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OGM: II harakiri della Pat: ulteriori particolari

La Provincia di Trento da una parte lancia il marchio "OGM free" per i prodotti trentini; dall'altra si attrezza per "coltivare e produrre varietà di OGM". Una scelta incomprensibile e suicida.

Nel numero scorso avevamo reso conto dell’incredibile pasticcio sulle biotecnologie (OGM: la PAT finanzia il suicidio del Trentino): con la Provincia Autonoma che da una parte parla sempre di naturalità dei prodotti e dell’ambiente trentini, spende miliardi in pubblicità e in marchi appositi; dall’altra sembra imboccare la strada della produzione degli OGM, gli Organismi Geneticamente Modificati, quei prodotti, anche alimentari, vagamente mostruosi (incroci tra un vegetale e un insetto ad esempio) dai quali tanti scienziati e i consumatori di tutto il mondo paventano potenziali catastrofiche conseguenze.

Tutto questo sembra avvenire nella totale irresponsabilità: lo scorso numero avevamo intervistato Mauro Levighi, l’assessore provinciale (alla Ricerca) competente, si fa per dire. Infatti Leveghi, amministratore serio, persona solitamente preparata, dimostrava grande imbarazzo nel giustificare provvedimenti di cui non sembrava capire significato e portata.

"Come possono succedere cose del genere? Vuol dire che i legislatori non leggono neanche le cose che firmano!" ci dice il prof. Piergiorgio Rauzi, uno dei pochissimi, all’interno dell’acquiescente corpo docente della nostra Università, a denunciare i pericoli, per la società trentina e per l’Università stessa, di un approccio disinvolto a un tema tanto delicato.

Abbiamo approfondito il problema, importantissimo per tutto il Trentino, e vitale per la sua agricoltura.

Ed emerge, lampante, una contraddizione stridente tra contemporanei provvedimenti della stessa Giunta Provinciale.

Proprio in questi giorni infatti è stata approvata la nuova legge sull’agricoltura. La quale, proposta dall’assessore Pallaoro, al capo II prevede l’istituzione di "un contrassegno riportante la dicitura ‘geneticamente non modificato’ ai prodotti derivanti dalle produzioni agro-alimentari del Trentino". Seguono indicazioni e modalità, estremamente rigide e severe, talora più restrittive di quanto raccomandano studiosi ambientalisti. Non solo, "la Provincia realizza iniziative di informazione anche sui rischi per la salute e per l’ambiente derivanti dall’uso di prodotti contenenti organismi geneticamente modificati." Insomma, la Pat agli OGM dichiara guerra senza quartiere.

Contemporaneamente però, come avevamo scritto lo scorso numero, con altra delibera proposta dall’assessore Levighi, la stessa Provincia di Trento istituisce una Commissione provinciale di Bioetica incaricata di esprimere alla Giunta "giudizi e pareri sui progetti di ricerca sostenuti in ambito provinciale" nel campo delle biotecnologie, tra le quali la "produzione, valutazione e coltivazione di varietà OGM". Quindi da una parte la Pat spende soldi per dire a tutti che gli OGM fanno male ("iniziative di informazione sui rischi per la salute") e che i prodotti trentini ne sono privi; dall’altra spende soldi proprio per produrre e coltivare OGM.

Non basta. La Commissione provinciale bioetica istituita da Leveghi, quella che dovrà vigilare sull’attività dei laboratori biotecnologici trentini, sarà costituita da membri – come avevamo rivelato lo scorso numero – che hanno interessi personali nel campo degli OGM, o che in materia si sono già espressi, pubblicamente e con pubblicazioni, proprio a favore della produzione degli stessi.

Insomma, a guardia del pollaio sono state messe le volpi.

"Noi abbiamo cercato gente che avesse competenze in materia. E i nominati hanno indiscutibili competenze internazionali" ci aveva detto Leveghi.

Peccato che non siano persone super partes, e siano tutti orientati nella stessa maniera.

E’ un caso? In Provincia sono magari poco accorti, ma soprattutto sfortunati?

Non sembra.

"Lo scorso anno dopo che avevamo organizzato come Rete di Lilliput una serata su ‘OGM e biotecnologie’ – ci dice Massimiliano Pilati, agronomo – siamo stati contattati dalla Provincia per segnalare un nominativo da inserire nella Commissione bioetica: con lo scopo di vigilare sull’operato delle iniziative nel campo delle biotecnologie, e garantire che il Trentino rimanga davvero OGM free. Noi abbiamo segnalato il prof. Gianni Tamino, biologo dell’Università di Padova, persona dalle ampie e indiscutibili referenze (vedi scheda). In realtà non lo hanno mai contattato."

Ecco quindi come agisce la Pat: a garanzia che non si traffichi con gli OGM seleziona studiosi che gli OGM li vogliono, e scarta i contrari. Quindi non si tratta di sfortuna. C’è del metodo, in questa follia.

