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Bond argentini e fondi comuni: due fregature

Storia di due fregature annunciate

L’Intesa dei consumatori (Adusbef, Codacons, Federconsumatori) ha elaborato alcune proposte per cercare di tutelare i diritti dei piccoli risparmiatori dall’inaffidabilità dei gestori finanziari e dalla gretta speculazione bancaria dall’altro.

Due sono i settori (bond argentini e fondi comuni di investimento) nei quali l’Intesa ha voluto impegnarsi.

Cominciamo parlando dei bond. Solo in Trentino sono stati investiti 1.000 miliardi di lire in titoli argentini, e ciò che maggiormente lascia perplessi è che le operazioni abbiano come soggetti gente semplice, indifesa; tutte persone che cercavano un investimento ad alto rendimento per i propri piccoli risparmi, ma non disposti a rischiare né abituati a speculare sugli andamenti dei titoli; tutta gente che, se fosse stata a conoscenza del pericolo reale di perdere l’intero capitale, non avrebbe senz’altro dato il suo consenso all’operazione.

Il grave poi è che fin dal 1999 la Banca d’Italia aveva informato il sistema bancario italiano che il rating dell’Argentina era sceso al livello B1; ma ciò nonostante, nel biennio 1999-2000 ben il 75% dei titoli argentini vennero venduti dalle banche ai propri clienti come se nulla fosse, anzi, approfittando dell’informativa della Banca d’Italia, si tennero la notizia per sé, guardandosi bene dal passarla ai propri clienti, invogliandoli all’acquisto con la prospettiva di un interesse maggiore rispetto ad altri titoli, in diversi casi rassicurandoli con il fatto che si trattava di titoli di Stato e che mai uno Stato fallirebbe!

C’è da aggiungere ancora che secondo il regolamento della Consob (la commissione nazionale che regolamenta, presiede e controlla le società e la Borsa) ci sarebbe stato l’obbligo da parte delle banche di mettere per iscritto che "l’operazione non era adeguata" e che la banca era in una situazione di "conflitto di interessi", essendo essa stessa proprietaria del titolo. Inoltre, trattandosi di un titolo straniero, c’era l’obbligo di dare indicazione al cliente del rating e di consegnargli un prospetto con la descrizione della situazione economica argentina.

In base alle denunce presentate alla Consob da parte dell’Intesa, ben poche sono state le banche che si sono comportate in modo corretto nei confronti dei propri clienti e ci sono fondati motivi per ritenere invece le banche, che si sono comportate scorrettamente, responsabili del danno praticato all’utente e per chiedere ad esse un adeguato risarcimento.

A tale proposito l’Intesa ha predisposto un modello di lettera (raccomandata con ricevuta di ritorno) da inviare alle banche per richiedere una serie di informazioni dalle quali poter constatare il comportamento tenuto dalla banca nella vicenda , ovvero se conforme al regolamento della Consob, in quanto nel caso dovesse risultare difforme ci sarebbero gli estremi per promuovere nei confronti della banca stessa una causa per avere il risarcimento del danno subito, oltre alla restituzione del capitale investito illegittimamente.

Per quanto riguarda i fondi comuni di investimento, occorre innanzitutto dire che nel giro di tre anni (dal 1999 al 2002) sono stati bruciati ben 73 miliardi di euro, corrispondenti a 141.000 miliardi di vecchie lire; in secondo luogo, più i fondi affondano, più i gestori guadagnano, con laute commissioni e provvigioni; un guadagno quantificato, nel triennio suddetto, in 18,7 miliardi di euro, che in parte devono essere restituiti ai risparmiatori, secondo l’Intesa dei consumatori.

Il patrimonio complessivo dei fondi comuni di investimento collocati in Italia è di circa 359 miliardi di euro (era di 433 nel ‘99), in calo costante dal 2000, con una diminuzione del 17% in poco più di tre anni. Particolarmente pesante è stato il risultato dell’ultimo anno per i fondi azionari: oltre il 27% del patrimonio è stato mediamente eroso. I fondi bilanciati invece hanno perso in un anno ben il 10%; appena positivo il risultato medio annuo degli obbligazionari (+1,09) e di poco superiore quello dei fondi monetari (+1,94), anche questi, comunque, al di sotto dei rendimenti medi dei titoli di Stato. Se si considerano però gli ultimi tre anni, i peggiori fondi azionari hanno avuto risultati tali da erodere oltre l’85% del patrimonio gestito.

