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La produzione e la pubblicità

Evviva una Provincia che sponsorizza tante attività culturali. Ma poi bisogna anche promuoverle.

E’ uscito un cd del flautista e compositore Emilio Galante che propone un’edizione registrata a palazzo Pizzini di Ala della cantata Larjines. Avevo già parlato di quest’opera oltre un anno fa, in occasione della sua presentazione in val di Fassa per l’Istitut Cultural ladin.

Larjines si configura in un vero e proprio evento musicale, considerando i vari aspetti peculiari che la compongono. Si sviluppa su un testo poetico in ladino di Stefano Dellantonio, sfruttando musicalmente le suggestioni vocali che l’antica ed evocativa lingua suggerisce. La strumentazione che il compositore adotta è sicuramente non convenzionale: il flauto acustico e quello sintetico suonati dallo stesso Galante, che spesso si sovrappongono formando tappeti melodiosi e intrecciando trame di sequenze, costituiscono praticamente l’intera orchestra e, senza antagonismi sonori, senza dialettiche tematiche o timbriche, fondono i loro fraseggi e le loro eleganti reiterazioni con la parte vocale. E infatti il coro (il Quadrivium di Trento) ha un andamento fluente e quasi ipnotico: viene usato a masse e poco viene sfruttata l’opzione dei soli: questa scelta rende coerente lo stile rispetto alla matrice ideale di carattere popolare che sottende l’opera. Un’opera che nonostante le intenzioni folkloriche resta comunque di origini colte, di accesso non epidermico, ma costruita su un progetto sottilmente intellettuale e minimalista.

Col segnalare ai lettori l’opera interessante di un multiforme musicista italiano e trentino colgo pure l’occasione per mettere a fuoco una questione. In Larjines, come in centinaia di altri casi editoriali, la sponsorizzazione è a cura di un ente locale. Consideriamo il fenomeno generale: ogni anno sono prodotte nella nostra provincia decine di pubblicazioni musicali, letterarie, artistiche, storiografiche... Queste uscite sono regolarmente patrocinate e pagate da un ente pubblico: un fatto peculiare della nostra provincia che gode di non irrilevanti risorse finanziarie.

Nulla di male, anzi, tanto di cappello se una parte dei soldi che per bontà di patria ci ritroviamo in casa li spendiamo in cultura. Però l’ente pubblico deve sforzarsi di rendere più produttivi questi investimenti, promuovendo il prodotto in modo mirato ed efficace, pubblicizzandolo...

Tracciamo un parallelo col turismo: quando il pubblico investe in infrastrutture per rendere più ospitale una località, dopo si dà anche un gran daffare per promuoverla: dépliant, campagne sui giornali, spot... Se così non facesse saremmo pieni di classiche cattedrali nel deserto.

Il mercato della cultura non ha gli stessi numeri del turismo, la sua dimensione commerciale, economica e finanziaria è assai più ristretta, ma non sfugge allo stesso ragionamento: sponsorizzare un evento serve se poi ci si preoccupa seriamente che abbia successo, cioè faccia parlare di sé. Che riscontri può restituire, in termini culturali oltre che economici e di immagine, un cd o un libro se chi lo produce non si impegna a raggiungere quella nicchia di fruitori idonei e motivati che soli possono decretarne la fortuna critica? Non che la scarsa applicazione verso la diffusione del prodotto sia la regola nell’ente pubblico: ci sono strutture condotte in modo manageriale che sanno ben valorizzare i propri investimenti (e mi auguro che questo sarà anche il caso di chi ha prodotto Larjines). Tuttavia spesso accade che gli sforzi profusi nella produzione non vengano poi replicati nella fase distributiva, nella ricerca di una strategia promozionale che miri il bersaglio, che sia coerente ed efficace. Allora mi domando: fra i tanti uffici provinciali, alcuni adibiti alle più fantasiose bisogne, non ce n’è uno che potrebbe preoccuparsi di indirizzare, in modo intelligente e mirato, la promozione delle produzioni culturali nostrane?

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