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Rovereto città delle ghiande?

La felice stagione dell’effetto Mart si è già conclusa?

Negli anni ’80, sui giornali locali, venne affermandosi un’immagine di Rovereto (o meglio, dei suoi amministratori) non proprio positiva: estenuanti dibattiti su minuzie inconsistenti, battibecchi senza fine, inconcludenza, lamentosità continua nei confronti di un capoluogo ritenuto prepotente, ridicolaggini di ogni tipo. Tanto che, in luogo della classica denominazione “Città della quercia”, qualcuno si divertì a parlare spregiativamente di “Città delle ghiande”. Non c’interessa qui stabilire se e quanto questa immagine rispondesse al vero o non dipendesse invece dalla malizia di redattori locali dei due quotidiani particolarmente pettegoli. Ci limitiamo a constatare il fatto.

In seguito la situazione migliorò, se non altro perché anche altrove, e soprattutto nel consesso provinciale, cominciarono a succedere cose turche, e in questo fu fondamentale il ruolo della Lega Nord. Basti ricordare l’ultima sparata di Denis Bertolini, segretario di quel partito, che in una proposta di mozione chiede di girare la statua di Dante sita nell’omonima piazza di Trento, in modo che il suo dito punti verso sud e non più verso nord: “Il monito di Dante verso il nord - spiega Bertolini - non ha più senso, mentre risulta estremamente attuale il pericolo di invasione culturale e di snaturalizzazione della nostra identità rappresentato dall’immigrazione extracomunitaria, proveniente soprattutto dal sud del mondo”.

Anche a Trento non si scherza, insomma; ma ogni tanto Rovereto sembra voler riaffermare quella sua vecchia fama chiacchierona, pasticciona e un po’ goliardica. Tutti ricordiamo, non molto tempo fa, la brutta figura del sindaco e di un assessore di fronte all’incursione di quelli delle Iene (vedi Brutte bestie, le iene!); ora leggiamo, sul Trentino del 3 aprile, questa severa reprimenda nei confronti dei consiglieri comunali: “Quelle 30 persone non sono un Consiglio comunale. Sono una classe in gita scolastica o nell’ora buca, quando arriva la supplente… Si deve discutere dello scalo ferroviario di Mori… Tre ore di interventi nei migliori dei casi fini a se stessi, nei peggiori fuori tema, sconclusionati o incomprensibili… C’è un nuovo sistema, nuovo e demenziale, che consente a chiunque di attivare il proprio microfono disattivando quello del collega che sta parlando. Pigiando il pulsante scatta anche l’automatica inquadratura della telecamera. Un buon numero di consiglieri ci ha giocato per tutta la sera, interrompendo con risolini sotto il banco il collega che stava parlando e oscurandone la visione. E’ successo decine di volte…”.

In realtà, in questa congrega di buontemponi, non mancano le persone serie; che però, forse per reazione allo svaccamento consueto, quando parlano di temi “alti” tendono a viaggiare sopra le righe; come il consigliere di Forza Italia Francesco Aita, che alla notizia dell’ingresso degli americani a Baghdad non sa contenersi: “Non ho la capacità di esternare la gioia che oggi ho provato” - dice. E condanna come evidentemente “sbagliate e pretestuose le manifestazioni dei vari no-global, rifondaroli, verdi e pure cattolici doc, e di quanti li hanno seguiti, tutti accecati dai colori dell’arcobaleno… Orde demagogico-populiste di una sinistra che avrebbe preferito un conflitto lungo e sanguinoso”. Come logica conclusione di tanta evidenza, chiede “di ammainare la bandiera del qualunquismo esposta anche in questo comune”, al che la maggioranza di centro-sinistra, anch’essa molto seria - in segno di protesta abbandona l’aula, impedendogli di manifestare l’esilarante proposta di invitare a Rovereto l’ambasciatore americano “per ricevere un’attestazione di riconoscenza al popolo americano”. Conclude quindi mettendosi sulle spallle la bandiera americana “in segno di giubilo”.

Un’altra persona seria è Marco Zenatti, segretario provinciale di AN e consigliere a Rovereto, che negli stessi giorni ripropone l’antico sport roveretano dell’auto-denigrazione (vedi Rovereto è un cesso: venite a visitarla!): il Mart è uno “scatolone artistico”, Rovereto “una borgata irriconoscibile” I negozi la sera sono chiusi, la gente “se ne sta rintanata in casa, le poche compagnie di giovani sono costrette a dialogare in apnea tra i fumi dei bar”. Di notte, poi, la città “diventa terra di conquista per giovani balordi che si muovono in branchi a caccia di emozioni”. Ma c’è di peggio: a volte “questi microvandali solidarizzano con giovani extracomunitari senza scrupoli”, mentre i vigili, impegnati a compilare contravvenzioni, non fanno niente.

Un disastro, insomma, confermato in qualche modo anche da un forestiero, il vescovo Bressan; il quale, in visita pastorale nel comprensorio, si è lamentato, dicendo di aver “toccato con mano come il precetto domenicale sia sempre più trascurato, e quanto carenti siano le famiglie nell’educazione cristiana dei figli”.