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“Drodesera

Era stato un anno di svolta, il 2002, per la rassegna di Dro, che aveva abbandonato il paese, quinta naturale, anzi anima della rassegna, per trasferirsi nella vicina centrale elettrica (dismessa) di Fies e nel parco circostante. "Passaggio obbligato: - dicono gli organizzatori, Dino Sommadossi e Barbara Boninsegna - gli scorci più caratteristici del paese, dal Cortile Benuzzi alla Cà del Nemorel, non sono più agibili".

A Drodesera: la compagnia Costa Sud Occidentale in "m'Palermu".

Non solo: lo spazio della Centrale è un’opportunità per far evolvere la rassegna da contenitore di una settimana di spettacoli a punto d’incontro, laboratorio permanente per una pluralità di compagnie. Queste edizioni sono quindi di passaggio, dalla primitiva impostazione, peraltro durata oltre vent’anni, alla nuova. Con che risultati?

Il pubblico non si è perso per strada. Gli eventi hanno registrato il tradizionale afflusso, anche da parte del pubblico del paese: quest’anno, sono 250 i cittadini di Dro che hanno ritirato la tessera che dà diritto al biglietto a prezzo di favore (e in un paese di 2000 anime, per spettacoli non certo nazional-popolari, è una bella cifra). Anche la Centrale si dimostra struttura suggestiva, e sempre più funzionale, con i progressivi adeguamenti. Si è perso invece lo Spazio Notte, l’angolo bar/cabaret che presso la piazza del paese rappresentava un felice punto d’incontro per artisti e spettatori, e che alla Centrale invece è mancato, come servizio ma soprattutto come spirito. Quest’anno si cercherà di rimediare facendo precedere e spesso seguire gli spettacoli da un concerto: bisognerà però risolvere non facili problemi di gestione del bar e relativa ambientazione, cose che invece riuscivano più naturali in paese e con il concorso del volontariato.

Inizia invece a decollare la Centrale come nuovo laboratorio: in questa stagione si sono svolti la maratona degli artisti trentini, il laboratorio Officina dei Teatri, e poi, dopo il prefestival con Virgilio Sieni e il festival, per un mese la preparazione del nuovo lavoro della compagnia Abbondanza-Bertoni. Per l’anno prossimo, c’è l’intenzione di creare un piccolo festival dei lavori trentini nel campo della danza e teatro di ricerca.

Passando al programma, la rassegna dimostra la propria capacità di adeguarsi alle tendenze, seguirle e anticiparle, svariando dal teatro alla danza, perché - parliamoci chiaro - i due generi ogni tanto annaspano, la creatività si spegne e allora conviene battere altre strade.

Quest’anno ci si è rivolti soprattutto al nuovo teatro, con compagnie presentate abbastanza compiutamente: due-tre spettacoli, più incontri degli artisti con il pubblico in case private (ecco il paese che ritorna) alternando dialogo, spuntini e brevi performances (appuntamenti immaginificamente denominati "Energie a domicilio"). Fra i tanti, i nomi da seguire con più interesse sembrano essere i palermitani Costa Sud Occidentale, gli emiliani Motus e il Teatro del Lemming.