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Trentino hard

Tre storie di ordinario squallore.

La prima storia (ce la racconta l’Adige del 7 novembre) vede come protagonista un anziano signore – chiamiamolo Luigi - che vive tutto solo in una casa in centro a Trento. L’uomo, una sera, incontra per strada una tal Donatella, che secondo ogni evidenza fa la prostituta, e le propone di "consumare un rapporto mercenario"; ma la donna rilancia, proponendogli una formula insolita, una sorta di abbonamento: "prestazioni gratuite in cambio di ospitalità" Al vecchietto pare di aver vinto alla lotteria, anche perché Luigi "soffre terribilmente di solitudine".

La cuccagna, purtroppo, dura poco, perché alcuni giorni più tardi Donatella installa in casa anche Ivan, il suo moroso. Il vecchietto accetta a denti stretti la spiacevole situazione, ma i due si allargano ulteriormente: la donna infatti esercita a Gardolo, ma non ha l’automobile, e il vecchietto sì. Perché non approfittarne facendosi accompagnare da lui sul posto di lavoro? Stavolta Luigi cerca di resistere, ma i suoi ospiti fanno la voce grossa e l’uomo cede nuovamente. Gli strilli hanno però allarmato i vicini, che chiamano i carabinieri.

Conclusione: i due, cacciati finalmente di casa, sono in compenso assolti al processo, perché non risulta che abbiano esercitato sull’anziano alcuna forma di violenza.

Il povero Luigi, ripiombato nella sua solitudine, rimpiangerà quei pochi giorni di vita spericolata?

Una storia squallida, quella che abbiamo raccontato, che viene dalla "società civile". Ma anche i rappresentanti delle istituzioni non sempre danno esempi commendevoli. Potrebbe essere (il condizionale è d’obbligo, le indagini sono ancora in corso) il caso del sindaco di un imprecisato piccolo comune della nostra provincia, sul quale, a quanto racconta il Trentino di sabato 9 novembre, si sta indagando per pedofilia. Tutto cominciò ad una festa del paese, col sindaco agitato nell’attesa di fare il suo discorso, ed un carabiniere seduto al suo fianco che lo sente mormorare: "Che stress… mi serve un bambino".

Bizzarro e magari insignificante episodio, che però torna alla mente del carabiniere quando, qualche tempo dopo, una donna arriva in caserma lamentando che "il sindaco dà fastidio ai ragazzini". In effetti diversi giovani descrivono il comportamento del primo cittadino come "un po’ strano", ed in particolare emerge la storia di un passaggio in macchina concesso dal sindaco ad un sedicenne, e conclusosi negli uffici (deserti) del municipio, dove l’uomo avrebbe rivolto alcune "attenzioni" al ragazzo, fino a provocare la sua reazione: "Ehi, ma non ti piacciono le donne?".

Vorremmo, a questo punto, poter concludere inneggiando ai carabinieri, in entrambe le storie paladini della giustizia, ma ecco che sui giornali di mercoledì 13 due militari della Benemerita compaiono (sempre che i fatti denunciati risultino veri) come i cattivi della situazione.

In breve: due carabinieri "fra i 30 e i 40 anni" avrebbero approfittato della divisa per ottenere prestazioni sessuali gratuite da una ragazza bulgara che all’epoca dei fatti aveva appena 15 anni. Una segnalazione che si aggiunge ad un’altra analoga già presentata da una prostituta romena. Ai due carabinieri, che sono stati subito tolti dalla strada e messi a lavorare in ufficio, si contesta, oltre alla violenza sessuale, anche la concussione, perché "in cambio offrivano l’impunità, e cioè assicuravano di avvisare le ragazze nel caso venissero organizzate delle retate".

I due militari non negano di conoscere le loro accusatrici, ma si sarebbe trattato di una "normale (chiamiamola pure così, n.d.r.) frequentazione".

In questo caso, commenta il Trentino, "non si tratterebbe di un reato, ma di una condotta quanto meno discutibile per due uomini impegnati nella lotta… agli sfruttatori delle ragazze extracomunitarie in vendita sul mercato del sesso. Senza contare che, nella giurisprudenza, si trovano sentenze che considerano ‘concussione’ la semplice frequentazione di prostitute da parte di uomini in divisa senza pagare".