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Consiglieri forever

L’irresistibile richiamo della poltrona.

Assistendo alle sedute del Consiglio provinciale, mandate in onda da una tivù locale, si fatica a comprendere l’attaccamento alla poltrona di tanti politici nostrani; né saremo così qualunquisti da pensare che la principale motivazione consista nei ricchi emolumenti che la carica comporta. Sta di fatto che, di solito, chi c’è vuole restarci, chi non c’è vuole andarci, e chi c’è stato ne ha una struggente nostalgia.

Domenico Fedel.

Fra gli aspiranti a un seggio nelle elezioni autunnali, un posto di rilievo occupano anzitutto i perseguitati dalla giustizia. In testa, ovviamente, Mario Malossini, ripetutamente definito "un valore aggiunto" per Forza Italia, che lo candiderebbe senza problemi come futuro presidente della Provincia se non ci fosse la pervicace contrarietà degli alleati.

Più problematica la posizione di Franco Tretter. Assolto da un’accusa di peculato, ora potrà finalmente rientrare in Consiglio e incamerare 70.000 euro di arretrati per i 18 mesi di sospensione ingiustamente patiti, senza farsi condizionare dalla recentissima condanna definitiva per furto di orologi (vedi Caso Tretter, l’etica e la solidarietà dei politici). "Mi hanno costretto a lasciare il mio seggio in Consiglio per ben 2 anni. - spiega - Ma io non mi sono mai voluto dimettere: non sono stato assolutamente delegittimato di quell’investitura che mi ha dato la gente, con il voto. In questi lunghi mesi ho sentito molto vicina la gente comune: sono state moltissime le persone che mi hanno confortato, che mi ripetono di non mollare perché il mio ruolo politico è utile alla comunità…".

Ma ricandiderà? Lui vorrebbe, par di capire, ma il suo partito, il Patt, non si è dimostrato molto solidale nel corso della sua via crucis giudiziaria, tanto che, da qui alle elezioni, Tretter starà nel gruppo misto. E allora? S’intrufolerà in qualche altra lista autonomista (la scelta non manca)? Si farà una lista personale? Vedremo.

Poi c’è Ermanno Holler, antico segretario provinciale della DC, nei giorni scorsi condannato in Cassazione a un anno e 4 mesi per concussione (una irrisoria mazzetta da 6 milioni quand’era direttore generale dell’Autobrennero): "Una sconfitta giudiziaria - leggiamo sul Trentino - che non frena l’entusiasmo per un rinnovato impegno politico". "I miei progetti continuano" - conferma Holler, che "è vicino alle posizioni di Grisenti e Casagranda" e che ricorda come già ora egli dia il suo contributo all’amico Dellai "suggerendo qualche soluzione e scrivendo delle proposte". "Il tam tam - rivela il giornale - lo indica fra i candidati quasi certi della Margherita"; ma lui smentisce: "Non ci sarò. Ho fatto il mio tempo". Anche qui - ci si consenta - pare che non sia tanto la voglia a mancare, quanto le possibilità concrete…

Più strana - almeno in apparenza - la condizione di chi, dopo aver bazzicato per anni il palazzo di piazza Dante, è stato catapultato ad un ben più prestigioso incarico di parlamentare nazionale; salvo poi scoprire che un anonimo deputato conta meno di un consigliere provinciale. E così, ecco pressoché certa la candidatura di Luigi Olivieri, ma "avrebbero in animo di cimentarsi pure il senatore dell’Udc Renzo Gubert ed il suo collega Ivo Tarolli", e forse anche l’on. Detomas, pressato com’è dalle insistenze delle valli ladine. Oltre tutto, costoro non avrebbero "alcun obbligo di dimissioni preventive. E anche se dovessero risultare eletti in Consiglio, non vi sarebbe alcuna fretta di lasciare lo scranno nella capitale". Una bazza, insomma.

Infine due casi speculari, che ritroviamo all’interno dell’ennesimo movimento autonomista, denominato "Trentino-Südtirol", costituitosi pochi giorni fa presso un notaio. Fra i candidati del nuovo partito, dovremmo ritrovare quel Paolo Primon che fu, insieme ad Elisabetta Bertotti, l’esponente di maggiore spicco del leghismo trentino delle origini, ma che, precocemente espulso o allontanatosi dalla Lega (la memoria ci fa difetto), vide la sua socia finire deputata a Roma alla prima occasione (salvo poi venire anch’essa cacciata), ed altri compagni di partito accomodarsi sulle poltrone del Consiglio provinciale. E lui niente. Neppure, qualche anno dopo, quando fondò la Lega del Tridente. Che sia la volta buona?

Di tutt’altro tipo il passato di Domenico Fedel, probabile capolista del medesimo partito: per la prima volta consigliere esattamente 30 anni fa, ci è rimasto finché ha potuto, totalizzando 20 anni di carica con qualche rara pausa. Quello che si ripropone è "un Domenico Fedel rinnovato che ha subito, nei mesi scorsi, un trapianto di fegato ed ora ha ripreso la voglia di combattere, tanto da essersi fatto fotografare con un mazzo di non-ti-scordar-di-me in mano: un segno inequivocabile sulle sue intenzioni".

Non possiamo concludere senza ricordare il bizzarro caso - in controtendenza - di Vincenzo Passerini (vedi Il gran rifiuto di Passerini). Nessuno lo ha costretto a smettere di fare il consigliere, ma lui se ne va ugualmente: "Il mio turno si conclude. - spiega - Torno alla vita normale… C’è un’ambizione maggiore di quella di fare il consigliere provinciale. Ed è quella di non farlo".

Che sia vero?