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Pubblico o privato?

Due decisioni della Provincia sull’urbanistica della Piana Rotaliana.

Due recenti decisioni della Provincia hanno investito questioni urbanistiche della Piana Rotaliana. Decisioni che non hanno nulla in comune se non il fatto che sono collegate a due vicende, l’area della ex distilleria di Mezzolombardo e il futuro (?) centro commerciale di Faedo, decisive per lo sviluppo urbanistico locale ed ambedue nate all’interno di quell’area grigia che troppo spesso, nei paesi, caratterizza scelte edilizie di rilievo.

Per quanto riguarda il più piccolo dei comuni della Rotaliana, il comitato per l’ambiente della Pat ha dato un via libera condizionato alla costruzione di un grande capannone progettato ai piedi di Castel di Monreale, nelle campagne di Faedo. La commissione edilizia del piccolo centro aveva stroncato la prima proposta progettuale pur ammettendone, a denti stretti, la compatibilità con l’attuale piano di fabbrica: "L’impatto visivo dell’intervento… appare estremamente negativo".Si tratta infatti di un’ipotesi gigantesca per il luogo: un capannone alto otto metri con un fronte di circa 180 m. ed una superficie coperta di quasi 9.000 mq. L’iniziativa è portata avanti da un’impresa di Trento, guidata dall’ex presidente degli artigiani trentini Tullio Uez, ma con agganci locali, visto che parte dei terreni della Nordedile Commerciale Srl (questo il nome della ditta) sono passati per mano di società e imprese che hanno sede nella piana Rotaliana. La "vocazione edificatoria" dell’area è stata accompagnata da coincidenze quanto meno interessanti. Uno dei proprietari dei terreni nonché progettista del capannone è stato per svariati anni (almeno dal 1990 al ‘95) tecnico di fiducia del Comune di Faedo. Ma non solo: visto che la prima proposta aveva trovato diversi ostacoli nelle commissioni provinciali, per cercare di limitare l’impatto la Nordedile ha incaricato un architetto che pare sia contemporaneamente membro della Commissione Provinciale per la Tutela Paesaggistica e Ambientale, uno degli organi cioè che dovranno esprimere un parere determinante sulla vicenda.Una parte dei terreni era diventata edificabile (con destinazione artigianale/industriale) con il piano comprensoriale del 1992 così che un pezzo di campagna, ai piedi dell’austero Castel Monreale, appena intaccato da un modesto insediamento (un deposito di GPL) è diventata edificabile. Nonostante ciò, la modesta dimensione dell’area, la sua forma stretta ed allungata, nonché la "fastidiosa" presenza di un’ampia fascia di rispetto stradale, non assicuravano un business sufficientemente interessante. Il miracolo avvenne nel 1996 quando l’allora l’amministrazione comunale propose un ampliamento dell’area e la sua definizione "commerciale", decisioni che gli organi tecnici e politici provinciali avallarono senza obiezioni. Decisioni vecchie, che Italia Nostra (con alcuni esposti) e gli attuali amministratori comunali e provinciali hanno cercato di contrastare (limitandone forse i danni), ma i cui effetti si stanno concretizzando adesso.

La seconda decisione della Provincia, che rende un po’ di giustizia ad un’altra intricata vicenda, riguarda la bocciatura da parte della Pat di una previsione urbanistica all’interno del nuovo piano regolatore di Mezzolombardo. L’area interessata è quella occupata dai fabbricati degradati dalla vecchia distilleria, che da qualche anno si è trasferita a Mezzocorona. L’area confina con la vecchia casa di riposo e l’ospedale S. Giovanni e risulta centrale rispetto ad una zona in forte espansione edilizia. Per questo, da vent’anni, la zona era stata vincolata a servizi di pubblica utilità. Sembrava quindi logico aspettarsi dal nuovo piano regolatore una conferma della destinazione pubblica, considerato che, a distilleria chiusa, sarebbe stato più facile di prima dare concreta realizzazione alle vecchie intenzioni di utilizzare quella zona per potenziare i confinanti edifici pubblici e magari per fornire un piccolo polmone verde ai tanti cittadini residenti. Invece, tre anni fa il commissario ad acta dott. Salizzoni licenziò la nuova proposta di P.R.G. prevedendo una vocazione residenziale per circa due terzi del lotto. Ne nacque una lunga e controversa polemica con successivi passi indietro e conferme. All’epoca suscitò un certo scalpore la voce che uno dei tecnici incaricati dal Comune di preparare il nuovo piano regolatore della borgata avesse acquistato (tramite la compartecipazione ad una società immobiliare) l’area che, già destinata a parco pubblico, stava per diventare in gran parte edificabile. Il responsabile del progetto, l’architetto Fabrizio Merler, escluse però che il tecnico in questione avesse potuto avere una qualche influenza sul lavoro di preparazione del nuovo piano regolatore di Mezzolombardo, sostenendo che l’interessato, già presente nel gruppo tecnico incaricato dal Comune con il ruolo di "responsabile della organizzazione Segeco" (lo studio associato titolare della commessa), aveva lasciato il gruppo di lavoro prima della definizione concreta delle scelte di pianificazione urbanistica.

La recente decisione provinciale ripristina l’uso pubblico dell’area e ciò dovrebbe rendere più facile realizzarvi la scuola media, il cui dirigente denuncia da anni la necessità di un nuovo e più funzionale edificio.