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Il turismo dei boschi distrutti

Uno scempio ambientale commesso nel Parco dello Stelvio. Nel più assoluto silenzio.

La notizia è clamorosa. Venerdì 21 febbraio è stato abbattuto il bosco di Valfurva: in poche ore, ben 2.000 abeti sono stati tagliati denudando una superficie particolarmente fragile, un versante ripido, fino in alta quota.

La Valfurva.

Ci troviamo in uno dei più accattivanti e suggestivi ambienti del Parco Nazionale dello Stelvio e, nonostante questo, con un blitz improvviso, comuni, ente parco e FIS (Federazione Internazionale Sci) hanno imposto un intervento tanto selvaggio e violento per far posto ad una nuova pista per la discesa libera femminile.

La nuova pista, sostenuta con determinazione dalla FIS, è stata autorizzata da tutte le amministrazioni pubbliche, parco compreso. La federazione, nonostante le dure prese di posizione di tutto l’associazionismo ambientalista, anche a livello internazionale, non ha mai nemmeno preso in considerazione le proposte alternative di intervenire sul tracciato della piste del 1985. Ha quindi violato il codice di autoregolamentazione ambientale recentemente approvato che imponeva alla FIS di diminuire il più possibile ogni impatto ambientale e paesaggistico nello svolgimento dei grandi avvenimenti sportivi internazionali in montagna. Il codice invitava anche a comportamenti trasparenti e alla pubblicità di atti e decisioni, da attuarsi solo con una diffusa condivisione sociale dei progetti.

Nulla di tutto questo è avvenuto: si è lavorato nella più assoluta omertà, si è impedito ogni controllo pubblico e questa arroganza dimostra come spesso, purtroppo, i grandi avvenimenti sportivi internazionali siano incompatibili con l’ambiente alpino.

Le amministrazioni pubbliche erano preoccupate dalla attenzione degli ambientalisti che infatti erano pronti ad intervenire con una task force immediata in difesa degli alberi in qualunque momento avessero avuto notizia del taglio del bosco. Gli ambientalisti confidavano nella presenza di loro informatori presso gli enti pubblici, ma questi hanno preferito accompagnare un gesto tanto violento nel più totale silenzio, nella assoluta omertà.

Ci troviamo in un parco sempre più umiliato, privato di ogni senso, con alla presidenza un uomo proveniente dall’ambientalismo, Arturo Osio, che ha preferito l’Aventino, lasciando via libera ad ogni desiderio speculativo imposto dalla Regione Lombardia o dalla provincia di Bolzano.

Le associazioni ambientaliste stanno ora preparando un documento unitario estremamente severo per chiedere le dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione del parco e prepareranno azioni esemplari durante i mondiali di Bormio del 2005, manifestazioni che faranno pentire le amministrazioni pubbliche di aver permesso l’intervento.

E mentre in Italia si assiste passivamente alla demolizione dei parchi e in Trentino si investe nei fallimentari impianti della Jumela e ci si prepara a dar via libera all’assalto della Val Brenta, di Val della Mite e della riserva integrale dei laghi di Colbricon, altrove, dal Sudtirolo alla Baviera, alla Svizzera, all’Austria, si investe ormai solo nel turismo del benessere e si diversificano le offerte.