’alternativa, gradirebbe i verdi. Ma se un voto verde diventasse, automaticamente, un voto per un cancelliere socialdemocratico, questi cattolici potrebbero ricredersi. E poi, i socialdemocratici non sono tanto gentili con i verdi; la vecchia guardia del PS li considera tuttora come le pecore nere della famiglia della sinistra. E i socialisti vogliono continuare dove avevano dovuto lasciare nel 1999: deficit spending più cementificazione, nel nome della ripresa economica. Quando la speaker verde per le politiche dei trasporti si è pronunciata per un potenziamento del sistema ferroviario (per prepararci all’allargamento dell’Unione), invece di costruire nuove autostrade, il leader socialista Gusenbauer ha risposto con un brutale no: finché a guidare la sinistra c’è lui, il sistema autostradale va rafforzato, punto e basta.

Così, la strategia verde punta all’elettorato "moderno" ed europeo del centro-sinistra. L’elettore-tipo dei verdi è (a quanto si può dedurre della campagna elettorale) una persona che vuole cacciare il governo, che vuole a tutti i costi impedire una riedizione della coalizione DC-PS, che vuole la modernizzazione e liberalizzazione dell’Austria (con riguardo però ai limiti ecologici e alla solidarietà e coesione sociale), e che guarda ai socialdemocratici con un po’ di sospetto. Niente matrimonio d’amore, anzi, uno shotgun wedding.

Il leader verde Van der Bellen.

Con una battutta, si potrebbe dire che nel centro-sinistra rosso-verde, i verdi prendono il posto del centro liberale, e certo non il posto dei cugini più a sinistra. Il che, per i socialdemocratici, pare sia difficile da digerire.

E per gli elettori? A sorpresa, la coalizione preferita uscita da un "voto" per le coalizioni del settimanale Profil (3 novembre), è il bianco-verde (DC-verdi), con il 41% per cento delle preferenze, mentre tutte le altre combinazioni risultano al di sotto del 20%. Dopo tutto, il capolista van der Bellen aveva dichiarato chiaro e tondo che con "questa" DC (guidata da Schüssel) non avrebbe governato mai e poi mai. Ma sarà possibile un’altra DC, un partito popolare più cristiano che conservatore? Forse, ma prima ci vuole una batosta elettorale, che è possibile, ma non probabile. Così, in fin dei conti, è probabile che bisognerà scegliere fra il governo uscente e un governo rosso-verde. Il quale, per almeno due anni, sarà occupato a far guarire le ferite che questo governo ha lasciato nel paese.