Molti utenti ci chiedono a cosa serve affidarsi ai professionisti del risparmio gestito, se, comunque vada, chi ci rimette è sempre e solo il risparmiatore. Occorre infatti rilevare che se i Fondi perdono, i gestori invece guadagnano: su 73 miliardi di euro di perdite conseguite nel triennio, l’industria del risparmio gestito ha intascato ben 18.7 miliardi di euro di commissioni di gestione, commissioni di ingresso e d’uscita, oneri di gestione ed altri balzelli vari, puntualmente applicati nonostante i gestori non abbiano realizzato uno solo dei risultati minimi prefissati!

Se il triennio 2000-2003 è stato terribile per la finanza e il
risparmio, disastrosi sono apparsi i risultati raggiunti dai Fondi Comuni in un arco di tempo più lungo, addirittura peggiori del "fai da te" e dalle azioni. Infatti, facendo dei semplici calcoli, 100 lire affidate ai gestori nel 1984 sono diventate 417,8 a fine 2001, ma il risparmiatore che nello stesso arco temporale si è affidato al "fai da te", tanto osteggiato dai signori dei Fondi, ha realizzato 441,2 lire impiegando i suoi capitali sui Bot a 12 mesi!

Pertanto i gestori dei Fondi Comuni, poiché dimostrano la loro elevata professionalità soltanto nell’addebitare salate provvigioni e commissioni (che seppure lievemente calate restano tra le più elevate d’Europa e degli Stati Uniti), e poiché hanno realizzato rendimenti peggiori rispetto alle azioni ed ai titoli di Stato italiani, debbono cominciare a misurare le commissioni percepite con gli obiettivi raggiunti: a che serve fissare il benchmark (risultati minimi), se poi paga sempre il risparmiatore, anche quando non viene raggiunto l’obiettivo minimo prefissato?

I risparmiatori devono essere consapevoli che quando affidano i loro soldi ai professionisti del risparmio gestito, con le attuali condizioni, comunque vadano i mercati, le borse e le valute alle quali sono ancorati i Fondi, i gestori avranno guadagni certi con le commissioni che verranno automaticamente addebitate.

Considerando le commissioni di accesso e/o d’uscita e gli eventuali switch (passaggio da un fondo ad un altro dello stesso gestore) a diretto carico del sottoscrittore; quelle di gestione e (se contrattualizzate) di performances percepite direttamente sul patrimonio del fondo (con ripercussione diretta sul valore della quota), possiamo dire che la qualità professionale dei gestori è assai bassa. Molto più sicuro ed economico appare il "fai da te" in titoli di Stato.

Per difendere concretamente i diritti degli investitori e la trasparenza del mercato, bisogna modificare la griglia di commissioni e provvigioni e le proposte che in tal senso l’Intesa dei consumatori si sente di rivolgere ai tanti piccoli risparmiatori da portare sul tavolo dei gestori dei Fondi Comuni di investimento sono:

1. un ristorno ai risparmiatori del 50% delle commissioni percepite nel 2001 e 2002; è veramente indecente far pagare commissioni su fondi che hanno conseguito risultati più negativi del "fai da te", bot, btp, obbligazioni;

2. l’abolizione delle commissioni d’ingresso e/o uscita, che possono considerarsi veri e propri pedaggi feudali, che gravano sui risparmiatori a prescindere dai risultati, che tra l’altro non spingono i gestori a migliorare i rendimenti, ma a farli adagiare sugli allori;

3. nessuna commissione di gestione in presenza di risultati negativi ed una scalettatura crescente di commissioni in caso di guadagno, dallo 0,50% per guadagni minimi, fino ad un massimo del 3%, con rendimenti superiori al 10%;

4. un intervento dell’Antitrust per far cessare l’abuso di posizione dominante di banche ed altri intermediari; i primi 6 gruppi bancari controllano, infatti, il 70% del mercato, con buona pace della concorrenza e dei diritti dei risparmiatori.