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“PSA” e “Musica Riva”

A quasi trent’anni dal nascere delle prime rassegne estive, possiamo vedere come queste, negli ultimi tempi, siano state tutte percorse da rinnovamenti, più o meno radicali. Dopo il periodo pionieristico di lancio, c’è stata la crescita, il consolidamento e quindi - talora lungimirante, tal’altra obbligato - il rinnovamento.

Qui trattiamo di due rassegne diversissime eppur simili: "Pergine Spettacolo Aperto" e "Musica Riva". La prima costretta a un rinnovamento radicale, che l’ha portata in un ambito affine a quello della seconda, rinnovatasi pochissimo.

Dunque Pergine. La madre di tutte le rassegne è stata la prima a entrare in crisi, travolta dal successo del fenomeno complessivo, che diffondendosi creava competitori agguerriti. In particolare a Pergine è venuto via via a mancare il pubblico di Trento, sia per lo svilupparsi di "Trento-Estate", sia per l’accresciuto appeal delle manifestazioni nelle altre località.

"PSA" ha scontato due handycap: la formula-contenitore (rassegna senza una caratterizzazione, ospite di spettacoli dei generi più svariati) non bastava più; il teatro-tenda, indispensabile per dare un minimo di sicurezza alla programmazione, si rivelava un’ambientazione soccombente di fronte non solo a teatri-gioiello come il Sociale o lo Zandonai, ma anche agli spettacoli sempre più sapientemente organizzati nei castelli, nelle cantine, nei parchi, nei musei e ora anche nelle vetrine dei negozi. Di qui la trasformazione radicale: da rassegna-contenitore a laboratorio rivolto ai giovani, da far crescere e quindi inserire nell’orchestra, coro e corpo di ballo di "PSA", anima dei lavori prodotti dallo stesso festival. Un progetto che porta a Pergine docenti qualificati e un centinaio di giovani artisti da tutto il mondo, selezionati nei conservatori. Un lavoro forse più rivolto alla cultura che allo spettacolo: che comunque riversa nel teatro-tenda (che ahimè rischia di rivelarsi inadeguato) le proprie produzioni: quest’anno il "Pulcinella" di Stravinsky e la "Cavalleria rusticana" di Mascagni, cui va aggiunta la "Carmen" di Bizet, prodotta dalla similare iniziativa Operastudio di Merano.

Abbiamo visto quest’ultimo titolo, in programma ai primi di luglio: un buon lavoro, eccellente per degli artisti così giovani, apprezzato dal pubblico, a nostro avviso non sufficientemente numeroso.

Pergine si propone pure come contenitore di altre proposte (cinque di musica e danza, più i film): ma è più che altro un contorno.

Musica Riva invece ha dovuto cambiare meno. Fin dall’inizio ha imboccato la strada dei corsi di perfezionamento (in musica classica) tenuti dalla crema dei docenti internazionali, e rivolti a giovani artisti altrettanto eccezionali. Negli ultimi anni si è ulteriormente ampliata l’offerta dei corsi, al canto e alla direzione d’orchestra: per far quadrare i conti si sono drasticamente ridotti i concerti di artisti "esterni", affidandosi quasi esclusivamente ai docenti (e fin qui nessun problema) e ai corsisti ( e qui, quando si esibisce un Premio Paganini o un Busoni, vale a dire una star nascente, ancora nessun problema; per i corsisti medi invece, l’interesse del pubblico fatalmente declina).

Quindi "Musica Riva" ha accentuato la sua caratterizzazione culturale. Cosa che non è assolutamente un demerito. Anche perché rimane comunque, anche come attrattiva spettacolare, un momento di grande richiamo, per ospiti e turisti.