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Le bugie americane

Fondare un nuovo corso di politica estera su una menzogna è grave e pericoloso.

Per settimane e mesi l’amministrazione George W. Bush ha martellato sulle armi di distruzione di massa (chimiche e batteriologiche) in possesso dell’Irak e ha giustificato l’aggressione con la necessità di disarmare Saddam Hussein che costituiva un pericolo per il mondo.

"Non ondeggeremo, non esiteremo, non falliremo" George W. Bush

Nel febbraio 2003 Colin Powel presentò al Consiglio di Sicurezza la lista di armi proibite e pronte all’uso detenute dall’Irak: 500 tonnellate di gas nervino, 25.000 litri di antrace, 38.000 litri di botulino, 29.984 munizioni e ogive di vario tipo per lanciarli, dozzine di missili Scud, centrifughe per l’arricchimento militare dell’uranio, 18 laboratori mobili per la produzione di armi biologiche, aerei senza pilota per diffonderle.

Prima della guerra nulla è stato trovato dagli ispettori dell’ONU, nulla durante la guerra, nulla dopo la fine del conflitto dai reparti speciali americani della 75a task force, che stanno ritornando a casa a mani vuote.

Se ne deve ragionevolmente dedurre che le armi proibite non esistevano, e che l’amministrazione Bush ha mentito usando la menzogna come un’arma di manipolazione di massa. L’opinione pubblica infatti ci ha creduto e la illegittimità della guerra di aggressione, condotta fuori e contro l’ONU, è parsa rimossa dalla paura delle armi proibite. Ma ora che il bluff è stato scoperto, il re è nudo.

e conseguenze sono molto gravi. Gli Stati Uniti, che come unica superpotenza si apprestano a governare il mondo, non sono più credibili. L’egemonia planetaria fondata sulla non credibilità è un colosso dai piedi di argilla, anche se ha i denti nucleari.

Bush ha pubblicamente impegnato la propria credibilità, oltre che 70 miliardi di dollari, 350.000 soldati e 200 morti americani (e migliaia di vittime civili) sull’esistenza dell’arsenale biochimico a disposizione del tiranno. Il pensiero corre al famigerato e inesistente incidente del Tonchino, inventato dal presidente Lindon Johnson per attaccare il Vietnam. Come potranno ora i capi delle potenze europee (con l’eccezione di Berlusconi) e degli altri Paesi avere fiducia in Washington contro quegli "Stati canaglia" contro cui Bush vuole marciare?

Il mondo in cui la potenza egemone non è credibile è un mondo malato, gravido di instabilità.