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Marlene Kuntz, a fior di pelle

E’ opportuna una considerazione iniziale: sono omai dieci anni che i Marlene Kuntz stanno dimostrando una fedeltà assoluta all’arte, intesa come cura dei testi e degli arrangiamenti musicali. Nelle loro canzoni c’è tutta la rabbia e il disagio verso una società che non sentono loro. Ma a differenza dei cosidetti gruppi impegnati, C. S. I. in testa, la loro protesta sonora è volutamente velata, la si legge tra le righe, sfocia in un’apparente estraneità ai fatti concreti, ma non deve essere vista come mera indifferenza. I Marlene sono così, prendere o lasciare.

Il concerto inizia con le canzoni dell’ultimo album "Senza Peso": "Danza" ("molle ti sogno tra le note, spargendovi sensualità: quando saranno inebriate la musica migliorerà") , "Shiele, lei, me", e "A fior di pelle" ("tu zona rossa nell’attimo di un lampo, la superficie di un corpo senza scampo").

Seguono poi, in un percorso a ritroso, alcuni brani dell’album "Ho ucciso paranoia". La scelta cade sulle canzoni più delicate (ovviamente di una delicatezza sui generis), ma ugualmente incisive e graffianti. Spazio poi alle loro "Spore", che rappresentano l’energia pura e l’improvvisazione delle performances strumentali. Qui il gioco è retto in prevalenza dalle due chitarre di Godano e Riccardo Tesio, capaci di coinvolgere il pubblico in una serie di evoluzioni sonore. E quando smettono le chitarre ci pensa la voce dello stesso Godano, leader carismatico e cantante del gruppo, a sostenere l’elevato peso specifico di testi e musiche.

Dobbiamo proprio dirlo? E’ stato un gran bel concerto.

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