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S. Michele: la giunta perde un pezzo

L’assessore all’urbanistica, elemento “progressista” di una giunta di centro-destra, si è dimesso.

L’assessore di San Michele, Franco Callovi, si è dimesso dalla carica e ha lasciato giunta e consiglio comunale. L’amministrazione perde una pedina importante e se ne sono accorti anche gli assessori provinciali Berasi e Pinter che, appresa la notizia, hanno voluto sentire direttamente dall’interessato le ragioni dell’abbandono.

Franco Callovi, al di là delle sue note posizioni "progressiste" all’interno della giunta guidata da un sindaco di area berlusconiana, si era fatto notare anche dai due politici provinciali per l’attivismo con il quale aveva inteso il suo ruolo di assessore comunale all’urbanistica ed allo sport. Ma la sua voglia di scuotere l’ambiente comunale, a suo dire, gli è costata cara. A parte lo scarso calore con il quale il sindaco avrebbe appoggiato le sue battaglie, lo scontro e la rottura si sono consumati sull’organizzazione della macchina amministrativa. Tra le ragioni dell’assessore e quelle dell’ufficio tecnico, il sindaco avrebbe sostenuto queste ultime. E’stata, per Callovi, la goccia che ha fatto traboccare un vaso evidentemente già colmo.

Callovi, dopo diversi anni passati all’opposizione, aveva promosso la coalizione "anomala" che ha vinto le elezioni nel maggio del 2000, mandando a casa l’amministrazione uscente, di centro-sinistra. Ovviamente, come spesso succede nei paesi, le divergenze tra le due coalizioni non erano ideologiche. L’amministrazione di centro-sinistra, secondo Callovi ma evidentemente anche secondo molti elettori che l’avevano punita facendole mancare un voto di conferma, aveva commesso errori gravi. Il più noto dei quali, e sul quale sta lavorando la Procura della Repubblica con un’ipotesi di abuso in atti d’ufficio, è forse la tragicomica vicenda dell’apertura del Mercatone Uno (L'Odissea del Mercatone Uno). Altro sicuro demerito degli amministratori uscenti, quello del nuovo piano di fabbrica. E’ recentissima, a questo proposito, la decisione della Provincia che quel piano ha sostanzialmente bocciato accettando, di fatto, quasi tutte le ragioni dell’ex oppositore Callovi che, divenuto per l’appunto assessore all’urbanistica, insieme ad altri aveva denunciato come distruttivo per il paese della Rotaliana. In particolare, i sette ettari di territorio agricolo che si voleva destinare ad uso commerciale sono stati ora dimezzati e gli oltre ventimila metri quadrati di vigneto coltivato a Teroldego Doc in procinto di diventare area alberghiera, resteranno agricoli. In accordo con la Provincia è stata eliminata anche l’ipotesi di una nuova strada, che aveva lo scopo di servire la futura nuova grande zona commerciale.

E’ già su questo argomento che all’interno dell’amministrazione comunale si sono cominciate a marcare le differenze ed un diverso modo d’intendere lo sviluppo del territorio: mentre l’assessore s’impegnava per ridurre i danni, il sindaco si dava da fare nel tentativo di intercettare le nuove superfici commerciali che l’assessore provinciale Andreolli ha messo a disposizione della piana Rotaliana.

Anche sulla vicenda del nuovo convitto per gli studenti dell’Istituto Agrario, dichiara Callovi, da parte di alcuni della giunta comunale c’era solo rassegnazione, mentre, sfruttando positivamente le denunce di Italia Nostra, è stato possibile se non eliminare, almeno ridurre il danno (Una veduta da non cancellare). L’ex assessore si riferisce all’impegno della Provincia (anche se finora non sono state presentate le ipotesi progettuali annunciate) di rivedere l’infelice progettazione del convitto per l’Istituto Agrario. L’ipotesi ufficiale prevede di realizzare un nuovo edificio a poca distanza dall’antico e monumentale convento agostiniano, rovinandone definitivamente la vista, mentre, tra l’altro, sono in corso costosi lavori di restauro e consolidamento. L’estate scorsa, l’assessore Grisenti, dopo le denunce pubbliche e l’accenno di una raccolta di firme, grazie anche all’insistenza di una parte (minoritaria) dell’amministrazione locale, aveva annunciato modifiche (che per altro non si sono ancora viste) del disastroso progetto. Anche in questo caso, mentre qualcuno dei suoi faceva pressione sugli assessorati e sugli uffici provinciali per un ravvedimento, il sindaco s’impegnava più comodamente nell’attaccare i cittadini che avevano raccolto le firme contro il progetto.