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Voglia di terrorismo

Una lettera all’antrace a Trento? Purtroppo no.

Più che una notizia da giornale, una curiosità, un piccolo segno dei tempi. Succede dunque che un professore americano, docente presso la facoltà di Lettere a Trento, riceve una lettera da Baghdad. Lui però è in viaggio in Africa, e la sua corrispondenza la ritira la moglie; la quale, data la provenienza della lettera e la mancata indicazione del mittente, perplessa più che spaventata decide, vista l’aria che tira, di non aprire la busta e di avvisare la polizia. Dopo un primo esame, la Digos fa sapere che a scrivere è uno studente irakeno che chiede al professore alcuni articoli per la sua tesi di laurea. Per sicurezza, comunque, verranno svolte ulteriori indagini onde escludere la presenza di sostanze contaminanti. Fine della storia. Storia che L’Adige del 6 febbraio racconta, in maniera forse un po’ prolissa, sotto un titolo sostanzialmente corretto: "Missiva ‘sospetta’ a Lettere. E’ arrivata dall’Iraq ad un lettore americano".

Ben altro trattamento riceve questo minuscolo fatto di cronaca dal Trentino, che gli dedica addirittura l’apertura di prima pagina: "Busta dall’Iraq, paura a Lettere. La polizia la sequestra. Era indirizzata a un docente americano". E all’interno, sotto un insensato occhiello che parla di "Allarme terrorismo", la giornalista dà fiato alle trombe, assolutamente stonate: "Sulla busta non c’era mittente, ma solo la provenienza, inquietante: Repubblica dell’Iraq, e il timbro postale indicava Baghdad. Minacce? Attacco terroristico?". E poi, dopo aver ricordato – se mai ce ne fosse bisogno – che "la tensione è alta, soffiano venti di guerra", eccetera eccetera, ribadisce: "Un episodio inquietante, avvolto nel mistero. Perché una busta proveniente dall’Iraq recapitata proprio a Trento? Che cosa contiene? Secondo i primi accertamenti effettuati dagli agenti della Digos si tratterebbe di una lettera di richiesta da parte di uno studente di alcuni articoli per una tesi di laurea…". E allora cosa rimane di "inquietante", di "avvolto nel mistero"? Si sospetta forse che la Digos, in combutta con Saddam Hussein, menta?

La cronista cerca affannosamente qualcuno che si sia spaventato, per giustificare il rilievo dato alla vicenda, ma non c’è verso. Il preside di Lettere se la sbriga dicendo che si è trattato "di una bolla di sapone", e la moglie del docente "minacciato" è ancor più deludente.

Ha avuto almeno paura? "No, ma anch’io leggo i giornali… non si sa mai. (…) La Digos mi ha subito tranquillizzata, secondo i primi accertamenti la busta non contiene niente di pericoloso. Non c’è nessun attacco terroristico, nessuna guerra batteriologica, era solo la lettera di uno studente".

Ma almeno, insiste la cronista, "non le è sembrato strano" che suo marito riceva una lettera dall’Iraq? "Non più di tanto - risponde la donna, che proprio rifiuta di collaborare - mio marito scrive su diverse riviste internazionali, è normale che venga contattato da studenti stranieri". E la "paura a Lettere" del titolo, alla fin fine, diventa "un po’ di scompiglio fra gli studenti", che si sono visti arrivare la polizia in facoltà.

Rimane, a questo punto, la speranza che dentro la busta si trovasse almeno un pizzico di antrace. Ma è una speranza molto flebile: a quindici giorni dal fatto, dal laboratorio zooprofilattico di Foggia che doveva analizzare la pericolosità lettera, non hanno comunicato niente.

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