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Ligabue: meglio al Palasport

Il doppio tour di Ligabue, prima in teatro poi nei pallazzetti dello sport: ma nell'ambiente raccolto del teatro il Liga non convince appieno.

In fondo dell ’operazione non sembra essere convinto neppure lui. Parliamo del doppio tour, che sta portando Ligabue con la sua band prima nei teatri e poi nei palazzetti delle città.

Perciò non date retta ai quotidiani locali che parlano di emozioni acustiche, di magia e altre amenità: il teatro non è l’ambiente adatto al Liga e il Lucianone nostro di inizio concerto, solo sul palco con la sua chitarra, non ha certo il carisma, e tanto meno la capacità emozionale, di un De Andrè. Coraggiosa la scelta di eseguire canzoni del suo repertorio minore e che più si prestano ad un ambienta raccolto come quello di un teatro, una scelta che rivela la voglia di mettersi in gioco. Anche se non basta recitare, tra una canzone e l’altra, qualche poesia di Bukowski e degli estratti dal suo libro "Fuori e dentro dal borgo", , per creare un clima confidenziale con un pubblico comunque adorante e ben disposto.

Come esempio di questo esperimento riuscito a metà possiamo prendere Mauro Pagani, che nel tour teatrale fa parte della band di Ligabue. Il bravissimo musicista, ex P.F.M., risulta sprecato in un ruolo marginale: i suoi interventi al violino, al flauto e al bouzuki appaiono poco più che un orpello e lo stesso discorso può valere per il resto della band. Detto questo, il concerto al Sociale nel complesso non è stato malaccio, ma rimane la sensazione di un’occasione che poteva essere sfruttata meglio. Anche perché nelle prove che precedono il concerto avevamo ascoltato un Ligabue in formato buonumore, che si era esibito in una versione improvvisata di "Romagna mia", cavallo di battaglia del re del liscio Raul Casadei. Ne era uscito un momento entusiasmante, in bilico tra omaggio e demenziale, con un Liga intenso alla voce e un Pagani virtuoso al mandolino.

Fatta eccezione per la bellissima esecuzione della ballata "Camera con vista sul deserto", le canzoni più riuscite di questo concerto acustico si sono rivelate paradossalmente, quelle da stadio ("Il mio nome è mai più", "Vivo morto o X", "Urlando contro il cielo", ecc…) nelle quali Ligabue riesce a trascinare la band e scopre la sua anima da rocker di razza.

Tutt’altra la musica al palazzetto, dove l’energia di una struttura traboccante di folla e di entusiasmo ha contribuito alla riuscita del concerto. Un gran concerto, con il Liga a suo agio in mezzo a tanti decibel e che regala una dietro l’altra ai cinquemila del pubblico tutte le sue canzoni migliori: "Figlio di un cane", "Ho perso le parole", "Quella che non sei", "Ho messo via", "Non è tempo per noi", "Balliamo sul mondo".

Due ore tiratissime di concerto supportato dall’ottima band, in cui emerge la carica del chitarrista Federico Pogipollini, capace in alcuni momenti di rubare la scena alla star. Scommetiamo a breve su un album da solista?

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