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Un pover’uomo pericoloso

Berlusconi, l’immunità, lo Stato.

Il tiranno non teme il popolo. Sa che in un modo o nell’altro è in grado di dominarlo. O con la paura o con la suggestione ne tiene salde in mano le redini. Panis et circenses, il bastone e la carota, sono i mezzi tradizionali con cui il tiranno ha controllato il popolo. Ciò che teme il tiranno è la divisione dei poteri, il principio di legalità, il rigore della legge, l’autonomia di chi è deputato a farla rispettare, il suo vincolo al quale anch’egli è subordinato.

E’ opinione condivisa infatti che il lungo cammino della democrazia liberale moderna abbia preso le mosse con la Magna Charta strappata dai baroni inglesi a Giovanni Senza Terra nel 1215, molti secoli prima dell’avvento del suffragio universale. Insomma, ancor prima e più del voto popolare, a caratterizzare una democrazia è il contrappeso, il bilanciamento dei poteri. Nessun potere è assoluto, nemmeno quello legislativo, diretta espressione della sovranità popolare, i cui atti sono appunto anch’essi soggetti al controllo della Corte Costituzionale, cioè ad un giudice.

Beninteso, mi guardo bene dal pensare che Silvio Berlusconi sia un tiranno. Pover’uomo, con tutti i problemi che lo angustiano, è difficile ravvisare in lui i tratti del tiranno. Tuttavia è utile, per intendere il senso delle sue mosse, avere presente le elementari e fondamentali nozioni di un ordinamento democratico che ho ricordato. Egli ha scatenato una guerra contro i giudici che lo stanno processando, rivendicando il suo potere di governare perché chiamatovi dal voto popolare. Tale investitura lo renderebbe immune da ogni controllo di legalità sui suoi atti, non solo su quelli compiuti nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche, ma anche su quelli precedenti di privato cittadino. Ogni indagine sul suo conto la denuncia come rivolta ad intaccare il suo potere politico, quindi la qualifica come politica essa stessa, negatrice del valore del suffragio universale. Questo è sempre stato il suo pensiero dominante fin dall’inizio. E’ persino ragionevole il sospetto che abbia tentato, riuscendovi, l’avventura politica appunto per paralizzare il controllo di legalità sui suoi comportamenti da imprenditore. Infatti da due anni che sta al governo non ha fatto altro che applicarsi a questo scopo. Risultate vane le varie leggi sul falso in bilancio, sulle rogatorie, sul legittimo sospetto, ecco che ora, senza più alcun ritegno, si è scoperto e chiede l’immunità. Per sé e per i suoi.

Che questo sia il suo rovello, non solo di oggi, è dimostrato da tutto l’armamentario emerso dalla sua spudorata linea difensiva. E’ almeno da un decennio che la sta covando. Venuto alle strette, quando gli espedienti legislativi dei suoi parlamentari e le manovre dilatorie dei suoi avvocati stanno per esaurirsi e dopo la sentenza contro Previti sta per avvicinarsi la sua, tutta la sua losca biografia è emersa in confessioni ormai senza controllo. I favori prestati al suo amico Craxi, il recarsi con l’assegno in bocca per risolvere pratiche amministrative, l’insinuazione calunniosa contro gli avversari politici, il fantasma del Comunismo. Il tutto coronato dalla esplicita ed impudica richiesta di immunità. Sembra che questo, l’immunità del Presidente del Consiglio e dei suoi soci, sia, da due anni a questa parte, se non l’unico il più importante problema italiano. Non si discute che di questo. E purtroppo se ne sono accorti anche in Europa.

Non è un tiranno, tutto sommato è un pover’uomo. Ma non è il caso di sottovalutarne la pericolosità. Ora chiede maggiori poteri per il premier, ed in Parlamento c’è una maggioranza disposta ad assecondarlo. C’è allarme per i toni aspri ai quali egli ha portato il confronto politico.

Bisognerà pure cominciare a domandarci per quali ragioni l’Italia si ritrova ad essere governata da un simile personaggio che non fa che invocare il presunto appoggio del popolo per calpestare il principio di legalità, appunto come un tiranno!