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Vino in buona salute

Boom dei vigneti DOC. Con qualche preoccupazione per gli OGM.

La cantina Rotaliana di Mezzolombardo rappresenta bene il periodo d’oro che i viticoltori godono da almeno dieci anni a questa parte. I vigneti DOC (denominazione d’origine controllata), specialmente quelli adibiti a coltivazioni pregiate come il Teroldego, valgono una fortuna: oltre 500.000 euro ad ettaro!

La nuova sede della Cantina Rotaliana di Mezzolombardo.

In occasione dell’ultima vendemmia la cantina si è trasferita nel nuovo stabilimento, alle porte della borgata; nella sede storica di Corso del Popolo, ceduta al Comune dopo una lunga trattativa, resta in ogni caso aperto un punto vendita e d’immagine. La nuova struttura prevede una capacità di stoccaggio di 53.000 ettolitri, maggiore della quantità d’uva conferita negli ultimi anni, ma in cantina prevedono che con l’entrata in produzione dei nuovi vigneti il prodotto aumenterà. Infatti, in piana Rotaliana, si sta assistendo ad un progressivo abbandono del frutteto che negli ultimi anni non ha dato grandi soddisfazioni ai produttori: al posto dei meleti che avevano a loro volta soppiantato i vigneti negli anni settanta, si torna ad impiantare la vite.

Ma pur con un previdente occhio alla quantità del prodotto, quelli di Mezzolombardo ci sanno fare anche con la qualità. Negli ultimi anni hanno raccolto significativi riconoscimenti. Il Teroldego Rotaliano annata 1999 Clesurae ha conquistato il mitico contrassegno dei tre bicchieri della guida vini del Gambero Rosso, considerata una bibbia enologica. L’annata 2000 dello stesso Teroldego ha incassato il contrassegno dei due bicchieri, mancando di poco il risultato dell’anno prima. Premi e riconoscimenti anche da parte della guida ai vini d’Italia dell’Espresso e dall’Almanacco del Berebene 2003.

I segnali del buon andamento del settore vitivinicolo e, nello specifico, della cantina di Mezzolombardo si possono misurare anche con la remunerazione riconosciuta ai soci per ogni quintale d’uva conferito: il prezzo medio ha raggiunto e superato l’importo di 128 euro e per il Teroldego, il gioiello della cantina che rappresenta circa il 60% del prodotto, il prezzo medio ha raggiunto la somma di 140 euro.

Ovviamente, visto che il mercato remunera adeguatamente il prodotto, crescono rispettivamente fatturato (6.800.000 euro), numero di soci (296) ed ettari coltivati (295). Numeri modesti rispetto ai cugini di Mezzocorona, la cui cantina ha raggiunto dimensioni oramai gigantesche, ma in ogni caso significativi considerando anche la loro costante crescita.

Tutto bene quindi? No, qualche preoccupazione non manca. A cominciare dalla recente proposta di Cavit di estendere al di fuori della zona tradizionale la coltivazione del Teroldego.

A questo proposito, Luciano Lunelli, direttore della cantina di Mezzolombardo, non ha dubbi: "Il Teroldego è un grande vitigno e rappresenta per la piana Rotaliana un patrimonio enologico di elevato pregio. E’ il vero vino rosso autoctono del trentino, custodisce la memoria storica del comparto vitienologico e solo nel campo Rotaliano trova il suo habitat ideale per produzioni di altissimo livello dalle caratteristiche, originalissime, che non si ripetono né si riscontrano nei prodotti ottenuti con le uve dello stesso vitigno coltivato fuori di questa zona. E’ proprio questo specifico binomio Teroldego-Campo Rotaliano, unico ed irripetibile nel suo genere, che deve essere tutelato nella programmazione viticola provinciale a vantaggio dell’immagine globale dei vini del Trentino e nel rispetto delle vocazioni viticole delle singole zone.

Il Teroldego Rotaliano è un patrimonio comune da salvaguardare e non si può permettere che per esigenze commerciali del momento o espansioni selvagge in zone non vocate possa inficiare o mettere in pericolo questa particolarità".

Qualche preoccupazione arriva anche dalle proposte europee di dare via libera al vino biotecnologico. "La gran parte dei nostri soci - confermano il presidente Malfatti ed il suo vice Bebber - ha sottoscritto la petizione contro il vino OGM che è stata fatta circolare nelle Città del Vino, associazione nazionale alla quale aderisce anche Mezzolombardo".

Infine, un ultimo cruccio. La cooperativa si è trasferita nel nuovo stabilimento anche a causa della non più sostenibile convivenza della vecchia sede con il vicinato. Ora, il nuovo piano di fabbrica ha aumentato la quota di residenzialità nella zona commerciale confinante con la nuova cantina: si spera in un ripensamento per evitare che nel futuro possano ripetersi, seppure in forma minore, i contrasti con il vicinato a causa dei comprensibili rumori connessi all’attività di punta, che coincide conl periodo della vendemmia.