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La ferrovia e i contadini

Espropri e inquinamento acustico: il raddoppio della linea ferroviaria preoccupa. Ma con la galleria...

A sentire le prime reazioni, il previsto raddoppio della linea in vista della cosiddetta Alta Capacità ferroviaria, nella piana Rotaliana ha fatto arrabbiare molti, sindaci in testa. I contadini non sono stati da meno ed hanno preso carta e penna per stendere un documento unitario tra le sezioni dell’Unione Contadini (il sindacato agricolo più rappresentativo) dei cinque paesi della Rotaliana, documento nel quale si muovono critiche di metodo e di merito al progetto delle ferrovie. Presa di posizione critica è stata assunta anche da parte della direzione centrale dell’Unione Contadini: Danilo Merz, direttore del sindacato agricolo - da noi sentito - ricorda che la categoria non è mai stata minimamente coinvolta. Ma non basta: le categorie agricole, secondo Merz, sono sempre in attesa di una convocazione da parte dell’assessore provinciale ai trasporti Silvano Grisenti, al quale vorrebbero far sapere la loro opinione sul piano di mobilità provinciale e sui numerosi interventi infrastrutturali collegati.

Critico sul nuovo tracciato ferroviario anche Guido Conci, presidentissimo delle Cantine MezzaCorona e del consorzio ortofrutticolo Val d’Adige.

Ma perché tutte queste lamentele? Presto detto: se non interverranno modifiche al progetto, il nuovo tracciato ferroviario occuperà una striscia di preziosa campagna larga tredici metri e lunga diversi chilometri a partire da Roverè della Luna fino alle porte di Trento. Per un territorio in gran parte urbanizzato che però convive con un’agricoltura di qualità, se non verrà ben inserita, la nuova iniziativa appare incompatibile. Per cui, se non si troverà qualche compromesso, un’opera strategica per la sopravvivenza di questa parte delle Alpi, un intervento auspicato da tempo e che permetterà di trasferire una buona parte delle merci dalla gomma al treno, rischia di trovare da queste parti un’opposizione decisa e importante. E i contadini della zona, "in qualità di cittadini ed imprenditori agricoli", hanno espresso la loro "totale contrarietà al progetto dell’Alta Capacità ferroviaria così come annunciato". Quindi non una contrarietà alla ferrovia, ma al tracciato in progetto. Anche se nel documento inviato alla provincia ed ai sindaci non se ne fa riferimento, ha sicuramente contribuito ad alzare il livello della collera il fatto che, la pianura a Nord, nel confinante Sudtirolo, viene in buona parte risparmiata grazie ad un tracciato progettato in galleria.

Il documento si conclude con l’invito a ricercare una soluzione "più rispettosa del territorio, della popolazione e dell’economia" e annunciando, salvo cambiamenti repentini, "ulteriori azioni di protesta".

Della ferrovia, i contadini non temono solo gli espropri ma anche il rumore causato dal passaggio giornaliero di centinaia di treni anche se, probabilmente, il materiale rotabile del prossimo futuro dovrebbe ridurre di molto quest’ultimo pericolo d’inquinamento. Però, almeno per il momento, pare che le azioni di protesta siano destinate a rimanere una minaccia, visto che lunedì scorso è stata sottoposta ai sindaci della piana Rotaliana una nuova ipotesi di tracciato: la ferrovia dovrebbe ora entrare in galleria sotto le pendici dei monti di Faedo per uscire alla luce del sole a sud di Trento dopo non pochi chilometri. Un tracciato che, in zona, non dovrebbe più trovare ostacoli politici (chissà in Vallagarina!), ma eventualmente solo complicazioni economiche. Certo che trovare posto per tutte le infrastrutture (quelle più utili come la ferrovia e quelle meno utili come certe nuove strade o la terza corsia dell’autostrada) diventa sempre più difficile e i cittadini più attenti all’ambiente potranno trovare tra gli agricoltori dei buoni alleati. Infatti, visto che le regole urbanistiche vengono viste da ampie fasce della società come degli impedimenti allo sviluppo, quale miglior garanzia di un buon equilibrio città- campagna se non il fatto che dei terreni agricoli pregiati garantiscono un buon reddito annuale e rendono meno appetibile la speculazione edilizia? E a questo proposito è bene ricordare che molti amministratori comunali pronti ad alzare il tiro contro la Provincia dovrebbero essere però altrettanto attenti nella stesura dei piani di fabbrica mentre invece alla Provincia muovono l’accusa opposta, cioè quella di essere troppo severa nel limitare lo sviluppo edilizio locale. Basti pensare che a Mezzocorona, fino a poco tempo fa, il cosiddetto lotto minimo, cioè la dimensione di un terreno sul quale costruire una casa, era di mille metri quadrati! Un’enormità, visto che ne basterebbero la metà. "Ma i contadini - replica Luigi Stefani dell’Unione di Mezzocorona - hanno sempre avuto un occhio di riguardo per la tutela del territorio; recentemente ad esempio, abbiamo chiesto al sindaco di inserire nel nuovo regolamento norme edilizie più restrittive anche per noi agricoltori".