Che si tratti di follia, alcuni dei nostri interlocutori non hanno dubbi: "Su questo gli agricoltori rischiano l’attività – ci dice il prof. Rauzi – Già c’è stata una notevole forzatura della natura. Da una mia ricerca sull’allevamento, siamo passati dai 16 quintali di latte a bovina nel ’58, agli attuali 58 quintali. Il che è dovuto sia alla specializzazione (le mucche sono solo da latte o da carne, e nessuna viene più usata come forza motrice); sia ai miglioramenti genetici attraverso il congelamento del seme dei tori (messo da parte in attesa di vedere quali semi dessero discendenti più produttive), a un analogo lavoro sugli ovuli ecc. Oggi in America la Monsanto interviene con i mangimi OGM, aumentando così notevolmente la produzione di latte. Noi non possiamo seguire questa strada: l’agricoltura di montagna, o si ritaglia fette di mercato legate alla particolarità, alla naturalità, o non ha senso economico.

Però queste devono essere qualità vere, certificate, senza ombre. Mentre tutte queste manovrucce sugli OGM portano a dubitare che quel "naturalmente" legato ai prodotti trentini sia reale."

Con la Provincia che da una parte fa una cosa, dall’altra disfa, i dubbi investono anche i progetti condivisibili. Come Osserva 3 sulla rintracciabilità del gene, che dovrebbe individuare gli OGM, si immagina per porli al bando. "In questo senso ci sembra un progetto di facciata, un contentino – ci dice Andrea Trentini, anch’egli del nodo di Trento della Rete di Lilliput – E difatti gli sono state assegnate risorse del tutto inadeguate, e inoltre i responsabili del laboratorio sono schieratissimi pro-OGM". Anche qui la logica provinciale delle volpi a guardia del pollaio.

E gli agricoltori, che sono tra i più diretti interessati? La Confederazione Italiana Agricoltori è l’organizzazione più possibilista sull’argomento OGM.

"La ricerca sulle biotecnologie non può essere bloccata; deve bensì essere condizionata, procedere tra paletti rigorosi – ci dice il presidente trentino Flavio Pezzi - Per questo è bene che non sia lasciata in mano alle multinazionali, ma che si sviluppi anche in laboratori controllati dal pubblico. Inoltre la ricerca intesa come mappatura del genoma, per esempio della vite, è molto positiva, perché permette di capire le potenzialità di una varietà, e poi riprodurla con i metodi naturali."

Ma la delibera non parla di limitarsi allo studio del genoma, ma di alterarlo con una sorta di operazioni chirurgiche, produrre e coltivare OGM…

"Questo non è condivisibile. Noi non siamo contrari a OGM che per esempio permettano la coltivazione del riso in zone aride del Terzo Mondo, salvando intere popolazioni dalla fame. Ma per il Trentino siamo decisamente contrari. Tutte le zone piccole, e particolarmente vocate, devono puntare sull’eccellenza. Non ci sono alternative. Mi meraviglio che sia passata una delibera del genere."

Ancora più rigida è la posizione dell’Unione Contadini. "Agli OGM siamo assolutamente contrari, fino a che non viene chiarito, fino in fondo, che non c’è alcun rischio, neanche remoto, per la salute – ci risponde il presidente trentino Gabriele Calliari – E questo vale anche per il Terzo Mondo, che innanzitutto non è fatto di cavie umane, e che poi con gli OGM verrebbe solo reso schiavo delle multinazionali e delle loro sementi brevettate."

Calliari è anche vice-presidente dell’Istituto di San Michele.

"Noi siamo favorevoli alle biotecnologie intese come studio delle proprietà genetiche, per sapere come intervenire attraverso i processi naturali di selezione e miglioramento delle specie: per esempio, gli incroci tra vitigni."

Però non sembra che ci si limiti a questo, si parla esplicitamente di produrre e coltivare OGM…

"Qui potrei risultare possibilista solo in un caso. Se questa operazione venisse effettuata per testare gli OGM, per valutarne le conseguenze sanitarie. Perché questa valutazione deve essere fatta da un ente pubblico, non dalle multinazionali che sugli OGM vivono.

In ogni caso, c’è il discorso strategico. Se dovesse emergere che gli OGM sono assolutamente innocui, l’agricoltura italiana, e ancor più quella trentina, avrebbero tutto da perdere: perché il loro pregio sta nella particolarità, nella non riproducibilità. Il prodotto agricolo non sarebbe più espressione di un territorio, ma di un laboratorio: e vincerebbe chi ha le distese più ampie."

Ecco il Trentino che fa harakiri. E che a valutare gli OGM, che significherebbero la sua fine, mette – per di più pagandoli – gente che gli OGM li vuole.

Che senso ha una Commissione bioetica tutta di gente schierata per gli OGM? In cui si sono scartati i contrari?

"Non conosco questi nominativi. Mi informerò. Una commissione è autorevole se composta di persone che non hanno né interessi né posizioni precostituite. Se invece non è così, è una farsa."