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Il dibattito inesistente

Provincia di Rovereto? Si fa per dire...

L’immagine, si sa, è importante. Ma la visibilità sembra esserlo ancora di più. Insomma, anche se io non ho niente da dire, nessun serio contributo da comunicare, o se il mio messaggio è miserabile, inconsistente, è comunque fondamentale che se ne parli, che appaia, che circoli. Sono a loro modo un esempio di questa mentalità i comportamenti di quei poveri ragazzi che per convincersi di esistere, per illudersi di lasciare una traccia del loro passaggio su questa Terra, rovesciano nottetempo le fioriere dell’arredo urbano o imbrattano di scritte senza senso i muri del centro storico.

Marco Zenatti (segretario provinciale di An).

Certi uomini politici si comportano come quegli adolescenti problematici, e in cerca di identità o a caccia di visibilità, s’inventano temi di dibattito fuori dal mondo, consapevoli sì che da quel loro agitarsi non sortirà niente di utile, ma certi comunque che i giornali si occuperanno di loro. Al che l’obiettivo sarà raggiunto.

E così ecco che dai giornali del 17 aprile apprendiamo che Marco Zenatti e Piergiorgio Plotegher (esponenti roveretani di AN, il primo anche segretario provinciale del partito) ripropongono, a dieci anni di distanza da analoga, inconcludente proposta, l’istituzione di una provincia di Rovereto, che comprenda, oltre alla Vallagarina, il comprensorio di Riva e Arco. Argomentazione: la Regione è agonizzante, Trento diventerà una provincia ordinaria, anzi l’ottava provincia del Veneto, e questo "sicuramente avrà ricadute negative sull’area roveretana".

"Dieci anni fa l’idea non venne capita - spiega Plotegher - i tempi non erano ancora maturi"

Piergiorgio Plotegher (An).

E oggi? Ad appoggiare l’idea troviamo un antichissimo (dal 1952 al ’56) presidente della Provincia, il democristiano Remo Albertini, che all’epoca fu "il padre dell’idea - chiamiamola così - secessionista", e l’allora presidente del comitato per Rovereto provincia, l’imprenditore Aimone Sordo, che ricorda anch’egli come "la proposta venne presa sottogamba e trattata come una trovata folkloristica".

In realtà, ed era prevedibile, oggi i tempi sono ancor meno maturi, e dal fronte del centro-sinistra arrivano soltanto battute liquidatorie: "idea anacronistica", "proposta elettoralistica e demagogica", "sparata fantasmagorica", "folklore", "argomenti da robivecchi", "ridicola, indecorosa demagogia elettorale", "miopia politica e asfissia mentale"… Insomma, "AN sta raschiando il fondo del barile per cercare di raggranellare consensi".

Reazioni scontate, si dirà. Ma neppure dallo schieramento di centro-destra arrivano dei consensi, tutt’altro: mentre Forza Italia evita di infognarsi in un dibattito senza prospettive, la proposta di Rovereto provincia è l’occasione per il riesplodere della faida interna ad Alleanza Nazionale, che già poteva vantare il bel risultato di un ex segretario del partito (Taverna) che correrà con una sua lista alle elezioni provinciali di novembre.

Per De Bertoldi l’uscita di Zenatti e Plotegher "è una provocazione, che tale dovrà rimanere"; per Pisoni "Zenatti ha trasformato il partito in un maso chiuso e vuole arrivare alle elezioni da solo"; per De Laurentis "sarebbe meglio se tutti andassimo a Lourdes"; il capogruppo di AN ad Arco, "semplicemente furioso", parla di "un’autentica follia", "un’idiozia"; e Marco Oreste Detassis, per protesta, abbandona il direttivo del partito e medita se restituire la tessera, definendo l’idea dei roveretani "inopportuna, inattuale, contraddittoria". "Il partito - conclude - va commissariato un’altra volta perché dal congresso si è creata una situazione che ci porterà al disastro elettorale"; e due circoli cittadini del partito solidarizzano con lui.

A consolare Zenatti e Plotegher rimane il solo Sergio Festi, personaggio non proprio autorevole dell’autonomismo lagarino, che trova l’idea "sicuramente affascinante", mentre, dall’interno della stessa area, Carla Tomasoni ipotizza che "forse AN confonde i propri desideri con la realtà".

Nel giro di una settimana, così, l’affare si è ammosciato, con un bilancio politico forse positivo per quanto concerne la visibilità, ma certo devastante in termini di immagine. Al che Alleanza Nazionale ha pensato bene di tornare all’antico e, in occasione del 25 aprile, ha affisso - sempre a Rovereto - un osceno manifesto in cui si equiparano le ragioni dei partigiani a quelle dei repubblichini, affiancando la bandiera italiana a quella di Salò.

Alla faccia di Fiuggi e degli sdoganamenti.